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Libia, l'inviato Onu sbarca a Tripoli: "Totale appoggio al premier Serraj"

Kobler visiterà anche Misurata e Tobruk. La potente Libyan Investment Authority si schiera col governo: "Ricostruiremo il Paese"
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TRIPOLI - Martin Kobler, l'inviato delle Nazioni Unite in Libia, è arrivato oggi a Tripoli. E' una prima volta importante per l'ex diplomatico tedesco, perché fino alla settimana scorsa il governo "ribelle" di Khalifa Ghwell non permetteva a Kobler di atterrare a Tripoli. Adesso le cose sono cambiate: il premier che si è insediato in città, nella base navale di Abu Sittah, si chiama Fayez Serraj e il suo sarà il solo governo appoggiato dall'Onu e dalla comunità internazionale, l'unico governo legale.
 
Kobler ha dichiarato di essere "molto felice di poter lavorare col premier Serraj, al quale confermiamo totale appoggio". Da Tripoli l'inviato di Ban Ki Moon dovrebbe spostarsi prima a Misurata e poi a Tobruk, dove risiede l'ultimo governo ribelle, quello sostenuto dall'Egitto che arma il generale Khalifa Belqasim Haftar.
 
La visita di Kobler in Libia è stata preparata da una …
TRIPOLI - Martin Kobler, l'inviato delle Nazioni Unite in Libia, è arrivato oggi a Tripoli. E' una prima volta importante per l'ex diplomatico tedesco, perché fino alla settimana scorsa il governo "ribelle" di Khalifa Ghwell non permetteva a Kobler di atterrare a Tripoli. Adesso le cose sono cambiate: il premier che si è insediato in città, nella base navale di Abu Sittah, si chiama Fayez Serraj e il suo sarà il solo governo appoggiato dall'Onu e dalla comunità internazionale, l'unico governo legale.
 
Kobler ha dichiarato di essere "molto felice di poter lavorare col premier Serraj, al quale confermiamo totale appoggio". Da Tripoli l'inviato di Ban Ki Moon dovrebbe spostarsi prima a Misurata e poi a Tobruk, dove risiede l'ultimo governo ribelle, quello sostenuto dall'Egitto che arma il generale Khalifa Belqasim Haftar.
 
La visita di Kobler in Libia è stata preparata da una missione molto discreta sempre qui a Tripoli del generale italiano Paolo Serra, consigliere militare di Kobler. Serra è stato per poche ore in città per lavorare all'arrivo di Kobler ma anche per discutere del futuro sostegno militare al governo Serraj. Per settimane l'ufficiale italiano inoltre aveva negoziato a Tunisi e nelle capitali del Mediterraneo le condizioni di sicurezza per far entrare il neo-premier Serraj a Tripoli. Un negoziato duro con i capi delle milizie di ogni colore, dagli islamisti-realisti di Abdel Kaouf Kara ai nemici giurati dell'Onu del deputato-generale Salah Badi, che infatti ha trattato solo tramite intermediari. Un negoziato che alla fine ha avuto successo: quando mercoledì 30 Serraj è sbarcato a Tripoli con il "Consiglio presidenziale" non ci sono stati scontri se non piccole scaramucce.
 
Serra è un generale dell'esercito italiano assegnato all'Onu: in Libano ha comandato Unifil, il contingente Onu schierato fra Hezbollah e Israele. Ma allora prese il comando di una missione che era stata negoziata e accettata da un governo come Israele e da una milizia-Stato come quella filo-iraniana. Adesso deve costruire condizioni di sicurezza progressiva negoziando con tre governi (uno sostenuto dall'Onu, uno decaduto ma ancora attivo a Tripoli, e un terzo - il più pericoloso - che non vuole cedere il potere a Tobruk).
 
Nella base navale in cui lavora in questi giorni, il premier libico continua a convocare riunioni su riunioni. Ha incontrato i sindaci di 25 città di tutto il Paese, ha ascoltato le loro richieste, le lamentele, le emergenze. Ha poi visto di nuovo quello che è diventato uno dei due strumenti principali del suo possibile successo, il capo della Banca centrale. Oggi anche la Lia, la Libyan Investment Authority, ha fatto una dichiarazione di obbedienza a Serraj: il presidente del fondo Abdulmagid Breish ha detto che "l'arrivo del governo di accordo nazionale a Tripoli rappresenta un passo importante verso la stabilità e l'unità della Libia". La Lia è il fondo sovrano libico creato ai tempi di Moammar Gheddafi, e gestisce investimenti valutati in circa 70 miliardi di dollari. Breish ha dovuto fronteggiare in questi mesi il tentativo del governo di Tobruk di creare una "seconda Lia" per gestire questi fondi e metterli a disposizione del generale Haftar. Secondo il capo della Lia, "il governo di accordo nazionale può giocare un ruolo importante per negoziare un supporto economico decisivo per il Paese, e nel lungo termine per ricostruire la Libia. Alla luce delle decisioni del Consiglio di sicurezza di giovedì scorso, il regime di sanzioni che colpiscono la Libia attualmente potrà essere rinegoziato quando il governo avrà assunto il controllo del Paese. Ma nell'interesse del popolo libico spero che il Consiglio di sicurezza non rimuova le sanzioni fino a che il governo non avrà consolidato la sua autorità in Libia".
 
Oggi a Tripoli la situazione è calma dal punto di vista della sicurezza, ma molto caotica. File di auto bloccano da ore le vie principali del centro, perché anche dai paesi del circondario centinaia di persone si sono riversate in città sperando di trovare aperte le banche per ritirare cartamoneta. Da settimane infatti le banche libiche sono senza dinari, perché la gente temendo nuovi scontri ha ritirato ingenti somme dai propri conti.
 
In generale il clima di fiducia è risalito, soprattutto perché dopo le difficoltà degli ultimi mesi i segnali politici internazionali lasciano ben sperare. Ieri la Turchia ha confermato l'intenzione di riaprire molto presto la sua ambasciata. Presto riapriranno anche quelle di Tunisia e Marocco. L'inviato turco Amrallah Ishlar si è incontrato con il ministro degli Esteri Mohammed Siala. La Turchia inoltre ha affermato di aver avviato una mediazione tra il Consiglio presidenziale guidato di Serraj e il gran muftì di Tripoli, Sadiq al Ghariani. Il mufti ieri notte ha emesso una ennesima, violenta "fatwa" contro il nuovo governo di Serraj: negli ultimi mesi si era sempre distinto per il sostegno al governo del premier filo-islamista Ghwell.