Sulla morte di Giulio Regeni il governo italiano vuole la verità. "Non c'è da parte nostra una rinuncia a chiedere che venga assicurata la verità, come è doveroso che sia. C'è la decisione, visto che il livello di collaborazione si è rivelato insufficiente, di prendere delle misure che diano questo segnale di insoddisfazione in modo proporzionato e senza scatenare guerre mondiali". E' intervenuto così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in merito al richiamo per consultazioni dell'ambasciatore Massari dopo il nulla di fatto delle indagini sulla morte del ricercatore ucciso in Egitto. "Nei prossimi giorni valuteremo le misure da prendere", ha aggiunto. Una posizione condivbisa dal premier Matteo Renzi che al Tg5 ha detto: "Abbiamo sempre avuto un buon rapporto con l'Egitto, però, parliamoci chiaro qui c'è un giovane italiano che è stato torturato ed ucciso. Per rispetto alla sua famiglia e al nostro paese abbiamo il diritto e il dovere di conoscere la verità. Non potremmo fermarci se non davanti alla verità, quella vera, non quella accomodata".
Le relazione fra Egitto e Italia sono tese dopo il richiamo dell'ambasciatore, Massari e il mancato cambio di marcia nelle indagini. Ha lasciato oggi il Cairo ed è rientrato in Italia. Fonti dello scalo della capitale egiziana - si apprende oggi - lo hanno visto passare i normali controlli di sicurezza. Massari, che è stato salutato da un funzionario dell'ambasciata, non ha rilasciato dichiarazioni. Un richiamo legato all'insoddisfazione degli inquirenti italiani per la mancata collaborazione nelle indagini. "Le indagini investigative nel mondo si fanno molto spesso basandosi sui tabulati, sulle intercettazioni. Se non ci fosse il traffico di celle telefoniche, buona parte delle indagini che si fanno anche nei Paesi più attaccati alla privacy non si farebbero - ha aggiunto il ministro Gentiloni - .Io rispetto gli argomenti dei governi con cui abbiamo a che fare però bisogna giudicare con buon senso, e il buon senso dice che nelle indagini si usano questi strumenti. Dalle Alpi alle Piramidi".
LA LETTERA DI PAOLA REGENI A REPUBBLICA
LEGGI "Volevano far sparire Giulio nel deserto" di C. BONINI
I tabulati telefonici. Ieri il procuratore generale aggiunto egiziano Mostafa Soliman ha annunciato che Il Cairo non consegnerà agli inquirenti italiani i tabulati telefonici richiesti sul caso della morte di Regeni perché "sarebbe contro la Costituzione e le leggi vigenti egiziane". Se l'Italia accusa Il Cairo di non collaborare, da parte sua l'Egitto ha espresso la propria "irritazione per la tendenza politica" che il nostro governo mostra nella gestione della vicenda. Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Ahmed Abou Zeid ha sostenuto che in Italia "alcuni dossier, come il caso Regeni, vengono sfruttati per questioni interne". La diplomazia del Cairo ha diffuso ieri sera tardi un comunicato del ministro degli Esteri Sameh Shoukry dopo un colloquio telefonico con Gentiloni. Shoukry riferisce di avere espresso al collega l'auspicio che l'Italia comprenda come le indagini egiziane sull'uccisione del giovane ricercatore italiano debbano procedere "nel completo rispetto delle leggi per la protezione delle libertà individuali", ribadendo il concetto di tutela della privacy dei cittadini egiziani invocato a Roma dagli inquirenti del Cairo come motivazione per non consegnare agli italiani le informazioni sul traffico telefonico nelle aree di rilievo per l'indagine.
Le relazione fra Egitto e Italia sono tese dopo il richiamo dell'ambasciatore, Massari e il mancato cambio di marcia nelle indagini. Ha lasciato oggi il Cairo ed è rientrato in Italia. Fonti dello scalo della capitale egiziana - si apprende oggi - lo hanno visto passare i normali controlli di sicurezza. Massari, che è stato salutato da un funzionario dell'ambasciata, non ha rilasciato dichiarazioni. Un richiamo legato all'insoddisfazione degli inquirenti italiani per la mancata collaborazione nelle indagini. "Le indagini investigative nel mondo si fanno molto spesso basandosi sui tabulati, sulle intercettazioni. Se non ci fosse il traffico di celle telefoniche, buona parte delle indagini che si fanno anche nei Paesi più attaccati alla privacy non si farebbero - ha aggiunto il ministro Gentiloni - .Io rispetto gli argomenti dei governi con cui abbiamo a che fare però bisogna giudicare con buon senso, e il buon senso dice che nelle indagini si usano questi strumenti. Dalle Alpi alle Piramidi".
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I tabulati telefonici. Ieri il procuratore generale aggiunto egiziano Mostafa Soliman ha annunciato che Il Cairo non consegnerà agli inquirenti italiani i tabulati telefonici richiesti sul caso della morte di Regeni perché "sarebbe contro la Costituzione e le leggi vigenti egiziane". Se l'Italia accusa Il Cairo di non collaborare, da parte sua l'Egitto ha espresso la propria "irritazione per la tendenza politica" che il nostro governo mostra nella gestione della vicenda. Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Ahmed Abou Zeid ha sostenuto che in Italia "alcuni dossier, come il caso Regeni, vengono sfruttati per questioni interne". La diplomazia del Cairo ha diffuso ieri sera tardi un comunicato del ministro degli Esteri Sameh Shoukry dopo un colloquio telefonico con Gentiloni. Shoukry riferisce di avere espresso al collega l'auspicio che l'Italia comprenda come le indagini egiziane sull'uccisione del giovane ricercatore italiano debbano procedere "nel completo rispetto delle leggi per la protezione delle libertà individuali", ribadendo il concetto di tutela della privacy dei cittadini egiziani invocato a Roma dagli inquirenti del Cairo come motivazione per non consegnare agli italiani le informazioni sul traffico telefonico nelle aree di rilievo per l'indagine.