BRASILIA - La presidentessa brasiliana Dilma Rousseff, che secondo l'opposizione ha falsificato i bilanci dello Stato per mascherare la recessione nel corso della campagna elettorale per la sua rielezione del 2014, accusa a sua volta il suo vice, Michel Temer, di aver tramato alle sue spalle per provocarne la caduta.
La prova? Il presunto discorso di insediamento preparato da Temer per succedere a Rousseff alla guida del Brasile, una registrazione audio al cellulare diffusa ieri. Accidentalmente, secondo Temer. Intenzionalmente, per Rousseff, come a dire: l'impeachment di Dilma è ormai certo.
Per metterla formalmente sotto accusa, la Camera brasiliana dovrà esprimersi in tal senso con maggioranza qualificata di almeno due terzi dei deputati, poi al Senato basterà un voto a maggioranza semplice. In quel caso, Dilma dovrà abbandonare temporaneamente il potere entro 180 giorni e per un massimo di sei mesi. Il processo vero e proprio potrebbe durare mesi: al termine sarebbe di nuovo necessaria una maggioranza di due terzi dei senatori per ottenere la condanna e quindi la destituzione definitiva del presidente.
"Se c'erano ancora dei dubbi sulla mia denuncia di un golpe in corso, ora non ne possono più esistere", ha dichiarato Dilma, "la maschera dei cospiratori è caduta. Sono due leader che lavorano insieme, golpisti senza alcun rispetto per la democrazia". La presidentessa non fa i nomi dei "golpisti", ma non è difficile risalire ai due principali protagonisti dell'offensiva parlamentare che a giorni, il 17 aprile, vedrà Rousseff assistere al voto sulla richiesta del suo impeachment. Voluta da Temer, leader del Pmdb, il Partito del movimento democratico passato all'opposizione a fine marzo (e che, appunto, in caso di estromissione di Rousseff dalla carica assumerebbe l'interim) e dal presidente della Camera, Eduardo Cunha. Temer e Cunha a loro volta sono entrambi coinvolti nello scandalo Petrobras. Non solo: Cunha è anche coinvolto nell'inchiesta Panama Papers in qualità di proprietario di una società offshore.
"Come molti brasiliani sono rimasta scioccata dal cinismo della farsa con cui è stato divulgato" l'audio, ha aggiunto Rousseff, secondo cui la diffusione è stata invece "deliberata e premeditata tra di loro". "Una strana divulgazione", ha sottolineato Dilma, "ora cospirano apertamente, alla luce del giorno, per destabilizzare una presidentessa legittimamente eletta". Una presidentessa che a più riprese ha affermato di non aver violato alcuna legge e ritiene la procedura avviata per l'impeachment illegittima.
Ma una nuova tegola si abbatte sul capo di Dilma Rousseff. Un giudice federale ha sospeso la nomina del ministro della Giustizia, Eugenio Aragao, che aveva giurato lo scorso 17 marzo assieme all'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, anch'egli sospeso dalle funzioni di ministro da un giudice federale. La sospensione di Aragao ha valore immediato ma può essere cancellata con un ricorso al tribunale regionale federale, che ha sede a Brasilia. Il portavoce di Aragao ha rivelato che il ministro non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione. Nel ricorso, la giudice Raquel Tolentino de Moura ipotizza una violazione della norma costituzionale che impedisce ai magistrati di assumere incarichi ministeriali. Aragao, tuttavia, si era dimesso dall'incarico di vice procuratore generale della Repubblica prima della nomina a ministro.
La prova? Il presunto discorso di insediamento preparato da Temer per succedere a Rousseff alla guida del Brasile, una registrazione audio al cellulare diffusa ieri. Accidentalmente, secondo Temer. Intenzionalmente, per Rousseff, come a dire: l'impeachment di Dilma è ormai certo.
Per metterla formalmente sotto accusa, la Camera brasiliana dovrà esprimersi in tal senso con maggioranza qualificata di almeno due terzi dei deputati, poi al Senato basterà un voto a maggioranza semplice. In quel caso, Dilma dovrà abbandonare temporaneamente il potere entro 180 giorni e per un massimo di sei mesi. Il processo vero e proprio potrebbe durare mesi: al termine sarebbe di nuovo necessaria una maggioranza di due terzi dei senatori per ottenere la condanna e quindi la destituzione definitiva del presidente.
"Se c'erano ancora dei dubbi sulla mia denuncia di un golpe in corso, ora non ne possono più esistere", ha dichiarato Dilma, "la maschera dei cospiratori è caduta. Sono due leader che lavorano insieme, golpisti senza alcun rispetto per la democrazia". La presidentessa non fa i nomi dei "golpisti", ma non è difficile risalire ai due principali protagonisti dell'offensiva parlamentare che a giorni, il 17 aprile, vedrà Rousseff assistere al voto sulla richiesta del suo impeachment. Voluta da Temer, leader del Pmdb, il Partito del movimento democratico passato all'opposizione a fine marzo (e che, appunto, in caso di estromissione di Rousseff dalla carica assumerebbe l'interim) e dal presidente della Camera, Eduardo Cunha. Temer e Cunha a loro volta sono entrambi coinvolti nello scandalo Petrobras. Non solo: Cunha è anche coinvolto nell'inchiesta Panama Papers in qualità di proprietario di una società offshore.
"Come molti brasiliani sono rimasta scioccata dal cinismo della farsa con cui è stato divulgato" l'audio, ha aggiunto Rousseff, secondo cui la diffusione è stata invece "deliberata e premeditata tra di loro". "Una strana divulgazione", ha sottolineato Dilma, "ora cospirano apertamente, alla luce del giorno, per destabilizzare una presidentessa legittimamente eletta". Una presidentessa che a più riprese ha affermato di non aver violato alcuna legge e ritiene la procedura avviata per l'impeachment illegittima.
Ma una nuova tegola si abbatte sul capo di Dilma Rousseff. Un giudice federale ha sospeso la nomina del ministro della Giustizia, Eugenio Aragao, che aveva giurato lo scorso 17 marzo assieme all'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, anch'egli sospeso dalle funzioni di ministro da un giudice federale. La sospensione di Aragao ha valore immediato ma può essere cancellata con un ricorso al tribunale regionale federale, che ha sede a Brasilia. Il portavoce di Aragao ha rivelato che il ministro non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione. Nel ricorso, la giudice Raquel Tolentino de Moura ipotizza una violazione della norma costituzionale che impedisce ai magistrati di assumere incarichi ministeriali. Aragao, tuttavia, si era dimesso dall'incarico di vice procuratore generale della Repubblica prima della nomina a ministro.