DAVID Mixner è uno dei grandi personaggi della storia americana, anzi uno di quei classici eroi americani molto amati in Europa perché rappresentano il meglio dell’America, lo spirito di chi, nonostante le sconfitte, le difficoltà, è sempre pronto a un'altra battaglia per la libertà. Il suo nome merita di stare accanto a quello di Martin Luther King, di Abbie Hoffman, di altri storici attivisti che hanno dedicato la loro vita alla battaglia per i diritti civili. In questo caso, alla battaglia per i diritti della comunità LGBT.
Mixner è stato per tutta la vita uno “street fighting man”, in prima fila in infinite manifestazioni, ma anche un politico di enorme levatura, consigliere e consulente di Bill Clinton e Barack Obama, instancabile organizzatore, promotore di movimenti e leggi, protagonista del cambiamento negli Usa per tutta la comunità LGBT che ancora oggi rappresenta. Lunedì Mixner sarà a Milano per proporre, per la prima volta in Europa, il suo spettacolo Oh Hell No! al Teatro Elfo Puccini, uno show nel quale ripercorre le lotte, le crisi e le conquiste che dagli anni Settanta l’hanno visto protagonista. Oh Hell No! offre un "dietro le quinte" estremamente toccante e divertente delle sue battaglie e una finestra sulla vita di un campione dei diritti civili. “Sono molto contento di essere qui in Italia - ci dice Mixner - sono onorato di essere qui per sostenere fratelli e sorelle nella loro battaglia sulle unioni civili e sulle adozioni. John Kennedy disse che l’arte ha la profonda responsabilità di riflettere la legge morale in ogni tempo, gli artisti hanno la responsabilità di rappresentare le battaglie di una società e noi con il nostro spettacolo lo facciamo. Tutte le persone coinvolte, anche i tecnici, sono venuti donando il loro lavoro, perché siamo convinti che questa sia una battaglia per la libertà, perché sappiamo cosa può servire per vincere questa battaglia in un momento storico di transizione come questo”.
Lei conosce l’arte della parola più e meglio di molti altri. Pensa che il senso dello spettacolo verrà compreso in Italia, anche se in inglese?
“Il significato dello spettacolo è chiaro: il suo cuore è la libertà e questa non ha confini né barriere linguistiche, è un modo di vivere e di intendere la vita che è comprensibile in tutte le lingue, parliamo di valori universali. Certo, rispetto all’originale il testo è stato adattato, negli Usa usiamo molti riferimenti alla realtà americana che qui non avrebbero senso. Ma abbiamo pensato molto a quali parole usare per rendere perfettamente comprensibile il messaggio”.
Perché ha scelto il teatro per raccontare la sua storia?
“Sto diventando vecchio e ho subito tre operazioni, ho iniziato a pensare che fosse importante condividere la mia storia con tutta la gente, i giovani in particolare, raccontare la nostra battaglia. Quando ero giovane pensavo di essere nulla, di venire dal nulla, invece oggi mi rendo conto di quanto non sia vero, vengo da una comunità eroica, straordinaria e penso che sia imperativo condividere questo viaggio. Molti sono morti, ho perso centinaia di amici a causa dell’Aids, abbiamo perso una intera generazione di storytellers e bisognava fare qualcosa qualcosa. Quale posto migliore nella nostra società che il teatro per condividere il passato e farlo diventare una luce per il futuro?”.
Ci sono stati anche per lei degli spettacoli che l’hanno ispirata?
“Certamente. Le arti sono state una parte vitale della nostra battaglia negli Usa, anche oggi è così. Basta pensare a quello che stanno facendo proprio in questi giorni artisti come Bruce Springsteen, Bryan Adams e Ringo Starr, che si rifiutano di fare concerti negli Stati americani come il North Carolina che negano parità di diritti sulla base degli orientamenti sessuali. Il film Philadelphia ha fatto molto di più per la causa di quanto non abbiano fatto molte nostre manifestazioni, o artisti come Elton John, solo per nominare uno dei molti che hanno contribuito a fare in modo che le nostre campagne fossero finanziate, che hanno sostenuto la battaglia per la libertà della nostra comunità in tutto il mondo. Spero che la comunità artistica in Italia risponda, la lotta continua, abbiamo bisogno di ogni mente creativa per fare diventare la legge una realtà”.
Cosa la spinge ancora oggi ad andare avanti?
“Sono stato ispirato da quelli con cui ho lavorato ogni giorno. Ricordo quei malati di Aids che venivano alle manifestazioni nei loro ultimi giorni di vita. Se vedi una cosa del genere, non puoi essere tu a mollare, sai di non poter fare di meno di loro. L’ultimo atto di mio marito, il mio compagno per dodici anni, prima di morire di Aids, fu di farsi portare in barella al seggio elettorale pur di esprimere il proprio voto, per la sua e la nostra libertà”.
Cosa accadrà in America se Trump verrà candidato alla presidenza?
“E’ forse una delle elezioni più importanti della storia. Ricorda, a noi e ai cittadini, che l’odio non va mai in vacanza e per questo dobbiamo essere sempre vigili e attenti e assicurarci che non prendano il potere persone che, pur di perseguire obiettivi personali, sono pronte a sedersi sulla schiena degli oppressi. E’ possibile che Trump diventi presidente, ma vediamo anche che la sua retorica di odio sta ispirando molte persone, molti giovani, a impegnarsi, a sostenere Hillary Clinton. Se Trump venisse eletto, la resistenza inizierà immediatamente. Non ci arrenderemo”.
Mr. Mixner, la sua è stata una vita davvero straordinaria…
“Sono stato onorato di poter lavorare al fianco di grandi individui, persone normali e sconosciute, ma anche Bob e Ted Kennedy, Martin Luther King, Bill Clinton. E con grande umiltà sono grato delle opportunità che la vita mi ha offerto. Sono stato in galera una dozzina di volte per difendere la libertà, oggi ho quasi settant’anni ma, se servisse, ci andrei ancora”.
Mixner è stato per tutta la vita uno “street fighting man”, in prima fila in infinite manifestazioni, ma anche un politico di enorme levatura, consigliere e consulente di Bill Clinton e Barack Obama, instancabile organizzatore, promotore di movimenti e leggi, protagonista del cambiamento negli Usa per tutta la comunità LGBT che ancora oggi rappresenta. Lunedì Mixner sarà a Milano per proporre, per la prima volta in Europa, il suo spettacolo Oh Hell No! al Teatro Elfo Puccini, uno show nel quale ripercorre le lotte, le crisi e le conquiste che dagli anni Settanta l’hanno visto protagonista. Oh Hell No! offre un "dietro le quinte" estremamente toccante e divertente delle sue battaglie e una finestra sulla vita di un campione dei diritti civili. “Sono molto contento di essere qui in Italia - ci dice Mixner - sono onorato di essere qui per sostenere fratelli e sorelle nella loro battaglia sulle unioni civili e sulle adozioni. John Kennedy disse che l’arte ha la profonda responsabilità di riflettere la legge morale in ogni tempo, gli artisti hanno la responsabilità di rappresentare le battaglie di una società e noi con il nostro spettacolo lo facciamo. Tutte le persone coinvolte, anche i tecnici, sono venuti donando il loro lavoro, perché siamo convinti che questa sia una battaglia per la libertà, perché sappiamo cosa può servire per vincere questa battaglia in un momento storico di transizione come questo”.
Lei conosce l’arte della parola più e meglio di molti altri. Pensa che il senso dello spettacolo verrà compreso in Italia, anche se in inglese?
“Il significato dello spettacolo è chiaro: il suo cuore è la libertà e questa non ha confini né barriere linguistiche, è un modo di vivere e di intendere la vita che è comprensibile in tutte le lingue, parliamo di valori universali. Certo, rispetto all’originale il testo è stato adattato, negli Usa usiamo molti riferimenti alla realtà americana che qui non avrebbero senso. Ma abbiamo pensato molto a quali parole usare per rendere perfettamente comprensibile il messaggio”.
Perché ha scelto il teatro per raccontare la sua storia?
“Sto diventando vecchio e ho subito tre operazioni, ho iniziato a pensare che fosse importante condividere la mia storia con tutta la gente, i giovani in particolare, raccontare la nostra battaglia. Quando ero giovane pensavo di essere nulla, di venire dal nulla, invece oggi mi rendo conto di quanto non sia vero, vengo da una comunità eroica, straordinaria e penso che sia imperativo condividere questo viaggio. Molti sono morti, ho perso centinaia di amici a causa dell’Aids, abbiamo perso una intera generazione di storytellers e bisognava fare qualcosa qualcosa. Quale posto migliore nella nostra società che il teatro per condividere il passato e farlo diventare una luce per il futuro?”.
Ci sono stati anche per lei degli spettacoli che l’hanno ispirata?
“Certamente. Le arti sono state una parte vitale della nostra battaglia negli Usa, anche oggi è così. Basta pensare a quello che stanno facendo proprio in questi giorni artisti come Bruce Springsteen, Bryan Adams e Ringo Starr, che si rifiutano di fare concerti negli Stati americani come il North Carolina che negano parità di diritti sulla base degli orientamenti sessuali. Il film Philadelphia ha fatto molto di più per la causa di quanto non abbiano fatto molte nostre manifestazioni, o artisti come Elton John, solo per nominare uno dei molti che hanno contribuito a fare in modo che le nostre campagne fossero finanziate, che hanno sostenuto la battaglia per la libertà della nostra comunità in tutto il mondo. Spero che la comunità artistica in Italia risponda, la lotta continua, abbiamo bisogno di ogni mente creativa per fare diventare la legge una realtà”.
Cosa la spinge ancora oggi ad andare avanti?
“Sono stato ispirato da quelli con cui ho lavorato ogni giorno. Ricordo quei malati di Aids che venivano alle manifestazioni nei loro ultimi giorni di vita. Se vedi una cosa del genere, non puoi essere tu a mollare, sai di non poter fare di meno di loro. L’ultimo atto di mio marito, il mio compagno per dodici anni, prima di morire di Aids, fu di farsi portare in barella al seggio elettorale pur di esprimere il proprio voto, per la sua e la nostra libertà”.
Cosa accadrà in America se Trump verrà candidato alla presidenza?
“E’ forse una delle elezioni più importanti della storia. Ricorda, a noi e ai cittadini, che l’odio non va mai in vacanza e per questo dobbiamo essere sempre vigili e attenti e assicurarci che non prendano il potere persone che, pur di perseguire obiettivi personali, sono pronte a sedersi sulla schiena degli oppressi. E’ possibile che Trump diventi presidente, ma vediamo anche che la sua retorica di odio sta ispirando molte persone, molti giovani, a impegnarsi, a sostenere Hillary Clinton. Se Trump venisse eletto, la resistenza inizierà immediatamente. Non ci arrenderemo”.
Mr. Mixner, la sua è stata una vita davvero straordinaria…
“Sono stato onorato di poter lavorare al fianco di grandi individui, persone normali e sconosciute, ma anche Bob e Ted Kennedy, Martin Luther King, Bill Clinton. E con grande umiltà sono grato delle opportunità che la vita mi ha offerto. Sono stato in galera una dozzina di volte per difendere la libertà, oggi ho quasi settant’anni ma, se servisse, ci andrei ancora”.