Esteri

Il comico anti-Erdogan e la fragilità della Merkel

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Altro che realpolitik. C’è tutta la fragilità di Angela Merkel nell’incredibile decisione di autorizzare un processo penale contro il comico Jan Boehmermann per mettere al riparo l’accordo Ue-Turchia sui profughi dall’ira funesta di Recep Tayyip Erdogan. La cancelliera si è illusa di chiudere attraverso l’intesa europea con l’autocrate turco una crisi politica nel suo partito e nella Grande coalizione. Ma il caso Boehmermann, al contrario, rischia di riaprirne una nuova. E’ evidente dalle stesse parole della cancelliera, quando ha annunciato la sua decisione all’ora di pranzo: tra i partner della coalizione, ha ammesso, “ci sono opinioni diverse” sull’idea di far procedere i giudici contro il comico che il 31 marzo scorso ha recitato in tv una poesia di insulti contro Erdogan (una poesia, oltretutto, che si proponeva di dimostrare proprio attraverso una sequenza di insulti volutamente puerili e insensati anche i limiti di una legge tedesca assurda e ottocentesca, quella che condanna penalmente chi offende un governante straniero).
 
Nei giorni scorsi indiscrezioni avevano riportato la forte contrarietà dei vertici della Spd a un processo contro Boehmermann. Ma è prevedibile che il palese cedimento al ricatto di Erdogan farà nuovamente precipitare i consensi di Merkel anche nel suo partito e nel Paese. E rafforzerà altrettanto plausibilmente il consenso della destra dell’Afd. L’unica cosa intelligente della conferenza stampa è stato l’annuncio che l’anacronistica legge che dall’Ottocento consente ai governanti stranieri di chiedere che chiunque lo insulti in Germania venga processato, sarà abolita.
 
Merkel ha tentato anche una sterzata tattica, totalmente fallimentare. “Nello Stato di diritto – ha sottolineato – non è di competenza del governo, ma della magistratura e dei processi, decidere del diritto della persona lesa e di altre questioni sulla libertà di stampa”. E’ la giustizia, non il governo “che deve avere l’ultima parola” su questioni del genere. Ma era stata proprio la cancelliera ad avocare a sé la questione, nei giorni scorsi: quando la denuncia formale è arrivata dal Sultano e il suo governo, a stretto rigore avrebbe dovuto occuparsene il ministero degli Esteri. Vista la delicatezza dei rapporti con il Sultano, Merkel ha voluto occuparsene di persona. E’ stata lei a trasformare una questione tecnica in una bufera politica.
 
Oltretutto, non è detto che Erdogan, rincuorato dal cedimento di Merkel, dalla formidabile opportunità di estendere la sua concezione fascista della libertà di stampa e di espressione anche all’Europa, si fermi qui. Avergli concesso di picconare il diritto alla satira nel cuore del Vecchio continente è già abbastanza grave di per sé, ma vista la sua dimostrata inaffidabilità, non è detto che l’accordo sui profughi sia al riparo da future alzate di testa e prove di forza del Sultano. Anzi, forse siamo appena agli inizi. L’appetito vien mangiando, come si suol dire.