Nove detenuti di Guantanamo trasferiti a Riad: nuova mossa di Obama per chiudere il supercarcere
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINISi tratta di detenuti yemeniti, accordo a pochi giorni dal viaggio del presidente Usa a Riad. Ma nello scacchiere mediorientale questa trasferimento si inserisce anche nelle tensioni Usa-Arabia sulla vicenda Iran
NEW YORK - È un 'regalo' molto particolare, quello che Barack Obama porterà con sé a Riad. Nove prigionieri di Guantanamo, di nazionalità yemenita, verranno trasferiti in un centro di detenzione dell'Arabia Saudita.
L'annuncio è stato dato a Washington, pochi giorni prima che il presidente degli Stati Uniti si rechi in visita ufficiale in Arabia Saudita (mercoledì 20 e giovedì 21 aprile).
In realtà è un regalo "alla rovescia": sono i sauditi a fare un favore agli americani. Il lento svuotamento di Guantanamo è ormai il piano B che Obama persegue, non essendo riuscito ad ottenere la chiusura definitiva del supercarcere militare sull'isola di Cuba.
Ancora di recente Obama ha ribadito che quella chiusura è un suo obiettivo esplicito, e vorrebbe riuscirci prima della fine del suo mandato. E' altamente improbabile: per chiudere Guantanamo bisogna passare dal Congresso, se non a…
L'annuncio è stato dato a Washington, pochi giorni prima che il presidente degli Stati Uniti si rechi in visita ufficiale in Arabia Saudita (mercoledì 20 e giovedì 21 aprile).
In realtà è un regalo "alla rovescia": sono i sauditi a fare un favore agli americani. Il lento svuotamento di Guantanamo è ormai il piano B che Obama persegue, non essendo riuscito ad ottenere la chiusura definitiva del supercarcere militare sull'isola di Cuba.
Ancora di recente Obama ha ribadito che quella chiusura è un suo obiettivo esplicito, e vorrebbe riuscirci prima della fine del suo mandato. E' altamente improbabile: per chiudere Guantanamo bisogna passare dal Congresso, se non a…
NEW YORK - È un 'regalo' molto particolare, quello che Barack Obama porterà con sé a Riad. Nove prigionieri di Guantanamo, di nazionalità yemenita, verranno trasferiti in un centro di detenzione dell'Arabia Saudita.
L'annuncio è stato dato a Washington, pochi giorni prima che il presidente degli Stati Uniti si rechi in visita ufficiale in Arabia Saudita (mercoledì 20 e giovedì 21 aprile).
In realtà è un regalo "alla rovescia": sono i sauditi a fare un favore agli americani. Il lento svuotamento di Guantanamo è ormai il piano B che Obama persegue, non essendo riuscito ad ottenere la chiusura definitiva del supercarcere militare sull'isola di Cuba.
Ancora di recente Obama ha ribadito che quella chiusura è un suo obiettivo esplicito, e vorrebbe riuscirci prima della fine del suo mandato. E' altamente improbabile: per chiudere Guantanamo bisogna passare dal Congresso, se non altro per ottenere l'autorizzazione a trasferire i residui prigionieri in carceri militari o civili sul territorio Usa. E questo Congresso a maggioranza repubblicana ha regolarmente bocciato la richiesta del presidente.
Così come altrettanti rifiuti sono venuti dai governatori e sindaci di varie città Usa dove si trovano le carceri che avrebbero dovuto accogliere i detenuti. Ma il piano B procede: è lo svuotamento progressivo di Guantanamo, basato su accordi ad hoc con paesi alleati o amici che accettano di accogliere i prigionieri rimasti. Con il trasferimento di questi yemeniti, a Guantanamo rimangono 80 detenuti rispetto ai 242 che Obama trovò quando s'insediò alla Casa Bianca nel gennaio 2009. Era dai tempi di George Bush che la diplomazia americana cercava di ottenere dai sauditi l'accoglienza di alcuni prigionieri.
Nove in un colpo solo è un successo importante per Washington e un gesto di buona volontà da parte di Ryad alla vigilia di una visita che si preannuncia spigolosa. Nel contenzioso bilaterale è spuntato di recente un nuovo problema: il governo saudita è preoccupato che la giustizia americana lo consideri responsabile in sede civile in un processo avviato dai parenti delle vittime dell'11 settembre, che vogliono ottenere indennizzi da Ryad in quanto molti terroristi che parteciparono all'attacco alle Torri Gemelle erano sauditi.
Ma il problema più grosso che Obama dovrà affrontare è un altro. L'Arabia non ha digerito l'accordo nucleare con l'Iran. Per i sauditi il vicino persiano è il principale rivale geostrategico, nonché nemico religioso in quanto sciita. L'aver sdoganato l'Iran con l'accordo nucleare, e quindi la levata parziale delle sanzioni, è considerato come un grave errore di Obama da parte dei sauditi. Che per decenni furono gli alleati privilegiati dell'America in Medio Oriente, dopo Israele. Il gesto di accogliere i nove prigionieri yemeniti da Guantanamo è dunque una mossa in un tavolo di trattative che si preannuncia molto complesso.
L'annuncio è stato dato a Washington, pochi giorni prima che il presidente degli Stati Uniti si rechi in visita ufficiale in Arabia Saudita (mercoledì 20 e giovedì 21 aprile).
In realtà è un regalo "alla rovescia": sono i sauditi a fare un favore agli americani. Il lento svuotamento di Guantanamo è ormai il piano B che Obama persegue, non essendo riuscito ad ottenere la chiusura definitiva del supercarcere militare sull'isola di Cuba.
Ancora di recente Obama ha ribadito che quella chiusura è un suo obiettivo esplicito, e vorrebbe riuscirci prima della fine del suo mandato. E' altamente improbabile: per chiudere Guantanamo bisogna passare dal Congresso, se non altro per ottenere l'autorizzazione a trasferire i residui prigionieri in carceri militari o civili sul territorio Usa. E questo Congresso a maggioranza repubblicana ha regolarmente bocciato la richiesta del presidente.
Così come altrettanti rifiuti sono venuti dai governatori e sindaci di varie città Usa dove si trovano le carceri che avrebbero dovuto accogliere i detenuti. Ma il piano B procede: è lo svuotamento progressivo di Guantanamo, basato su accordi ad hoc con paesi alleati o amici che accettano di accogliere i prigionieri rimasti. Con il trasferimento di questi yemeniti, a Guantanamo rimangono 80 detenuti rispetto ai 242 che Obama trovò quando s'insediò alla Casa Bianca nel gennaio 2009. Era dai tempi di George Bush che la diplomazia americana cercava di ottenere dai sauditi l'accoglienza di alcuni prigionieri.
Nove in un colpo solo è un successo importante per Washington e un gesto di buona volontà da parte di Ryad alla vigilia di una visita che si preannuncia spigolosa. Nel contenzioso bilaterale è spuntato di recente un nuovo problema: il governo saudita è preoccupato che la giustizia americana lo consideri responsabile in sede civile in un processo avviato dai parenti delle vittime dell'11 settembre, che vogliono ottenere indennizzi da Ryad in quanto molti terroristi che parteciparono all'attacco alle Torri Gemelle erano sauditi.
Ma il problema più grosso che Obama dovrà affrontare è un altro. L'Arabia non ha digerito l'accordo nucleare con l'Iran. Per i sauditi il vicino persiano è il principale rivale geostrategico, nonché nemico religioso in quanto sciita. L'aver sdoganato l'Iran con l'accordo nucleare, e quindi la levata parziale delle sanzioni, è considerato come un grave errore di Obama da parte dei sauditi. Che per decenni furono gli alleati privilegiati dell'America in Medio Oriente, dopo Israele. Il gesto di accogliere i nove prigionieri yemeniti da Guantanamo è dunque una mossa in un tavolo di trattative che si preannuncia molto complesso.