Ttipleaks, le carte svelate di un mercato senza trasparenza
di GIAMPAOLO CADALANU
I documenti fatti trapelare da Greenpeace Olanda offrono una visione inquietante dei meccanismi internazionali di commercio. Tra le preoccupazioni la salute dei consumatori, gli ambiti produttivi nobili come il vino doc o l'ambiente, ancora più in pericolo
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LE CARTE del Ttip, trapelate alla stampa attraverso Greenpeace Olanda, offrono una visione inquietante dei meccanismi internazionali di commercio. Ma sarebbe sbagliato leggere gli aspetti più discutibili delle normative in discussione usando una chiave ideologica fuori tempo massimo, cioè vedendoli come residui della volontà imperiale americana decisa a imporre l'interesse delle sue corporation di fronte a un'Europa bene intenzionata ma debole e ricattabile.
La prima osservazione indispensabile deriva proprio dalle modalità delle indiscrezioni: la luce su regole apparentemente molto tecniche, e quindi in teoria "neutre" e inoffensive, viene fatta solo attraverso documenti trapelati abusivamente, con tutta probabilità solo grazie ai rimorsi di coscienza di qualche burocrate d'alto livello. Greenpeace ha c…
LE CARTE del Ttip, trapelate alla stampa attraverso Greenpeace Olanda, offrono una visione inquietante dei meccanismi internazionali di commercio. Ma sarebbe sbagliato leggere gli aspetti più discutibili delle normative in discussione usando una chiave ideologica fuori tempo massimo, cioè vedendoli come residui della volontà imperiale americana decisa a imporre l'interesse delle sue corporation di fronte a un'Europa bene intenzionata ma debole e ricattabile.
La prima osservazione indispensabile deriva proprio dalle modalità delle indiscrezioni: la luce su regole apparentemente molto tecniche, e quindi in teoria "neutre" e inoffensive, viene fatta solo attraverso documenti trapelati abusivamente, con tutta probabilità solo grazie ai rimorsi di coscienza di qualche burocrate d'alto livello. Greenpeace ha curato persino la ri-digitazione dell'intero dossier per non permettere l'identificazione della talpa.
Ma la mancanza assoluta di trasparenza in questo negoziato fa capire molto bene che le decisioni da prendere sono tutt'altro che inoffensive. L'allarme deriva prima di tutto dalle preoccupazioni per la salute dei consumatori, che potrebbero acquistare senza saperlo carne addizionata di ormoni, frutta geneticamente modificata, e chissà che altro "cibo Frankenstein" ancora.
Poi ci sono le tutele di ambiti produttivi nobili (i vini doc, per esempio), su cui l'Europa ha costruito una rete di eccellenze che senza controlli potrebbe essere spazzata via. Fra le righe si affaccia la visione di un mercato non più libero, ma selvaggio, senza la necessaria capacità di auto-regolamentazione perché le forze in campo, quelle di multinazionali ormai più potenti degli Stati sovrani, restano al fuori di ogni controllo.
E questo vale anche per le preoccupazioni ecologiche, con l'idea che in nome del commercio "senza lacci e lacciuoli" venga smontato il fragile castello di tutele erette faticosamente in difesa del pianeta e, alla fine, della specie umana stessa.
L'allarme reale non può che essere sulla necessità urgente di regole per una classe di tecnocrati non eletti e dunque totalmente privi di responsabilità politica. L'idea che siano i cosiddetti esperti a svuotare le normative ambientali e quelle legate alla salute, una volta esposta, risulta inaccettabile a chiunque. Non è eccessivo considerarla una violazione gravissima dei meccanismi democratici.
Per questo non è accettabile che il feticcio del mercato libero sia ancora venerato dietro porte chiuse a doppia mandata. Perché il diritto di far circolare liberamente le merci non può che valere anche per l'informazione.