Qualche anno fa è entrato come agente semplice nell'Amniyat, il servizio di sicurezza interna dello Stato Islamico. Ora al-Baghdadi in persona l'ha insignito del titolo di "emiro" e lo ha messo a capo dell'Amn al-Kharji, il dipartimento che progetta le campagne terroristiche fuori dalla Siria. Un ruolo di prestigio mai occupato prima da un europeo e che Abu Suleyman si è guadagnato portando in dote al Califfo 162 vite umane. Le vittime di Parigi e Bruxelles.
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Di età compresa tra i trenta e i quarant'anni, originario del nord Africa, Abu Suleyman è figlio di un imam e pare che abbia gestito diverse palestre a Parigi prima di convertirsi alla Jihad e raggiungere la Siria, non si sa bene in quale momento della guerra civile. Quasi nessuno lo riconosce come africano, perché è chiaro di pelle e molto magro. Ha una moglie e due figli, e vive a Al Bab, città nel distretto di Aleppo dove si trova il quartier generale dell'Amn al-Kharjii e dove c'è un'alta concentrazione di foreign fighter francofoni, provenienti da Belgio e Francia. Viveva lì, per esempio, la mamma belga di origini italiane Laura Passoni, insieme con il marito tunisino, prima di fuggire dall'Is e rientrare a Charleroi.
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Una carriera che ha la sua svolta quando Abu Suleyman presenta ad al-Baghdadi in persona il progetto delle stragi del Venerdì 13 novembre a Parigi. Secondo l'ex spia, il piano di morte è stato un tale "successo" che il Califfo ha premiato Abu Suleyman col titolo di emiro. E ci sarebbe il suo zampino anche nei successivi fatti di Bruxelles.
Bruxelles sotto attacco, chi sono i terroristi del commando
L'indagine della polizia di Bruxelles sta iniziando a chiarire ruoli e responsabilità degli attentati che hanno colpito Bruxelles. La polizia ha identificato i tre kamikaze del metrò e dell'aeroporto - i fratelli Khalid e Ibrahim el-Bakraoui e Najim Laachraoui, già ricercato per le stragi di Parigi - mentre è ignota l'identità dell'uomo con il cappello di Zaventem e il secondo attentatore della metropolitana
Il francese, dunque, sarebbe stato il primo a dare una forma concreta all'idea di al-Adnani, presentando un piano che ne indicava obiettivi, tempistiche, esecutori materiali. Lo ha fatto potendo contare sulla rete di jihadisti francofoni arrivati in Siria e con cui era in contatto: Abdelhamid Abaaoud, Fabien Clein (la voce che ha rivendicato la strage di Parigi con un messaggio audio), Salim Benghalem (francese, nato a Bourg-la-Reine 35 anni fa, responsabile del reclutamento per l'Is e, secondo alcuni analisti, un possibile "architetto" delle stragi), forse anche Najim Laacharoui (uno dei tre kamikaze di Zaventem). La colonia francese che, spargendo morte in Europa, ha conquistato onore e potere in Siria.
Il ricercato numero uno dell'antiterrorismo al momento però è lui, Abu Suleyman. Il suo nome è venuto fuori già due volte: lo ha pronunciato uno dei kamikaze del Bataclan ("dobbiamo avvertire Abu Suleyman", lo sentono dire prima di farsi esplodere), ed è spuntato tra i messaggi audio all'interno del computer di Brahim el-Bakraoui, il terrorista della fermata di Maelbeek.
Attentati Parigi, i terroristi ancora in fuga: Abrini e Laachraoui
Arrestato Salah Abdeslam, il nemico pubblico numero uno, mancano ancora all'appello due dei terroristi che hanno pianificato gli attacchi a Parigi dello scorso 13 novembre: Mohamed Abrini e Soufiane Keyal. Il primo, 30 anni con doppia nazionalità belga-marocchina, era stato filmato proprio in compagnia di Salah in una stazione di servizio dell'Oise, 48 ore prima degli attentati. I due erano a bordo di una Clio, la stessa auto utilizzata durante gli attacchi. Su Abrini pende un mandato di cattura internazionale, diramato dalla polizia belga: con la cattura di Salah diventa ufficialmente il terrorista più ricercato d'Europa. Il ruolo di Abrini negli attacchi di Parigi non è ancora chiaro, ma è certo il suo coinvolgimento.
L'altro terrorista ancora in fuga era noto inizialmente come Soufiane Kayal, ma queste generalità erano false. Il terrorista ha infatti utilizzato una falsa carta d'identità belga, e gli inquirenti hanno finlamente scoperto il suo vero nome e cognome: Najim Laachraoui, 25 anni, per cui è stato emesso un mandato d'arresto. Quest'ultimo avrebbe contribuito alla logistica degli attentati di Parigi. Il suo legame con Salah è indiscusso, così come sono certificati i suoi continui contatti telefonici - la sera del 13 novembre - con uno degli esecutori degli attacchi, Abdelhamid Abaaoud, ucciso nel corso di un blitz delle forze dell'ordine a Saint-Denis lo scorso 18 novembre.