LONDRA. Hanno in comune le origini pachistane, la giovinezza nella periferia di Londra, le idee di sinistra. Uno è diventato scrittore, l'altro spera di diventare sindaco di Londra. Hanif Kureishi è l'uomo giusto per parlare di Sadiq Khan, il musulmano figlio di immigrati pachistani candidato laburista alla carica che è stata per 8 anni del suo compagno di partito Ken Livingstone, ora travolto dalle polemiche sull'antisemitismo, quindi per altri 8 del conservatore e sindaco uscente Boris Johnson, azzoppato dalle recenti polemiche su una frase razzista all'indirizzo di Obama, che non si ripresenta avendo più alte ambizioni, come provare a portare via il posto a Cameron a Downing streeet. La poltrona di sindaco è contesa dal conservatore Zac Goldsmith, figlio posh di un businessman milionario, educato a Eton, la scuola dei re, e a Cambridge. "Non si potevano trovare due facce più differenti della Londra odierna", dice l'autore di Il budda delle periferie e sceneggiatore di My beatiful laundrette.
Il "Financial Times" scrive che è stata una campagna di scarse proposte e colpi bassi, che impressione ne ha avuto, signor Kureishi?
"È vero che non ci sono state grandi proposte. Restano i colpi bassi. Goldsmith ha cercato di infangare Khan con l'accusa di essere vicino a estremisti islamici. Ma non mi pare che abbia funzionato: per un avvocato dei diritti umani è possibile ritrovarsi accanto a personaggi controversi e la sua posizione di condanna del terrorismo è inequivocabile".
I sondaggi danno Khan largamente favorito: che significato avrebbe la sua elezione?
"Sarebbe un potente simbolo di multiculturalismo. Londra diventerebbe la sola grande capitale occidentale, e forse una delle rare città in assoluto al di fuori dell'Islam, guidata da un sindaco musulmano. La dimostrazione che in questa metropoli globale si possono avere tante identità: musulmano, pachistano, britannico, democratico, progressista. Sarebbe un segnale, un esempio, un modello, non solo per Londra e per la Gran Bretagna, ma per tutto il mondo occidentale e anche per l'Islam".
Si riconosce in Khan?
"Riconosco nella sua storia qualcosa della mia. Due ragazzi di origine pachistana, cresciuti ai margini della società britannica, capaci di affermarsi senza rinnegare la cultura da cui provengono ma anche di abbracciare la Londra moderna, multietnica, multiconfessionale".
Quando era un ragazzo anglo-pachistano di periferia, avrebbe immaginato che un figlio di immigrati pachistani sarebbe potuto diventare sindaco di questa città?
"I pachistani sono un popolo ottimista e sono immigrati a Londra credendo in futuro migliore. Ora quel futuro sta diventando il presente".
Ma è offuscato dai fantasmi del passato. Cosa pensa delle accuse di antisemitismo all'ex-sindaco Livingstone?
"Finirà per essere espulso dal Labour. Le sue parole su Hitler e il sionismo sono una scemenza imperdonabile. Khan ha fatto bene a condannarle senza mezzi termini".
La questione dell'antisemitismo può far perdere la leadership laburista a Jeremy Corbyn?
"Corbyn ha dato una risposta insufficiente sull'antisemitismo, che è un problema minoritario ma reale. Il vero rischio per lui è però un altro: un indebolimento del Labour a livello nazionale. La vittoria di Khan, che peraltro non sarebbe merito di Corbyn, non basterebbe a compensarlo. E allora la sua posizione di leader sarebbe in pericolo".
Il "Financial Times" scrive che è stata una campagna di scarse proposte e colpi bassi, che impressione ne ha avuto, signor Kureishi?
"È vero che non ci sono state grandi proposte. Restano i colpi bassi. Goldsmith ha cercato di infangare Khan con l'accusa di essere vicino a estremisti islamici. Ma non mi pare che abbia funzionato: per un avvocato dei diritti umani è possibile ritrovarsi accanto a personaggi controversi e la sua posizione di condanna del terrorismo è inequivocabile".
I sondaggi danno Khan largamente favorito: che significato avrebbe la sua elezione?
"Sarebbe un potente simbolo di multiculturalismo. Londra diventerebbe la sola grande capitale occidentale, e forse una delle rare città in assoluto al di fuori dell'Islam, guidata da un sindaco musulmano. La dimostrazione che in questa metropoli globale si possono avere tante identità: musulmano, pachistano, britannico, democratico, progressista. Sarebbe un segnale, un esempio, un modello, non solo per Londra e per la Gran Bretagna, ma per tutto il mondo occidentale e anche per l'Islam".
Si riconosce in Khan?
"Riconosco nella sua storia qualcosa della mia. Due ragazzi di origine pachistana, cresciuti ai margini della società britannica, capaci di affermarsi senza rinnegare la cultura da cui provengono ma anche di abbracciare la Londra moderna, multietnica, multiconfessionale".
Quando era un ragazzo anglo-pachistano di periferia, avrebbe immaginato che un figlio di immigrati pachistani sarebbe potuto diventare sindaco di questa città?
"I pachistani sono un popolo ottimista e sono immigrati a Londra credendo in futuro migliore. Ora quel futuro sta diventando il presente".
Ma è offuscato dai fantasmi del passato. Cosa pensa delle accuse di antisemitismo all'ex-sindaco Livingstone?
"Finirà per essere espulso dal Labour. Le sue parole su Hitler e il sionismo sono una scemenza imperdonabile. Khan ha fatto bene a condannarle senza mezzi termini".
La questione dell'antisemitismo può far perdere la leadership laburista a Jeremy Corbyn?
"Corbyn ha dato una risposta insufficiente sull'antisemitismo, che è un problema minoritario ma reale. Il vero rischio per lui è però un altro: un indebolimento del Labour a livello nazionale. La vittoria di Khan, che peraltro non sarebbe merito di Corbyn, non basterebbe a compensarlo. E allora la sua posizione di leader sarebbe in pericolo".