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(reuters)

Siria, altri 73 morti vicino Aleppo. Usa e Russia su futuro Assad. Estensione tregua per altre 72 ore

Il presidente siriano vorrebbe riconquistare la città. Se reggerà interruzione, Mosca e Washington lavoreranno per estenderla a livello nazionale. Lunedì Gentiloni a Parigi per la riunione del "gruppo dei 10" con Kerry
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IL DESTINO della Siria continua a essere in bilico. La tregua siglata ormai da più di due mesi è violata di continuo, nonostante un'azione d'emergenza decisa dall'inviato Onu Staffan de Mistura per richiamare all'ordine tutte le parti.

Ieri i ribelli anti-Assad (che non sono coinvolti nel cessate-il-fuoco) sono riusciti a conquistare un villaggio strategico a sud di Aleppo dopo una dura battaglia che ha causato almeno 73 morti. I miliziani del Fronte al Nusra (affiliato ad al-Qaeda) controllano Khan Touman, a fianco dell'autostrada tra Damasco e Aleppo.

FOCUS / SIRIA SPACCATA TRA ASSAD E IS

Ma la vera partita che si è riaperta in questi giorni è quella fra Stati Uniti e Russia sul tema centrale del negoziato politico di questi mesi: capire che fine dovrà fare il presidente Bashar al-Assad. Dopo l'intervento militare deciso da Vladimir Putin a fine settembre, il destino di Assad si è completamente ribaltato: il leader…
IL DESTINO della Siria continua a essere in bilico. La tregua siglata ormai da più di due mesi è violata di continuo, nonostante un'azione d'emergenza decisa dall'inviato Onu Staffan de Mistura per richiamare all'ordine tutte le parti.

Ieri i ribelli anti-Assad (che non sono coinvolti nel cessate-il-fuoco) sono riusciti a conquistare un villaggio strategico a sud di Aleppo dopo una dura battaglia che ha causato almeno 73 morti. I miliziani del Fronte al Nusra (affiliato ad al-Qaeda) controllano Khan Touman, a fianco dell'autostrada tra Damasco e Aleppo.

FOCUS / SIRIA SPACCATA TRA ASSAD E IS

Ma la vera partita che si è riaperta in questi giorni è quella fra Stati Uniti e Russia sul tema centrale del negoziato politico di questi mesi: capire che fine dovrà fare il presidente Bashar al-Assad. Dopo l'intervento militare deciso da Vladimir Putin a fine settembre, il destino di Assad si è completamente ribaltato: il leader siriano è riuscito a consolidarsi nei suoi territori e da settimane le sue truppe lavorano alla riconquista totale di Aleppo, la seconda città del Paese, e delle altre zone ritenute strategiche dal regime.

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John Kerry, il Segretario di Stato americano, si prepara a un nuovo viaggio in Europa in cui la Siria sarà uno dei temi centrali: a Parigi lunedì pomeriggio si terrà un incontro del gruppo ristretto degli "amici della Siria", il London Eleven che però da qualche mese è diventato un London Ten visto che l'Egitto di fatto si è sfilato dalla formazione americana per avvicinarsi ai paesi guidati dalla Russia (del London Ten a questo punto fanno parte Usa, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Turchia, Emirati, Giordania, Qatar e Arabia Saudita).

La riunione di lunedì pomeriggio, a cui partecipa il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, di fatto è stata sollecitata da Francia, Gran Bretagna e Turchia, Paesi in prima linea fra gli alleati degli Stati Uniti, che però vedono con gelosia il fatto che Washington abbia avviato una serrata trattativa diretta con Mosca per congelare la guerra siriana. Kerry in qualche modo è sotto tiro degli stessi alleati europei per il suo rapporto speciale con il suo collega russo Sergei Lavrov e in definitiva per la sua considerazione delle idee diplomatiche russe. Gli europei più anti-Assad spingono quindi per un atteggiamento più duro verso Assad: in effetti sin dall'inizio della tregua i militari di Assad hanno continuato a operare in tre aree strategiche, quella di Latakia Nord, la zona di Aleppo Est e le aree della stessa Damasco che sono controllate dai ribelli.

Ad Aleppo c'è stata negli ultimi giorni la violazione più massiccia della tregua, una violazione decisa da Assad che a tutti i costi vorrebbe riconquistare interamente la città: Usa e Russia sono riusciti a concordare una tregua totale per 48 ore entrata in vigore mercoledì mattina e ora, secondo l'annuncio dato dal ministero della Difesa di Mosca, prorogata "per 72 ore a partire dall'1 di sabato 7 maggio" (mezzanotte in Italia). Se questa cessazione delle ostilità, che riguarda anche parte della provincia di Latakia, reggerà Stati Uniti e Russia lavoreranno per estenderla di nuovo a livello nazionale.
 

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Con ordine, i temi che saranno in discussione a Parigi in previsione di una successiva riunione allargata di tutti i Paesi del "Gruppo Siria" (forse a Vienna fra 10 giorni) saranno tre: 1) tenuta e rafforzamento della tregua. 2) aiuti umanitari. 3) processo politico.

Come dicevamo, il punto della tregua ad Aleppo sarà decisivo anche per rafforzare ed estendere a tutto il Paese la sospensione.

Il punto degli aiuti umanitari è strettamente collegato alle "tecniche" che il regime Assad sta utilizzando per non rispettare la tregua facendo finta di farlo. Sin dall'inizio il regime ha rimosso il materiale sanitario dagli aiuti umanitari. I kit medici venivano sequestrati con la scusa che potevano essere utilizzati per curare i guerriglieri. Ma vengono sottratti anche medicinali come antibiotici e anche medicine pediatriche dirette alle zone assediate. Sequestrare tutti gli aiuti medici rende chiaramente le condizioni dei ribelli sempre più insostenibili.

Ultima questione, strategica, il processo politico, ovvero le discussioni per arrivare a un nuovo assetto politico in Siria. In questo "cesto" il tema centrale rimane quello del destino di Assad. Il regime vorrebbe una specie di governo delle "larghe intese", un assetto in cui i ribelli vengono associati di fatto al governo del regime Assad, che rimarrebbe di fatto al suo posto, semplicemente condividendo alcuni degli incarichi di governo con ribelli che però vorrebbe anche scegliersi. Pretesa che anche i gruppi dell'opposizione più vicini alla Russia. La cosiddetta "fake opposition" non ritengono di poter accettare.

Dal suo canto anche l'HNC (High Negotiations Commitee) che coordina i ribelli vuole per iscritto l'impegno di Assad ad uscire di scena proprio adesso che con il sostegno militare dei russi e degli iraniani l'esercito del presidente siriano è riuscito a riprendere il controllo di buona parte del territorio siriano. La speranza più realistica è che Russia e stati Uniti possano di fatto negoziare fra di loro un percorso per gestire il problema-Assad. Ma proprio questo indispettisce soprattutto la Francia che in questa partita gioca in difesa dei suoi interessi commerciali (soprattutto vendita di armi) a governi come quelli saudita, turco e qatarino, anche questi schierati duramente contro Assad.

Italia, Germania, Giordania sono invece più vicini agli Stati Uniti. Favoriscono un approccio negoziale che abbia come obiettivo finale l'uscita di scena di Assad, ma chiedono che non se ne faccia una questione decisiva in questa fase in cui la tregua regge a stento e in cui le discussioni politiche non riprendono. E se gli scontri dovessero riprendere con forza l'inviato Onu Staffan de Mistura ha già avvertito che un esodo massiccio di siriani verso il confine confine con la Turchia sarebbe l'unica opzione: "L'alternativa alla tregua è abbastanza catastrofica, perché ci sono 400 mila persone pronte a spostarsi verso il confine turco".