MADRID - I simboli sono importanti. Per sancire l'accordo che può segnare una svolta nella politica spagnola, i leader di Podemos e Izquierda Unida si sono stretti in un abbraccio in piena Puerta del Sol, la piazza del centro di Madrid che fu scenario della nascita del movimento degli "indignados", di cui domenica prossima ricorre il quinto anniversario.
Pablo Iglesias e Alberto Garzón erano amici già da allora, ma poi il loro percorso politico aveva preso cammini diversi, fino al clamoroso boom della formazione "viola". Ora proclamano convinti che "unidos sí se puede", uniti si può.
In gioco, a un mese e mezzo da una nuova tornata elettorale, c'è la possibilità di mandare all'opposizione la destra conservatrice del Partito Popolare, dopo la lunga situazione di stallo seguita alle legislative del 20 dicembre scorso. Si presenteranno in coalizione (senza rinunciare alle sigle dei due partiti) per trarre il massimo vantaggio da un bacino elettorale che, nel caso di Podemos, con cinque milioni di voti, aveva già consentito di portare in Parlamento 69 deputati.
Izquierda Unida invece, con poco meno di un milione di suffragi, presentandosi da sola, per gli strani meccanismi della legge elettorale spagnola che penalizza le formazioni più piccole nella ripartizione dei resti, aveva ottenuto solo due seggi. Ora, uniti, puntano a mettere a segno il grande colpo che, nelle speranze di Iglesias, potrebbe persino portare a realizzare l'agognato "sorpasso" - gli spagnoli lo chiamano così, in italiano - nei confronti del Partito socialista.
In realtà, stando ai primi sondaggi realizzati nel tentativo di raccogliere i possibili effetti di questa svolta, sembra che la nuova coalizione di sinistra potrebbe superare il Psoe di Pedro Sánchez in numero di voti restando però al di sotto nella ripartizione dei seggi. È quello che si evince dall'inchiesta pubblicata dal digitale El Diario, secondo cui il partito della rosa nel pugno resterebbe stabile intorno ai 90 deputati, mentre Podemos-Iu, con un paio di punti percentuali in più, si fermerebbe a 75-80.
Uno scenario che, se dovesse trovare conferma alle urne, porterebbe la somma delle forze di sinistra sull'orlo della maggioranza assoluta di 176 seggi. II premier conservatore uscente, Mariano Rajoy, è cosciente del pericolo, tanto che ha deciso di pianificare una campagna elettorale tutta puntata a evidenziare i rischi della cosiddetta "minaccia estremista".
Delicata anche la situazione del socialista Sánchez. Mantenere la condizione di partito egemonico della sinistra è la condizione fondamentale per conservare la leadership del partito, che altrimenti sarebbe messa seriamente in discussione all'indomani del voto.
Pablo Iglesias e Alberto Garzón erano amici già da allora, ma poi il loro percorso politico aveva preso cammini diversi, fino al clamoroso boom della formazione "viola". Ora proclamano convinti che "unidos sí se puede", uniti si può.
In gioco, a un mese e mezzo da una nuova tornata elettorale, c'è la possibilità di mandare all'opposizione la destra conservatrice del Partito Popolare, dopo la lunga situazione di stallo seguita alle legislative del 20 dicembre scorso. Si presenteranno in coalizione (senza rinunciare alle sigle dei due partiti) per trarre il massimo vantaggio da un bacino elettorale che, nel caso di Podemos, con cinque milioni di voti, aveva già consentito di portare in Parlamento 69 deputati.
Izquierda Unida invece, con poco meno di un milione di suffragi, presentandosi da sola, per gli strani meccanismi della legge elettorale spagnola che penalizza le formazioni più piccole nella ripartizione dei resti, aveva ottenuto solo due seggi. Ora, uniti, puntano a mettere a segno il grande colpo che, nelle speranze di Iglesias, potrebbe persino portare a realizzare l'agognato "sorpasso" - gli spagnoli lo chiamano così, in italiano - nei confronti del Partito socialista.
In realtà, stando ai primi sondaggi realizzati nel tentativo di raccogliere i possibili effetti di questa svolta, sembra che la nuova coalizione di sinistra potrebbe superare il Psoe di Pedro Sánchez in numero di voti restando però al di sotto nella ripartizione dei seggi. È quello che si evince dall'inchiesta pubblicata dal digitale El Diario, secondo cui il partito della rosa nel pugno resterebbe stabile intorno ai 90 deputati, mentre Podemos-Iu, con un paio di punti percentuali in più, si fermerebbe a 75-80.
Uno scenario che, se dovesse trovare conferma alle urne, porterebbe la somma delle forze di sinistra sull'orlo della maggioranza assoluta di 176 seggi. II premier conservatore uscente, Mariano Rajoy, è cosciente del pericolo, tanto che ha deciso di pianificare una campagna elettorale tutta puntata a evidenziare i rischi della cosiddetta "minaccia estremista".
Delicata anche la situazione del socialista Sánchez. Mantenere la condizione di partito egemonico della sinistra è la condizione fondamentale per conservare la leadership del partito, che altrimenti sarebbe messa seriamente in discussione all'indomani del voto.