Russia, Alionka è meno dolce: chiede maxi risarcimento il "volto" della cioccolata Ottobre Rosso
Nicola Lombardozzi
Elena Ansina, detta Alionka, quando era bimba e, a destra, il volto sulla cioccolata "Ottobre Rosso"
E' la bimba più famosa del paese, dagli anni '60 compare su milioni di confezioni della Krasnyj Oktiabr, prodotta dalla celebre pasticceria fin dai tempi dello Zar. Ma ora Elena Ansina, donna delle pulizie cinquantenne che vive in Siberia, chiede ai privati che hanno acquistato marchio e azienda oltre 2 milioni di euro per l'uso della sua immagine. Anche se le normative sul copyright non l'aiutano...
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MOSCA - Uno sguardo dolce come il cioccolato al latte, due gote paffute e tenere da prendere a morsi. Questa è Alionka, la bambina più famosa di Russia che dagli anni Sessanta compare su milioni di confezioni della rinomata pasticceria Krasnyj Oktiabr (Ottobre Rosso), la più amata fabbrica di goloserie del Paese dai tempi dello Zar fino ai giorni nostri. Un'icona storica che adesso rappresenta un vero impero economico che esporta in tutto il mondo e che gestisce un capitale di oltre dieci miliardi di euro.
Essere Alionka può dunque valere una fortuna, cambiarti completamente la vita. Lo pensa certamente Elena Ansina, 53 anni, donna delle pulizie della lontana cittadina siberiana di Cità, che un bel giorno ha scritto una lunga lettera alla sede moscovita della azienda raccontando la sua verità e chiedendo, per i diritti di immagine mai ricevuti, ben 200milioni di rubli, due milioni di euro.
Ha cinquant'anni la bimba della cioccolata Ottobre Rosso. E si ribella
Tutto risale – racconta - a una mattina del 1960 quando la piccola Elena, o meglio Alionka secondo il vezzeggiativo più usato, si ritrovò circondata da un gruppo di fotografi mentre era a passeggio con la madre. “Mi scattarono tante foto, mi chiesero come mi chiamassi e mi dissero che mi sarei presto rivista sulle tavolette di cioccolato”.
Cosa che accadde qualche anno dopo, con il lancio massiccio delle barrette di Alionka, finanziato largamente dallo Stato. La fabbrica di cioccolato, fondata a Mosca dal tedesco Von Einem nel 1851 e subito entrata nel giro dei fornitori di Corte, era stata requisita dopo la Rivoluzione d'Ottobre e trasformata in un'eccellenza dell'Unione Sovietica con un nome che più rivoluzionario non si poteva. Nei suoi stabilimenti sulla Moscova, adesso trasformati in locali alternativi per la gioventu' più colta della capitale, si portavano in visita gli ospiti stranieri più illustri. Nel 1945 ci andò anche una Lady Churchill talmente entusiasta da mettere in imbarazzo il marito che invece vedeva già i primi segnali dell'imminente Guerra Fredda.
Alionka fu il tentativo, peraltro riuscito, di internazionalizzare con un volto tenero e indifeso un brand tutto sovietico in un momento di difficili rapporti internazionali. Un impulso incredibile che ha trasformato Ottobre Rosso in qualcosa di più che una grigia azienda statale. Subito dopo la fine dell'Urss un gruppo di lungimiranti imprenditori che si autodefinirono “Pasticceri Uniti” la rilevarono con poco e adesso gestiscono una vera eccellenza. Con il volto di Alionka producono dolci di ogni genere, marmellate, biscotti che esportano naturalmente in tutta l'ex Urss ma anche in Europa e, incredibile a dirsi, anche negli Stati Uniti. Sono inoltre, come ai tempi dello Zar, fornitori ufficiali del Cremlino, del Patriarcato e di tutte le strutture pubbliche sempre pronte a offrire agli ospiti di riguardo un cioccolatino con il volto della bambina dagli occhi blu.
Nella sua misera casa siberiana Elena Ansina spera di poter finalmente averne qualche vantaggio: “Ricordo che a scuola non mi credeva nessuno. Quando dicevo di essere Alionka mi prendevano tutti in giro. Adesso però voglio la mia rivincita. Ho quattro figli, sono senza marito e guadagno 25 euro al mese. Non possono lasciarmi così con tutto quello che guadagnano”.
Ma non tutte le favole hanno un lieto fine. Negli stabilimenti della Ottobre Rosso, la direttrice Olga Unucina smorza subito gli entusiasmi: “Negli ultimi anni si sono presentate almeno una ventina di presunte Alionka. E poi c'è già un precedente giudiziario che chiude ogni discorso”.
Secondo la versione ufficiale della azienda infatti la bambina prescelta sarebbe stata un'altra Elena, figlia di un noto fotografo dell'epoca. Anche lei qualche anno fa aveva provato a chiedere un risarcimento in tribunale ma senza risultato. Secondo il giudice l'immagine della bambina era stata modificata liberamente da un noto pittore che si era ispirato anche ad altre fotografie raccolte in giro per il Paese. Inoltre, ha ricordato il giudice, l'Unione Sovietica non aveva alcuna legge sul copyright tanto che il volto di Alionka è stato registrato solo nel 2000. Insomma poche speranze per la Alionka siberiana che ora racconta disperata la sua storia a giornali e tv, visto che non può certo permettersi un avvocato. E puntualmente mostra una tavoletta di cioccolato comprato nella drogheria sotto casa e mormora con rabbia: “Io sono Alionka”.