La "campagna d'Africa" del governo Renzi
Giampaolo Cadalanu, di GIAMPAOLO CADALANUA Roma la prima conferenza ministeriale Italia-Africa segna un nuovo protagonismo italiano, per far fronte a emergenze come flussi migratori e terrorismo
ROMA - La prima tappa della nuova campagna d’Africa è cominciata. Bisogna rimediare a un ritardo di anni, a una distrazione colpevole, ma adesso l’Italia ne è ben conscia: il nostro Paese, come ricorda anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, è un ponte sul Mediterraneo. Il “Mare Nostrum” è il centro di movimenti epocali, non può trasformarsi in barriera, rinchiudendo la vecchia Europa a doppia mandata. “Il Mediterraneo si è ristretto”, sintetizza Mario Giro, viceministro con delega alla Cooperazione. Il vertice di Roma, con i rappresentanti di 52 paesi africani, è partito con un’agenda precisa, mettendo a fuoco i punti chiave di quella che può solo essere una politica europea, non solo italiana, sul continente nero. Senza l'Africa, dice il ministro Paolo Gentiloni, la globalizzazione è incompiuta. Ma l’interesse al partenariato deve essere simmetrico e l’attenz…
ROMA - La prima tappa della nuova campagna d’Africa è cominciata. Bisogna rimediare a un ritardo di anni, a una distrazione colpevole, ma adesso l’Italia ne è ben conscia: il nostro Paese, come ricorda anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, è un ponte sul Mediterraneo. Il “Mare Nostrum” è il centro di movimenti epocali, non può trasformarsi in barriera, rinchiudendo la vecchia Europa a doppia mandata. “Il Mediterraneo si è ristretto”, sintetizza Mario Giro, viceministro con delega alla Cooperazione. Il vertice di Roma, con i rappresentanti di 52 paesi africani, è partito con un’agenda precisa, mettendo a fuoco i punti chiave di quella che può solo essere una politica europea, non solo italiana, sul continente nero. Senza l'Africa, dice il ministro Paolo Gentiloni, la globalizzazione è incompiuta. Ma l’interesse al partenariato deve essere simmetrico e l’attenzione reciproca.
C’è un gesto simbolico a cui l’Italia si è impegnata: recuperare i corpi dei migranti che hanno perso la vita fra le onde, cercando di raggiungere una vita migliore a pochi chilometri dalle coste europee. E’ prima di tutto un atto simbolico, che serve di richiamo anche ai partner europei meno sensibili ai temi delle migrazioni. Ma è anche una scelta di campo molto precisa, in una direzione che il governo Renzi sa essere meritoria ma rischiosa: quella della politica di solidarietà, che sta già costando una robusta fetta di consensi anche alla cancelliera Merkel.
L’Italia ha ovviamente interessi precisi sul tavolo: c’è da definire bene, di comune accordo con i paesi africani, le regole sui flussi migratori, con le previste tutele per chi ha diritto e gli aiuti per chi collabora a contenere l’emergenza. C’è da concordare misure condivise sul tema della sicurezza, sempre più caldo con la ripresa del contagio jihadista in Africa. Infine, ma certo non ultimo, c’è un interesse italiano apparentemente prosaico ma molto importante in prospettiva: la conquista del sostegno di nazioni membre dell'Onu in vista di un possibile seggio al Consiglio di Sicurezza. E quello che conta è proprio il collegamento fra il ruolo significativo ricercato e le scelte complessive: al Direttorio delle Nazioni Unite il nostro Paese potrebbe davvero portare la cultura che oggi interpreta: quella di un collegamento fra umanità, che possa attraversare i mari e scavalcare i muri.
C’è un gesto simbolico a cui l’Italia si è impegnata: recuperare i corpi dei migranti che hanno perso la vita fra le onde, cercando di raggiungere una vita migliore a pochi chilometri dalle coste europee. E’ prima di tutto un atto simbolico, che serve di richiamo anche ai partner europei meno sensibili ai temi delle migrazioni. Ma è anche una scelta di campo molto precisa, in una direzione che il governo Renzi sa essere meritoria ma rischiosa: quella della politica di solidarietà, che sta già costando una robusta fetta di consensi anche alla cancelliera Merkel.
L’Italia ha ovviamente interessi precisi sul tavolo: c’è da definire bene, di comune accordo con i paesi africani, le regole sui flussi migratori, con le previste tutele per chi ha diritto e gli aiuti per chi collabora a contenere l’emergenza. C’è da concordare misure condivise sul tema della sicurezza, sempre più caldo con la ripresa del contagio jihadista in Africa. Infine, ma certo non ultimo, c’è un interesse italiano apparentemente prosaico ma molto importante in prospettiva: la conquista del sostegno di nazioni membre dell'Onu in vista di un possibile seggio al Consiglio di Sicurezza. E quello che conta è proprio il collegamento fra il ruolo significativo ricercato e le scelte complessive: al Direttorio delle Nazioni Unite il nostro Paese potrebbe davvero portare la cultura che oggi interpreta: quella di un collegamento fra umanità, che possa attraversare i mari e scavalcare i muri.