Turchia, Binali Yildirim sarà il nuovo premier. Ed Erdogan ci riproverà col presidenzialismo
Sarà un fedelissimo del presidente il successore del riottoso Davutoglu. Tra i fondatori dell'Akp e per diversi mandati alle infrastrutture, Yildirim dovrà gestire la guerra al Pkk e il traballante accordo con l'Ue sui migranti. Intanto la giornalista Arzu Yildiz viene condannata a 20 mesi di reclusione e alla sottrazione dei figli per aver dato risalto alla vicenda delle armi consegnate dai servizi turchi ai jihadisti siriani
ANKARA - Anche la Turchia ha il suo "uomo del fare". Perché è con questo slogan, tanto familiare quanto inflazionato in Italia, che l'Akp, il Partito della giustizia e dello sviluppo del presidente Recep Tayyp Erdogan, ha annunciato il suo nuovo leader Binali Yildirim, che succederà al dissionario Ahmet Davutoglu anche nella carica di primo ministro. Come era nelle previsioni, si tratta di un fedelissimo di Erdogan e tra i fondatori dell'Akp, fattore decisivo della sua ascesa.
Manca solo l'investitura ufficiale da parte del partito e la rimessione del mandato nelle mani del presidente da parte di Davutoglu, poi Yildirim diventerà il 27mo premier nella storia della Repubblica Turca e il terzo segretario dell'Akp, dopo Erdogan e Davutoglu. Già noto a livello internazionale per aver deciso di oscurare Youtube e Twitter all'inizio del 2014. La sua nomina e il conferimento dell'incarico verranno ufficializzati domen…
Manca solo l'investitura ufficiale da parte del partito e la rimessione del mandato nelle mani del presidente da parte di Davutoglu, poi Yildirim diventerà il 27mo premier nella storia della Repubblica Turca e il terzo segretario dell'Akp, dopo Erdogan e Davutoglu. Già noto a livello internazionale per aver deciso di oscurare Youtube e Twitter all'inizio del 2014. La sua nomina e il conferimento dell'incarico verranno ufficializzati domen…
ANKARA - Anche la Turchia ha il suo "uomo del fare". Perché è con questo slogan, tanto familiare quanto inflazionato in Italia, che l'Akp, il Partito della giustizia e dello sviluppo del presidente Recep Tayyp Erdogan, ha annunciato il suo nuovo leader Binali Yildirim, che succederà al dissionario Ahmet Davutoglu anche nella carica di primo ministro. Come era nelle previsioni, si tratta di un fedelissimo di Erdogan e tra i fondatori dell'Akp, fattore decisivo della sua ascesa.
Manca solo l'investitura ufficiale da parte del partito e la rimessione del mandato nelle mani del presidente da parte di Davutoglu, poi Yildirim diventerà il 27mo premier nella storia della Repubblica Turca e il terzo segretario dell'Akp, dopo Erdogan e Davutoglu. Già noto a livello internazionale per aver deciso di oscurare Youtube e Twitter all'inizio del 2014. La sua nomina e il conferimento dell'incarico verranno ufficializzati domenica in un congresso straordinario del partito. E con lui al suo fianco, e non il riottoso Davutoglu, Erdogan potrà puntare dritto verso il presidenzialismo e all'islamizzazione della laica Turchia, accentrando ancor di più il potere nelle sue mani.
Nato a Erzincan, nord est della Turchia, nel 1955, Yildirim è laureato, com master, in Scienze Navali e della Navigazione presso il politecnico di Istanbul. Tra 1978 e 1983 ha ricoperto posizioni dirigenziali presso il Direttorato generale dell'Industria Navale e e il cantiere navale di Camialti. Tra il 1994 e il 2000, con Erdogan sindaco di Istanbul, siede al vertice della compagnia che gestisce i trasporti marittimi della metropoli sul Bosforo. Nel 2002, come detto, partecipa alla fondazione dell'Akp al fianco di Erdogan, dell'ex presidente della Repubblica Abdullah Gul e di Bulent Arinc. Nello stesso anno è ministero delle infrastrutture e comunicazioni, carica che ricoprirà per tre legislature consecutive, esclusa la breve parentesi del 2014 quando concorre, perdendo, alla poltrona di sindaco a Izmir.
Uomo del fare, Yildirim, perché ha nel suo curriculum Marmaray, la linea che passa sotto le acque del Bosforo, ma anche tunnel, strade, ponti e linee ferroviarie ad alta velocità, che hanno rivoluzionato il sistema infrastrutturale della Turchia. Sono progetti in fase di realizzazione ma partiti sotto il suo mandato anche il tunnel che attraversa il Bosforo, il terzo ponte sullo stesso stretto e il terzo aeroporto di Istanbul. Non bastasse, sul suo sito Yildirim sintetizza i risultati da lui raggiunti e i progetti realizzati in 11 anni: 17.500 km di autostrade, 29 aeroporti, 1213 km di linee ferroviarie ad alta velocità, 29 aeroporti, la metro subacquea Marmaray e l'autostrada Istanbul-Izmir.
Dalle infrastrutture, Yildirim si ritroverà a dover gestire la delicatissima posizione turca, al centro di crisi interne e internazionali. Nel suo primo discorso da premier in pectore Yildirim ha posto subito come priorità la "rimozione del flagello del terrorismo", promettendo di recarsi presto a Diyarbakir, la principale città curda nel sud-est. Dove si continua a combattere, con oltre 450 soldati e più di 4.500 ribelli morti dalla scorsa estate nella guerra con il Pkk. E venerdì il parlamento voterà una legge sulla rimozione dell'immunità dei deputati sotto inchiesta che, se approvata, si tradurrebbe nell'arresto di molti parlamentari curdi.
C'è poi il capitolo migranti. L'accordo negoziato con l'Ue è sull'orlo del collasso, con Erdogan indisponibile ad assolvere a una condizione chiave posta dall'Unione in cambio della libertà offerta ai turchi di viaggiare nell'Europa comunitaria senza visto: modificare, allentandola, la legge antiterrorismo, su cui il presidente fa leva per limitare la libertà di stampa e mandare agli arresti oltre quanto l'Europa possa consentire restando ancorata ai propri valori democratici.
L'ultima giornalista, in ordine di tempo, a subìre le ritorsioni di Erdogan, e di una giustizia che appare piegata al suo volere, è la reporter Arzu Yildiz. Nel maggio del 2015, pubblicò il video dell'udienza in cui venivano processati i quattro giudici che avevano ordinato la perquisizione dei camion dei servizi 007 turchi filmati mentre trasportavano armi destinate ai jihadisti al confine con la Siria nel 2014. Il filmato della consegna era stato diffuso dal quotidiano Cumhuriyet e per questo il direttore Can Dundar e il caporedattore Erdem Gul sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e 10 mesi e 5 anni di reclusione. Ora è Arzu Yildiz a subire non solo la condanna a 20 mesi di carcere, ma anche la perdita della potestà sui due figli, perché riconosciuta colpevole di aver violato la segretezza di un'udienza a porte chiuse. Per il legale della reporter "si tratta di una vendetta" perché la misura accessoria, la revoca della potestà, è sì prevista dal codice penale turco ma raramente applicata. Contro la sentenza di primo grado sarà presentato appello.
Manca solo l'investitura ufficiale da parte del partito e la rimessione del mandato nelle mani del presidente da parte di Davutoglu, poi Yildirim diventerà il 27mo premier nella storia della Repubblica Turca e il terzo segretario dell'Akp, dopo Erdogan e Davutoglu. Già noto a livello internazionale per aver deciso di oscurare Youtube e Twitter all'inizio del 2014. La sua nomina e il conferimento dell'incarico verranno ufficializzati domenica in un congresso straordinario del partito. E con lui al suo fianco, e non il riottoso Davutoglu, Erdogan potrà puntare dritto verso il presidenzialismo e all'islamizzazione della laica Turchia, accentrando ancor di più il potere nelle sue mani.
Nato a Erzincan, nord est della Turchia, nel 1955, Yildirim è laureato, com master, in Scienze Navali e della Navigazione presso il politecnico di Istanbul. Tra 1978 e 1983 ha ricoperto posizioni dirigenziali presso il Direttorato generale dell'Industria Navale e e il cantiere navale di Camialti. Tra il 1994 e il 2000, con Erdogan sindaco di Istanbul, siede al vertice della compagnia che gestisce i trasporti marittimi della metropoli sul Bosforo. Nel 2002, come detto, partecipa alla fondazione dell'Akp al fianco di Erdogan, dell'ex presidente della Repubblica Abdullah Gul e di Bulent Arinc. Nello stesso anno è ministero delle infrastrutture e comunicazioni, carica che ricoprirà per tre legislature consecutive, esclusa la breve parentesi del 2014 quando concorre, perdendo, alla poltrona di sindaco a Izmir.
Uomo del fare, Yildirim, perché ha nel suo curriculum Marmaray, la linea che passa sotto le acque del Bosforo, ma anche tunnel, strade, ponti e linee ferroviarie ad alta velocità, che hanno rivoluzionato il sistema infrastrutturale della Turchia. Sono progetti in fase di realizzazione ma partiti sotto il suo mandato anche il tunnel che attraversa il Bosforo, il terzo ponte sullo stesso stretto e il terzo aeroporto di Istanbul. Non bastasse, sul suo sito Yildirim sintetizza i risultati da lui raggiunti e i progetti realizzati in 11 anni: 17.500 km di autostrade, 29 aeroporti, 1213 km di linee ferroviarie ad alta velocità, 29 aeroporti, la metro subacquea Marmaray e l'autostrada Istanbul-Izmir.
Dalle infrastrutture, Yildirim si ritroverà a dover gestire la delicatissima posizione turca, al centro di crisi interne e internazionali. Nel suo primo discorso da premier in pectore Yildirim ha posto subito come priorità la "rimozione del flagello del terrorismo", promettendo di recarsi presto a Diyarbakir, la principale città curda nel sud-est. Dove si continua a combattere, con oltre 450 soldati e più di 4.500 ribelli morti dalla scorsa estate nella guerra con il Pkk. E venerdì il parlamento voterà una legge sulla rimozione dell'immunità dei deputati sotto inchiesta che, se approvata, si tradurrebbe nell'arresto di molti parlamentari curdi.
C'è poi il capitolo migranti. L'accordo negoziato con l'Ue è sull'orlo del collasso, con Erdogan indisponibile ad assolvere a una condizione chiave posta dall'Unione in cambio della libertà offerta ai turchi di viaggiare nell'Europa comunitaria senza visto: modificare, allentandola, la legge antiterrorismo, su cui il presidente fa leva per limitare la libertà di stampa e mandare agli arresti oltre quanto l'Europa possa consentire restando ancorata ai propri valori democratici.
L'ultima giornalista, in ordine di tempo, a subìre le ritorsioni di Erdogan, e di una giustizia che appare piegata al suo volere, è la reporter Arzu Yildiz. Nel maggio del 2015, pubblicò il video dell'udienza in cui venivano processati i quattro giudici che avevano ordinato la perquisizione dei camion dei servizi 007 turchi filmati mentre trasportavano armi destinate ai jihadisti al confine con la Siria nel 2014. Il filmato della consegna era stato diffuso dal quotidiano Cumhuriyet e per questo il direttore Can Dundar e il caporedattore Erdem Gul sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e 10 mesi e 5 anni di reclusione. Ora è Arzu Yildiz a subire non solo la condanna a 20 mesi di carcere, ma anche la perdita della potestà sui due figli, perché riconosciuta colpevole di aver violato la segretezza di un'udienza a porte chiuse. Per il legale della reporter "si tratta di una vendetta" perché la misura accessoria, la revoca della potestà, è sì prevista dal codice penale turco ma raramente applicata. Contro la sentenza di primo grado sarà presentato appello.