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I prof e la guerra dei giocattoli: "Troppa violenza, disarmate quei Lego"

Non ci sono più i mattoncini di una volta, i castelli degli anni Settanta: oggi, dicono tre ricercatori neozelandesi, nei Lego c'è sempre più violenza. Tra i giocattoli è "corsa al riarmo", sostengono, e chiedono l'intervento dei governi. L'azienda replica: "Fa parte del gioco"

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I Lego hanno perso l'innocenza, non sono più i mattoncini di una volta, e allora basta: fermate la guerra dei giocattoli. O meglio, fermate quei giocattoli che "fanno la guerra" sempre di più. La crociata contro i pupazzetti violenti non arriva da qualche comitato di genitori preoccupati né da una associazione pacifista, ma da un gruppo di professori. Armati soltanto dei loro dati, i ricercatori Elena Moltchanova, James Smithies ed Erin Harrington, guidati da Christoph Barcknet, lanciano l'allarme: "L'azienda Lego è diventata la più grande produttrice di giocattori del mondo. L'abbiamo messa sotto esame per capire se i giocattoli sono diventati più violenti nel corso del tempo".

"L'innocenza perduta". "Prima di tutto - spiegano i tre accademici neozelandesi - abbiamo osservato che la presenza di armi giocattolo nelle scatole dei mattoncini è diventata sempre più frequente. Poi abbiamo analizzato il grado di violenza percepita, prendendo in esame i cataloghi dei giocattoli Lego dal 1978 al 2014". E i dati, concludono i tre, parlano chiaro: la violenza è aumentata. Anzi, è "significativamente aumentata: quei giocattoli non sono più innocenti come una volta".

Dal castello alle sparatorie. C'era una volta la scatola dei sogni di chi, nel 1978, era bambino: nel kit erano comprese spade, lance e asce. Fu in quell'anno che le prime armi fecero il loro ingresso nel mondo di mattoncini. Oggi sfogliando il catalogo "quattro pagine su dieci contengono scene di violenza", e sotto gli occhi dei più piccoli scorrono "sparatorie e atmosfere sempre più violente", dicono dall'Università di Canterbury, in Nuova Zelanda.
Il 1989 è stato l'anno dei pirati e dei cannoni, il 1995 quello degli arpioni di Aquazone, nel 1999 con "Guerre stellari" è stata introdotta solo un'arma in più, mentre tra 2005 e 2006 molti armamenti sono entrati "in gioco" nella serie Bionicle. Tra i giocattoli sotto accusa, il minotauro "Pyrox" Hero Factory. Oggi quasi il 30% dei set Lego contiene almeno un'arma, mentre sui cataloghi la violenza cresce del 19% ogni anno. Anche l'espressività dei pupazzetti è cambiata nel tempo. "Niente a che vedere con i giocattoli anni Settanta", concludono gli studiosi.

Il dibattito. Sì, ma perché tutta questa violenza? "Il fatto è che è eccitante", dicono i tre neozelandesi: nell'era in cui i giochi virtuali convivono con i giochi di una volta, tra i produttori scatta la corsa per attirare l'attenzione dei piccoli consumatori. Quello dei Lego è solo uno dei casi, dicono. C'è una corsa al prodotto più stimolante. E' una specie di "corsa al riarmo" versione giocattolo. Ma tutta quella violenza ha effetti negativi sui più piccoli. E allora i prof si appellano ai governi, chiedono di cominciare a misurare il fenomeno e di mettere un limite. La Lego risponde: “Il conflitto fa parte del gioco, è una parte naturale nello sviluppo del bambino. Cerchiamo sempre di usare lo humour, quando è possibile, per abbassare il livello dello scontro". A gennaio di quest'anno la Lego ha risposto alla campagna #ToyLikeMe e a una petizione da ventimila firme introducendo il primo pupazzetto su sedia a rotelle. Chissà che ora non scatti anche la corsa al disarmo - dei giocattoli, naturalmente.