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Volo Egyptair, torna la tesi dell'esplosione. Il medico legale egiziano: "Solo un'ipotesi"

Alcuni degli oggetti dell'Airbus 320 Egyptair recuperati in mare (afp)
Un esperto del team investigativo egiziano: "Nessuna traccia di esplosivi ma le piccole dimensioni delle parti di corpo recuperate fanno propendere verso questa causa". Però il capo dell'Istituto di medicina legale che indaga sul disastro precisa: "Nessun fondamento di verità"
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IL CAIRO - Sarebbe stata una "esplosione a bordo" a provocare la tragedia dell'Airbus 320 Egyptair precipitato nel Mediterraneo cinque giorni fa, lo scorso 19 maggio mentre volava da Parigi al Cairo con 66 persone a bordo. Lo sostiene un medico legale egiziano del team investigativo che ha esaminato i resti umani trovati nel punto in cui l'aereo è caduto e afferma che "non è stata trovata parte di corpo più grande di un braccio". E sarebbero proprio le dimensione delle parti recuperate a far propendere gli esperti verso questa ipotesi anche se, sottolineano, non ci sono tracce di esplosivi.

Poche ore dopo, però, arriva dal Cairo una precisazione. "Tutto quello che è stato pubblicato riguardo la questione non ha fondamento di verità. Si tratta solo di ipotesi non emesse dall'istituto di medicina legale o da qualunque altro medico del suo personale", questo il comunicato emesso dal capo dell'Istituto di medicina legale, Hisham Abdel Hamid che anche a capo del team investigativo che indaga sulla tragedia, rilanciato con un post su telegram dalla tv satellitare Al Arabiya.

E sulla possibile presenza di esplosivo nei resti umani ritrovati c'è stato un piccolo giallo: secondo la Bbc nei tessuti umani delle vittime ne sarebbero state trovate tracce, ma un portavoce del ministero della Giustizia egiziano ha esplicitamente smentito la notizia.

Ridda di voci, quindi, sul risultato degli esami autoptici sui primi resti umani ritrovati delle persone che erano a bordo del volo MS804. Quanto all'ipotesi esplosione c'è chi fa notare che, quando cade un aereo, c'è sempre un'esplosione prima o dopo: in aria, come risultato di un'avaria o di un atto criminale; o quando il velivolo si schianta in mare dopo chilometri in caduta libera.

Investigatori francesi hanno detto che l'aereo, prima di scomparire dai radar, ha inviato una serie di allerta indicando del fumo a bordo, oltre a possibili problemi ai computer di bordo. I segnali non indicavano quale potesse essere la causa del fumo, quindi si è detto che non può essere escluso né un sabotaggio né un problema tecnico.

Sempre sul fronte delle indagini, ieri è caduta anche la certezza su uno dei pochi punti che finora sembravano non in discussione: le brusche virate dell'Airbus 320 segnalate nel dettaglio dalla Grecia sono state escluse escluse dall'Egitto:  "L'aereo è apparso ad un'altezza di 37 mila piedi all'interno dello spazio aereo (greco, ndr) senza alcuna deviazione, poi è scomparso dagli schermi dei radar dopo meno di un minuto", ha dichiarato Ehab Mohieldin, l'amministratore delegato del Nansc, l'Ente nazionale egiziano di servizi per la navigazione aerea.

Anche se non lo ha esplicitato, la dichiarazione è in aperto contrasto con quella resa già giovedì, poche ore dopo il disastro che ha causato 66 vittime, dal ministro della Difesa greco Panos Kammenos: "Immediatamente dopo essere entrato nella Fir", la "flight information region" del Cairo, "ha compiuto brusche virate e una discesa che descrivo così: 90 gradi a sinistra e poi 360 gradi a destra". Kammenos aveva anche parlato di un violenta perdita di quota del velivolo di 6.700 metri ("da 37.000 a 15.000 piedi") di cui il responsabile egiziano non parla.

Per avere delle certezze occorrerà recuperare le scatole nere. Alla caccia ai dispositivi, condotta con un sottomarino-robot egiziano in grado di operare a 3.000 metri di profondità, quella del fondale in cui si sta cercando il relitto, si è unito nelle ultime ore il ricognitore francese "Jacoubet".