Allungando così la lista dei diritti fondamentali calpestati e confermando le ragioni per le quali l'Egitto figura al 158esimo posto su 180 tra i Paesi censiti nel 2015 nel Rapporto sulla libertà di stampa nel mondo dell'organizzazione internazionale non governativa "Reporter senza frontiere".
Nella notte di martedì, Remy Pigaglio, giornalista francese da due anni corrispondente dall'Egitto per diverse testate, tra cui il quotidiano cattolico La Croix e la radio Rtl e dunque regolarmente provvisto di un visto stampa, è stato infatti arrestato all'aeroporto del Cairo appena sbarcato dall'aereo che lo riportava nella capitale dopo una breve vacanza in Francia. Pigaglio è stato privato del bagaglio, del passaporto, del suo smartphone e scaraventato in una cella dell'aeroporto dove è rimasto in isolamento per 30 ore, con il diniego di poter comunicare con chiunque, compresa la propria ambasciata. Al giornalista francese non solo non è stato notificato alcun provvedimento di fermo, ma non sono state date spiegazioni sulle ragioni dell'arresto. I contatti del suo telefono sono stati aperti e consultati dalla polizia egiziana senza alcun mandato, così come frugati i suoi effetti personali.
Pigaglio è stato quindi rilasciato, ma solo per percorrere a ritroso il percorso tra il terminal degli arrivi e i gate delle partenze, dove è stato messo su un aereo per Parigi con un provvedimento di espulsione e la libertà poter dire poche parole: "Non sono stato trattato male. Non sono stato interrogato e non ho saputo, né so le ragioni del mio arresto e della mia espulsione".
È il primo giornalista occidentale arrestato in questa nuova stagione di repressione del Regime, ma non è il primo a essere stato costretto a lasciare il Paese. Era successo al bureau chief, il capo dell'ufficio di corrispondenza, della prestigiosa agenzia di stampa inglese Reuters, "esfiltrato" dal Cairo dopo le intimidazioni con cui il Governo egiziano aveva bollato il lavoro di inchiesta dell'agenzia sul caso Regeni. E' dunque certo che la storia non finisca qui. Che la campagna di intimidazione e delegittimazione avviata dal Regime sia destinata a colpire ancora. Non fosse altro per la nuova legge sull'informazione che il Parlamento si prepara a varare.
Nuove norme che vieteranno le riprese video e le registrazioni audio dal vivo senza un permesso preventivo delle autorità di polizia. E che, nelle intenzioni del Regime, dovrebbero annichilire quei pochi blog e piattaforme digitali in cui ancora rimane acceso un barlume di giornalismo indipendente.
Egitto, la protesta dei selfie: "Scarcerate gli artisti anti Al-Sisi"
Un selfie per protestare, ma con gli occhi coperti. Così molti attivisti egiziani stanno chiedendo la scarcerazione dei cinque artisti di "Street Children", accusati di aver criticato e deriso il presidente Al-Sisi con video-selfie postati in rete. Gli "Street Children" fanno parte di un movimento di pensiero antigovernativo nato durante la rivoluzione civile del 2011 e portato avanti ancora oggi da giovani che si oppongono alle regole degli islamisti e dei militari. In passato, per contenere i "ribelli", le autorità avevano chiuso centri culturali e cancellato festival dedicati all'arte di strada. Oggi sono arrivate a presidiare i social network, considerati gli ultimi luoghi dove poter esprimere le proprie opinioni. Per questo la scelta di coprirsi mezzo volto: nemmenmo quello virtuale è un mondo libero
Tutto questo, ad eccezione della protesta di ieri del ministero degli Esteri francese, non ha mosso, né sembra destinato a muovere le acque immobili delle cancellerie europee. A cominciare da quella italiana che, da settimane, dopo i "tweet" del Presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri che promettevano una resiliente e non negoziabile richiesta di verità per Regeni, annunciando "iniziative progressive" nei confronti dell'Egitto dopo il richiamo dell'ambasciatore per consultazioni, si è fatta improvvisamente silente. "Ansiosa di normalizzare i suoi rapporti con l'Egitto", dice Riccardo Nuri, portavoce di Amnesty International.
E' un fatto che l'Italia abbia nominato il nuovo ambasciatore al Cairo, Giampaolo Cantini, che presto presenterà le sue credenziali e dunque che l'unico atto diplomatico "ostile" nei confronti del Regime sia in fase di rientro. Senza ulteriori conseguenze. E' un fatto che, sul sito istituzionale del Ministero degli Esteri, nella lunga, dettagliata e aggiornatissima "scheda Paese" dedicata all'Egitto con cui la Farnesina avvisa i cittadini dei rischi legati al viaggio (si riferisce da ultimo della catastrofe dell'Airbus Egyptair), ci sia una sola circostanza omessa. Il sequestro e la morte di Giulio Regeni, cittadino italiano (Viaggiaresicuri.it/Egitto). Un dettaglio, per dire, che, al contrario, non è sfuggito ai "travel alert" del Dipartimento di Stato Usa (Travel.state.gov/Egypt).