Caschi blu, un esercito per difendere la pace
Dal 1955 a oggi sono 28 le missioni di peacekeeping lanciate dalle Nazioni Unite a cui hanno partecipato le Forze Armate italiane. In questo momento oltre mille militari italiani indossano il Casco blu, impegnati con operazioni in Libano e in Mali. L'Italia è attualmente il primo Paese occidentale (il settimo in assoluto) in termini di contributo sul campo alle operazioni militari dell'Onu. In tutto le Nazioni Unite impiegano circa 125 mila persone di oltre 120 nazioni, con un budget di quasi nove miliardi di dollari. Le missioni in aree di crisi si articolano in attività mirate a fermare conflitti, portare assistenza umanitaria, bonificare campi minati, favorire negoziati, consentire il regolare svolgersi di elezioni, sviluppare capacità locali per la sicurezza o semplicemente osservare e riferire le dinamiche delle crisi in atto. Ma l'impegno maggiore, com'è ovvio, è la protezione dei civili, che impegna il 95 per cento dei peacekeeper. E' un compito impegnativo, pieno di insidie e rischi - come testimonia l'elenco di oltre 3.400 caduti, nel quale figurano i nomi di 50 Italiani - che è valso ai Caschi blu il Nobel per la Pace nel 1988. L'Italia ha dato un contributo generoso al peacekeeping, iniziato poco dopo l'adesione all'Organizzazione, avvenuta il 14 dicembre 1955. La prima partecipazione effettiva avvenne infatti nel 1956, con la United Nations Emergency Force I, lanciata per intervenire nella crisi di Suez. La prima missione di peacekeeping - inizialmente concepita sotto egida Onu - in cui le Forze Armate italiane ebbero un ruolo attivo fu quella del contingente Italcon, inviato in Libano dal 1982 al 1984. L'operazione, condotta dai militari italiani nel rispetto della cultura locale e a favore della popolazione civile, costituì il primo passo per una visione italiana del peacekeeping, a cui si fa ancora oggi riferimento. Da qui partirà il futuro impiego dei Caschi blu della cultura, forniti dall'Italia nell'ambito delle attività dell'Unesco a tutela del patrimonio artistico e culturale mondiale, minacciato dalle guerre. Ed è sempre in Libano che si registra oggi la presenza più importante di peacekeeper italiani, con oltre mille militari impegnati nella regione meridionale del Paese per Unifil, il cui comando è stato affidato all'Italia senza soluzione di continuità per tre mandati. Le immagini di questa gallery sono una selezione dal volume realizzato da "Informazioni della Difesa", la rivista dello Stato maggiore della Difesa, in occasione del 60esimo anniversario dell'adesione italiana all'Onu