Esteri

Plotoni di turisti: così la Cina va alla conquista dell'arcipelago

La Cina invia le comitive ad occupare le isole contese nel Mar cinese meridionale. E’ la nuova "strategia bellica" lanciata da Pechino: gitanti in crociera e sbarchi sugli atolli artificiali 

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PECHINO - Per la Cina l'arma segreta del secolo è il turismo e le comitive sono le sue truppe. All'assalto dei territori contesi non vanno più i soldati dell'armata rivoluzionaria del popolo, ma i gitanti delle agenzie di viaggio di Stato. L'ultimo test del nuovo ordigno di massa è stato effettuato nell'area più calda del momento, il Mar cinese meridionale. Una nave da crociera di Pechino ha fatto sbarcare gruppi di turisti cinesi sugli atolli dell'arcipelago delle Paracels, rivendicato anche dal Vietnam. Altri visitatori, armati di costumi da bagno, creme solari e macchine fotografiche, hanno invaso per alcune ore le isole artificiali Spratly e Scarborough, costruite dalla Cina sulla barriera corallina che anche Malesia e Filippine considerano propria.

I primi plotoni turistici cinesi sono stati filmati dai media di Stato, impegnati a piantare nella sabbia e tra gli scogli la bandiera nazionale, rossa e con le cinque stelle gialle. Gli sbarchi pacifici, effettuati senza dover esibire il passaporto, o varcare punti di controllo presidiati da agenti stranieri, hanno l'obiettivo di provare a livello internazionale che gli arcipelaghi del Mar cinese meridionale appartengono a tutti gli effetti al territorio cinese. Nel corso dei tour le autorità di Pechino, per divertire i loro turisti-soldati, hanno organizzato anche show musicali, battute di pesca e romantici barbecue al tramonto, annunciando che si tratta solo del primo passo verso il lancio delle isole contese nel mercato globale delle vacanze. Sulla minuscola isola di Woody, che i cinesi chiamano Yongxing, sono apparsi cartelli stradali in legno che indicano le distanze chilometriche da Pechino, New York, Bangkok e Sydney, simili a quelli che campeggiano nei più importanti siti turistici della terraferma. Anche le informazioni sulle distanze hanno un fine politico. Sull'isola di Woody, contesa da Hanoi, negli ultimi mesi la Cina ha costruito alcuni edifici, dichiarando di aver fondato la città di Sansha, sede del governo distaccato della regione di Hainan. I cartelli stradali servono a localizzare il nuovo capoluogo, ma solo per gli Stati non direttamente coinvolti nello scontro per il controllo del Mar cinese meridionale. Poco distante da Sansha, dove è stato anche inaugurato il primo hotel, si trova l'isola di Duncan, luogo entrato nella storia post-rivoluzionaria di Mao Zedong. Quarantadue anni fa le truppe rosse qui respinsero l'esercito sud-vietnamita, già inviato a presidiare aree di pesca frequentate da secoli.

Xiao Jie, proclamato da Pechino sindaco di Sansha, davanti ai turisti cinesi in festa ha dichiarato che gli arcipelaghi contesi non richiedono più l'uso della forza e che la Cina "li trasformerà presto in resort di lusso simili alle Maldive". I media di Stato hanno pubblicato immagini che ritraggono le comitive rosse mentre piantano tende sulle strisce di sabbia portata dalle navi cinesi, o mentre prendono il sole su sdraio aperte sopra basi di cemento, fondamenta delle prime ville per vacanze, già in costruzione. Dietro l'atmosfera spensierata diffusa dalla propaganda di Pechino si cela in realtà uno dei conflitti contemporanei più delicati, oggetto di un controverso passaggio del documento finale approvato la scorsa settimana dal G7, tenuto in Giappone. Tra gli arcipelaghi contesi nel Mar cinese meridionale e in quello Orientale transita oltre il 60% delle merci mondiali, il loro controllo è cruciale la navigazione in tutto il Pacifico, a partire dall'export di Giappone, Usa e Corea del Sud. Lo scontro minaccia di destabilizzare l'intera Asia, coinvolgendo anche Filippine, Taiwan e Brunei. Per ora Pechino, dopo aver costruito sulle isole piste d'atterraggio, caserme, fari e porti, ha scelto la strada dell'invasione pacifica dei propri connazionali, sostituendo i soldati con i turisti. Per la comunità internazionale rispondere con le armi agli sbarchi di gitanti cinesi in costume da bagno è giuridicamente complesso. Il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, ha dichiarato che "la storia dimostrerà chi è un semplice visitatore e chi è il vero padrone di casa". Una nuova crociera, nell'epoca del business globale del turismo, può risultare ben più potente di una vecchia portaerei.