La marina greca ha inviato subito sul luogo del naufragio, 75 miglia a sud di creta, due pattugliatori, un aereo e due elicotteri. Sull'origine del barcone non ci sono certezze. Secondo gli inquirenti potrebbe essere partito da Libia, Egitto o Turchia (come riferiscono i primi uomini recuperati). L'Oim sostiene invece che sia salpato dal Nordafrica. La loro destinazione era probabilmente l'Italia, anche se non si esclude che gli scafisti puntassero sulla Grecia aggirando le pattuglie della Nato dispiegate più a nord nell'Egeo. Già due giorni fa un gruppo di 113 migranti, per lo più afgani, era sbarcato sull'isola: il primo grande arrivo a Creta dall'inizio della crisi migranti.
Migranti, quei corpi sulla spiaggia libica: "Non possiamo chiudere gli occhi davanti all'orrore"
Non ci si può rassegnare all'orrore. Una spiaggia disseminata di corpi: bambini, donne, uomini. Alcuni sembrano siriani, altri africani. Ottantacinque cadaveri recuperati in poche ore sul litorale libico di Zuwara, da dove migliaia di persone salpano per cercare di raggiungere l'Italia. La scorsa settimana ha segnato uno dei momenti più neri nella storia del Mediterraneo: almeno ottocento persone sono annegate nel Canale di Sicilia, forse novecento come ipotizza Medici Senza Frontiere. L'intervento della Marina militare italiana, della missione europea Sophia, della capitaneria di porto, della flottiglia di ong internazionali non è riuscito a impedire il massacro. Queste navi hanno salvato decine di migliaia di profughi e migranti, ma alcuni dei naufragi sono avvenuti nelle acque territoriali libiche dove i mezzi stranieri non possono entrare. E spesso i bambini non riescono a sopravvivere in acqua neppure per attendere l'arrivo dei soccorritori. Come la bambina siriana annegata prima di venire issata a bordo, lasciando nelle mani del volontario quel salvagente drammaticamente vuoto che papa Francesco ha mostrato al mondo. Le foto raccolte dalla Mezzaluna Rossa libica e da Migrant Report sono immagini dure, che feriscono le coscienze, ma non possiamo chiudere gli occhi. È inutile illudersi: nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, per tutta l'estate un'altra moltitudine cercherà di imbarcarsi verso la Sicilia. La vita di quelle persone dipende anche da noi. E le istituzioni italiane ed europee devono fare di più. Subito. Perché nel Mediterraneo si continua a morire tutti i giorni. (di Gianluca Di Feo)
In Libia intanto, nella città costiera di Zuwara, la spiaggia si è ricoperta di corpi di migranti lungo ben 25 chilometri. Sono almeno 117 gli uomini ritrovati, secondo la Mezzaluna Rossa locale e l'ong Migrant Report. Alcuni sono bambini. La maggior parte degli annegati sono originari dell'Africa sub-sahariana. Non è chiaro né quando né dove abbiano fatto naufragio. Nella zona la scorsa settimana la Guardia Costiera aveva intercettato quattro gommoni con più di 450 persone a bordo. Alcuni dei migranti tratti in salvo avevano riferito che "più di cento" loro compagni di viaggio potevano essere annegati nella traversata.
In Italia, ieri un barcone era stato intercettato al largo di Otranto dalla Guardia di Finanza. Arrestati due scafisti originari di Brindisi. I nuovi arrivi stanno mettendo sotto pressione il nostro sistema di salvataggio e accoglienza, che vede attualmente 122mila immigrati ospitati nei centri governativi e nelle strutture temporanee. Il Viminale continua a chiedere maggiore disponibilità agli enti locali, incontrando forti resistenze. Secondo l'Oim nella serie di naufragi che ha funestato la scorsa settimana sarebbero morte almeno mille persone. Quasi 2.500 le vittime dall'inizio dell'anno.
E mentre proseguono le notizie di sbarchi di migranti e di nuove tragedie a largo della Libia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a Lampedusa. "L'Europa inizia da qui" si legge su uno striscione appeso dai lampedusani lungo il percorso che il presidente deve percorrere.