A Fallujia le truppe irachene hanno annunciato di essere pronte ad entrare nella roccaforte dell'Is assediata ormai da giorni, ma le notizie di stragi e vittime tra i civili sono sempre più frequenti. Secondo una una ong umanitaria, il Consiglio norvegese dei rifugiati (Nrc), citata dalla Bbc, diverse persone sono state uccise dagli jihadisti mentre cercavano di attraversare l'Eufrate. Shakir Al-Essawi, capo regionale dell'Nrc, ha raccontato che i civili "cercano di attraversare il fiume nascosti in frigoriferi, armadi e botti".
"I nostri peggiori timori sono stati tragicamente confermati e i civili vengono colpiti mentre cercano di fuggire per mettersi in salvo - aggiunge Nasr Muflahi, direttore di Nrc in Iraq, secondo cui "si tratta di uomini, donne e bambini innocenti che si sono lasciati tutto alle spalle e cercano solo di salvarsi la vita".
L'Nrc, che gestisce campi per rifugiati nei pressi di Falluja e che ha raccolto testimonianze di chi è riuscito a lasciare la città assediata, stima che nel centro della città vi siano ancora circa 50.000 civili, che di fatto sono ostaggi degli jihadisti. L'Is da due anni tiene in mano la città irachena, a maggioranza sunnita, che sorge a 50 chilometri a ovest di Bagdad.
Ma accuse vengono mosse anche nei confronti delle milizie sciite filogovernative: un'inchiesta è stata aperta sulla presunta uccisione di 17 civili sunniti. Lo ha annunciato il sindaco Sadoun Shaalan, dopo che un leader locale ha accusato le milizie sciite (Pmu) di aver "giustiziato" i 17 civili. Secondo l'emittente televisiva "Al Jazeera", sia gli agenti di polizia sia le milizie sciite di mobilitazione popolare sono state accusate di aver compiuto violenze e torture a danno dei civili sunniti nelle città di Karma e Saqlawiya. Fonti dell'ospedale di Amiriya Falluja sostengono di aver ricevuto i corpi di quattro sunniti della zona su cui c'erano segni di torture.
Secondo una fonte medica citata dall'emittente curda "Rudaw", che pubblica fotografie di alcune delle vittime, "i corpi senza vita di almeno 40 persone fuggite da Fallujah, che si pensa siano state uccise da combattenti di Al Hashd Al Shabbi ("Mobilitazione popolare" così sono chiamate le milizie sciite) sono arrivate nella notte all'obitorio dell'ospedale di Al Amiriyah", nei pressi di Fallujah. "I cadaveri sono in prevalenza di abitanti di Al Karma (cittadina a est di Fallujah) e di altri sfollati fuggiti dall'Isis" ha detto la stessa fonte medica aggiungendo che "alcune delle vittime, che erano passate dai corridoi di sicurezza controllati dai combattenti di Al Hashd Al Shaabi, sono decapitate, altre con arti mutilati, mentre altri ancora sono stati sepolti vivi". La stessa fonte, parlando in condizioni di anonimato, ha aggiunto che "i cadaveri, scoperti dalla polizia e da membri di tribù locali, sono stati raccolti in tre siti diversi nel perimetro di Fallujah".
"Ci sono molti cadaveri di fuggitivi e non possiamo in questa ora della notte individuare i responsabili, ma certamente le vittime sono civili innocenti", ha detto alla tv curda il colonnello dell'esercito Mohammed Al Helali prima di aggiungere che "alcuni sfollati hanno assicurato di aver subito stupri e torture dai miliziani".
"Rudaw" riferisce inoltre che nella notte, il primo ministro Haider Al Abadi ha inviato sul posto suoi rappresentanti nel tentativi di calmare la situazione dopo l'appello lanciato da capi tribali di fermare il sostegno alle truppe governative nella guerra all'Isis. Il comandante delle operazioni di Fallujah, Abdul Wahab Al Saadi, ha annunciato l'apertura di un' inchiesta.
L'offensiva delle forze governative, intanto, sembra essere ad un punto di svolta: ieri l'esercito iracheno ha annunciato di avere preso il controllo della zona sud di Falluja, due settimane dopo l'avvio dell'offensiva per strappare la città all'Is. Il generale Abdel Wahab al-Saadi ha reso noto che le sue truppe si sono assicurate una grande area agricola, Naymiyah, grazie anche al sostegno dei raid della coalizione a guida americana. Adesso le truppe irachene sono pronte ad entrare in città. All'inizio della settimana, le forze speciali irachene avevano iniziato a premere sul centro della città, incontrando però una forte resistenza dell'Is, che la controlla da oltre due anni, ed i jihadisti sono riusciti ad erigere importanti strutture difensive.
Sempre ieri le forze paramilitari sciite hanno annunciato che manderanno dei combattenti all'interno di Fallujah se le forze governative irachene non entrano rapidamente nel centro della città a maggioranza sunnita. "Noi siamo partner nella liberazione di Fallujah, la nostra missione non è ancora finita", ha affermato ad alcuni giornalisti Abu Mahdi al-Mohandis, comandante militare delle unità paramilitari. "Abbiamo completato il compito che ci era stato assegnato, quello di accerchiare la città, mentre la liberazione è stata assegnata ad altre forze", ha detto, parlando a Bagdad.
Un paio di settimane fa, il premier iracheno Haider al Abadi aveva annunciato l'inizio delle operazioni militari volte a riconquistare Falluja, la prima a cadere sotto il controllo degli jihadisti dello Stato islamico, nel gennaio del 2014. Fu conquistata sei mesi prima della proclamazione del "califfato". Insieme a Mosul, è la città irachena più importante ancora sotto il controllo dei jihadisti, dopo i recenti successi ottenuti dalle forze armate irachene.
"I nostri peggiori timori sono stati tragicamente confermati e i civili vengono colpiti mentre cercano di fuggire per mettersi in salvo - aggiunge Nasr Muflahi, direttore di Nrc in Iraq, secondo cui "si tratta di uomini, donne e bambini innocenti che si sono lasciati tutto alle spalle e cercano solo di salvarsi la vita".
L'Nrc, che gestisce campi per rifugiati nei pressi di Falluja e che ha raccolto testimonianze di chi è riuscito a lasciare la città assediata, stima che nel centro della città vi siano ancora circa 50.000 civili, che di fatto sono ostaggi degli jihadisti. L'Is da due anni tiene in mano la città irachena, a maggioranza sunnita, che sorge a 50 chilometri a ovest di Bagdad.
Ma accuse vengono mosse anche nei confronti delle milizie sciite filogovernative: un'inchiesta è stata aperta sulla presunta uccisione di 17 civili sunniti. Lo ha annunciato il sindaco Sadoun Shaalan, dopo che un leader locale ha accusato le milizie sciite (Pmu) di aver "giustiziato" i 17 civili. Secondo l'emittente televisiva "Al Jazeera", sia gli agenti di polizia sia le milizie sciite di mobilitazione popolare sono state accusate di aver compiuto violenze e torture a danno dei civili sunniti nelle città di Karma e Saqlawiya. Fonti dell'ospedale di Amiriya Falluja sostengono di aver ricevuto i corpi di quattro sunniti della zona su cui c'erano segni di torture.
Secondo una fonte medica citata dall'emittente curda "Rudaw", che pubblica fotografie di alcune delle vittime, "i corpi senza vita di almeno 40 persone fuggite da Fallujah, che si pensa siano state uccise da combattenti di Al Hashd Al Shabbi ("Mobilitazione popolare" così sono chiamate le milizie sciite) sono arrivate nella notte all'obitorio dell'ospedale di Al Amiriyah", nei pressi di Fallujah. "I cadaveri sono in prevalenza di abitanti di Al Karma (cittadina a est di Fallujah) e di altri sfollati fuggiti dall'Isis" ha detto la stessa fonte medica aggiungendo che "alcune delle vittime, che erano passate dai corridoi di sicurezza controllati dai combattenti di Al Hashd Al Shaabi, sono decapitate, altre con arti mutilati, mentre altri ancora sono stati sepolti vivi". La stessa fonte, parlando in condizioni di anonimato, ha aggiunto che "i cadaveri, scoperti dalla polizia e da membri di tribù locali, sono stati raccolti in tre siti diversi nel perimetro di Fallujah".
"Ci sono molti cadaveri di fuggitivi e non possiamo in questa ora della notte individuare i responsabili, ma certamente le vittime sono civili innocenti", ha detto alla tv curda il colonnello dell'esercito Mohammed Al Helali prima di aggiungere che "alcuni sfollati hanno assicurato di aver subito stupri e torture dai miliziani".
"Rudaw" riferisce inoltre che nella notte, il primo ministro Haider Al Abadi ha inviato sul posto suoi rappresentanti nel tentativi di calmare la situazione dopo l'appello lanciato da capi tribali di fermare il sostegno alle truppe governative nella guerra all'Isis. Il comandante delle operazioni di Fallujah, Abdul Wahab Al Saadi, ha annunciato l'apertura di un' inchiesta.
L'offensiva delle forze governative, intanto, sembra essere ad un punto di svolta: ieri l'esercito iracheno ha annunciato di avere preso il controllo della zona sud di Falluja, due settimane dopo l'avvio dell'offensiva per strappare la città all'Is. Il generale Abdel Wahab al-Saadi ha reso noto che le sue truppe si sono assicurate una grande area agricola, Naymiyah, grazie anche al sostegno dei raid della coalizione a guida americana. Adesso le truppe irachene sono pronte ad entrare in città. All'inizio della settimana, le forze speciali irachene avevano iniziato a premere sul centro della città, incontrando però una forte resistenza dell'Is, che la controlla da oltre due anni, ed i jihadisti sono riusciti ad erigere importanti strutture difensive.
Sempre ieri le forze paramilitari sciite hanno annunciato che manderanno dei combattenti all'interno di Fallujah se le forze governative irachene non entrano rapidamente nel centro della città a maggioranza sunnita. "Noi siamo partner nella liberazione di Fallujah, la nostra missione non è ancora finita", ha affermato ad alcuni giornalisti Abu Mahdi al-Mohandis, comandante militare delle unità paramilitari. "Abbiamo completato il compito che ci era stato assegnato, quello di accerchiare la città, mentre la liberazione è stata assegnata ad altre forze", ha detto, parlando a Bagdad.
Un paio di settimane fa, il premier iracheno Haider al Abadi aveva annunciato l'inizio delle operazioni militari volte a riconquistare Falluja, la prima a cadere sotto il controllo degli jihadisti dello Stato islamico, nel gennaio del 2014. Fu conquistata sei mesi prima della proclamazione del "califfato". Insieme a Mosul, è la città irachena più importante ancora sotto il controllo dei jihadisti, dopo i recenti successi ottenuti dalle forze armate irachene.