Regeni, dubbi degli inquirenti sulle modalità del ritrovamento dei documenti di Giulio
Roma, 25 febbraio 2016: sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere verità su Giulio Regeni (ansa)
Ros e Sco demoliscono la ricostruzione della polizia egiziana, secondo cui tesserini, passaporto e carta di credito furono recuperati a casa di una parente dei cinque presunti criminali indicati come "assassini" del ricercatore e uccisi in uno scontro a fuoco. Poco soddisfacente anche una "sintesi" dei tabulati telefonici, che copre solo una delle tre zone del Cairo di interesse investigativo
Continua a destare dubbi, in particolare, la ricostruzione della polizia egiziana sulle modalità di ritrovamento dei documenti riconducibili a Regeni. Secondo gli investigatori egiziani, i due tesserini universitari, il passaporto e la carta di credito sono stati recuperati a casa di una parente di uno dei cinque presunti banditi sui quali si erano orientate le indagini sull'omicidio del ricercatore, a loro volta uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia.
Regeni, i documenti fatti ritrovare dalla polizia egiziana
Il ministero dell'Interno del Cairo afferma che il portafoglio di Giulio Regeni con i suoi documenti è stato trovato in un appartamento delle persone uccise. I documenti - il passaporto, la tessera dell'università di Cambridge - sono stati fotografati poggiati su un piatto d'argento e diffusi sulla pagina Facebook del ministero dell'Interno egiziano. Leggi l'articolo
In un'informativa di un centinaio di pagine trasmessa al Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e al pm Sergio Colaiocco, gli investigatori di Ros e Sco hanno manifestato non poche perplessità su tale versione dei fatti per evidenti incongruenze tra una serie di dichiarazioni e i dati tecnici in possesso della procura romana. L'informativa contiene la traduzione definitiva degli atti che gli investigatori italiani hanno ottenuto in occasione dell'ultima trasferta in Egitto, l'8 maggio scorso. Documenti che contengono le dichiarazioni testimoniali dei parenti dei banditi, alcuni tabulati telefonici e l'esito delle relazioni autoptiche effettuate in Egitto su Regeni e sui cinque presunti criminali. Una pista, quella della banda di sequestratori, già ritenuta inattendibile dagli inquirenti italiani. I dubbi di Ros e Sco verranno rappresentati dai magistrati romani ai colleghi della Procura Generale del Cairo nell'ambito di un rapporto di collaborazione che, si sottolinea, non è mai venuta meno.
Regeni, l'intervista ai familiari dei 5 presunti assassini uccisi dalla polizia egiziana
Nell'ambito della comunicazione tra le procure italiana ed egiziana, è intanto giunta all'esame del pm Colaiocco una serie di documenti che la Procura generale del Cairo ha consegnato nei giorni scorsi. La documentazione in particolare consiste in una sintesi dell'esame dei telefoni cellulari agganciati ad alcune celle del Cairo. Una sintesi poco soddisfacente perché "parziale". Pur riferendosi, come richiesto dal magistrati romani nella rogatoria, al periodo tra 25 gennaio e 3 febbraio, l'ultima settimana di vita di Regeni, durante la quale fu sottoposto a torture e sevizie terribili, la documentazione riguarda solo una delle tre zone della capitale egiziana di interesse investigativo. Inoltre, si tratta di una sorta di report di quanto elaborato dalla Commissione tecnica del Ministero delle Comunicazioni egiziano. I tabulati telefonici sono ora all'esame degli esperti di Ros e Sco.