ROMA - La missione navale europea nel Mediterraneo amplia i suoi compiti: adesso non darà solo la caccia agli scafisti ma si occuperà anche di contrastare i traffici di armi verso la Libia. Lo ha deciso il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, votando all’unanimità una mozione presentata dalla Gran Bretagna. Ora l'operazione Sophia – dal nome di una bambina eritrea nata a bordo di una fregata tedesca – verrà potenziata per contribuire al pattugliamento delle rotte usate dai mercantili che riforniscono i combattenti dello Stato Islamico.
Oggi la flotta Ue interviene contro le organizzazioni che gestiscono l’esodo di disperati verso le coste italiane. Tiene sotto controllo le zone di partenza dei barconi, cercando di intercettarli quando entrano in acque internazionali: le navi non possono infatti penetrare nello spazio territoriale libico. Il suo intervento cominciato un anno fa ha spinto i clan degli schiavisti a rinunciare all'uso di pescherecci o grandi imbarcazioni, utilizzando solo gommoni. Tutti i mezzi bloccati infatti vengono requisiti o distrutti, impedendo che vengano usati per nuovi viaggi e riducendo il profitto dei clan. Tutte le persone invece vengono soccorse e trasferite in Italia.
L'operazione è agli ordini dell’ammiraglio Enrico Credendino, conta sulla portaerei Garibaldi, su cinque navi militari e una decina di velivoli forniti da tutti i paesi della Ue. Adesso però dovrà venire potenziata per rendere concreto l’embargo dell’Onu sulle armi. Una spedizione che servirà a contrastare la rinascita di nuclei dello Stato Islamico, oggi arroccati in alcuni quartieri di Sirte ma che potrebbero essersi dispersi in altre zone. Ma nel caos libico ci sono altri soggetti che potrebbero cercare rinforzi via mare. Come le formazioni vicine ad Al Qaeda che negli ultimi anni avevano trovato sostegno nel governo di Tripoli. O l’armata del generale Haftar che in Cirenaica tutela i disegni politici del parlamento di Tobruk. Il governo unitario di Fayez Sarraj insediato dalle Nazioni Unite a Tripoli nelle prossime settimane dovrà cercare di prendere il controllo del paese facendo leva sul blocco alle vendite di petrolio. E tentando di impedire l’arrivo di altre armi.
Oggi la flotta Ue interviene contro le organizzazioni che gestiscono l’esodo di disperati verso le coste italiane. Tiene sotto controllo le zone di partenza dei barconi, cercando di intercettarli quando entrano in acque internazionali: le navi non possono infatti penetrare nello spazio territoriale libico. Il suo intervento cominciato un anno fa ha spinto i clan degli schiavisti a rinunciare all'uso di pescherecci o grandi imbarcazioni, utilizzando solo gommoni. Tutti i mezzi bloccati infatti vengono requisiti o distrutti, impedendo che vengano usati per nuovi viaggi e riducendo il profitto dei clan. Tutte le persone invece vengono soccorse e trasferite in Italia.
L'operazione è agli ordini dell’ammiraglio Enrico Credendino, conta sulla portaerei Garibaldi, su cinque navi militari e una decina di velivoli forniti da tutti i paesi della Ue. Adesso però dovrà venire potenziata per rendere concreto l’embargo dell’Onu sulle armi. Una spedizione che servirà a contrastare la rinascita di nuclei dello Stato Islamico, oggi arroccati in alcuni quartieri di Sirte ma che potrebbero essersi dispersi in altre zone. Ma nel caos libico ci sono altri soggetti che potrebbero cercare rinforzi via mare. Come le formazioni vicine ad Al Qaeda che negli ultimi anni avevano trovato sostegno nel governo di Tripoli. O l’armata del generale Haftar che in Cirenaica tutela i disegni politici del parlamento di Tobruk. Il governo unitario di Fayez Sarraj insediato dalle Nazioni Unite a Tripoli nelle prossime settimane dovrà cercare di prendere il controllo del paese facendo leva sul blocco alle vendite di petrolio. E tentando di impedire l’arrivo di altre armi.