ROMA - Vice-ministro agli Esteri Mario Giro, Medici Senza Frontiere ha annunciato una decisione molto dura: rifiuta i finanziamenti dell'Europa a causa delle politiche contro le migrazioni della Ue.
"Avevo già dimostrato il mio rispetto della decisione di Msf di non partecipare al vertice di Istanbul. Questa nuova denuncia molto dura di Msf deve provocare una riflessione molto seria in Europa. Anche questa loro posizione deve aiutarci a capire che il Migration Compact proposto dall'Italia deve avere un pilotaggio politico molto forte e non limitarsi solo a percorrere la strada della "condizionalità", vi offriamo questi aiuti se bloccate i migranti. Deve essere un vero patto euro-africano e rispettare i diritti dei cittadini più deboli".
La Commissione a Bruxelles ha appena recepito il Compact: quale è il vostro giudizio sulla comunicazione Timmermans-Mogherini in vista del Consiglio europeo di fine giugno?
"Non siamo del tutto soddisfatti. È stato fatto uno sforzo ma vedo ancora dei punti di miglioramento. Ho letto con molta attenzione le fitte 18 pagine - in "eurocratese" stretto - della comunicazione al prossimo Consiglio e, con mia sorpresa, mi sono reso conto che - senza mai citarlo - del nostro Migration Compact si prende abbastanza la lettera ma si tralascia lo spirito politico".
Eppure per molti sembrava essere arrivata finalmente una svolta.
"Che ancora non c'è. Per questo Gentiloni dice che si tratta di un primo passo. Innanzitutto la comunicazione parte dall'esempio dell'accordo con la Turchia, citato continuamente. Non mi pare possa esserci un reale accostamento. La Turchia è uno Stato forte che ha seriamente preso in mano una crisi acuta di profughi, quella siriana. Al netto delle posizioni sulla guerra in Siria che possono divergere, dobbiamo riconoscere alla Turchia una seria gestione del fenomeno dal punto di vista umanitario. Accostare questa crisi acuta al flusso migratorio endemico, ventennale almeno, che viene dall'Africa mi pare azzardato. C'è poi il fatto che nell'accordo con la Turchia esiste un tema di risorse (3 miliardi di cui sborsati per ora solo circa 300 milioni) ed una delicata questione tutta politica: quella dei visti. Se diamo 3 miliardi alla sola Turchia, darne circa l'equivalente a 16 paesi africani mi pare davvero poco".
Ma si parla di 60 miliardi...
"Le cifre vanno lette bene. Il documento rafforza il trust fund per l'Africa deciso a La Valletta mentre noi abbiamo proposto un nuovo strumento. La Valletta aveva già 1,8 miliardi a cui ora la commissione aggiunge 500 milioni freschi. Poi ci sono 400 altri nuovi milioni per lo strumento finanziario a venire, che si aggiungono a 1,6 miliardi già esistenti provenienti dal capitolo sviluppo. Questo é quanto. Ma la cosa pericolosa é che l'aspetto piú importante, cioè lo strumento finanziario che potrebbe moltiplicare tali denari con il blending fino a 60 miliardi, viene rimandato. Quindi si cita la cifra ma intanto non c'è ancora strumento per realizzarla. Questo è grave. Non si tratta di una mancanza di soldi (che ci sono): si tratta di impostazione politica. Avevamo chiesto di anticipare la mid-term review del bilancio europeo per riorientare molte più risorse immediate ma ovviamente c'è ancora da insistere".
Cosa manca? Come costruire correttamente il rapporto con l'Africa in maniera che sia utile anche a gestire l'immigrazione?
"Il Migration Compact è un disegno politico che rovescia il paradigma: se vuoi che gli stati africani si sentano coinvolti nella gestione dei flussi migratori, devi mettere investimenti seri e cospicui sull'altro piatto della bilancia. Devi cioè prenderli sul serio, farne dei partner politici veri. È' quello che Renzi ha detto ai ministri africani il 18 maggio scorso a Roma. È il patto euro-africano. Il documento della Commissione invece percorre in parte la vecchia strada: chiediamo loro subito di trattenere i profughi con pochi fondi nuovi (tutti dedicati al securitario e ai Centri), e poi vedremo. Se saranno bravi, andremo avanti. Si parla pure di premialità nella Cooperazione se ottemperano e viceversa. Trovo questo inefficace. Quando mai ha funzionato? Sono anni che si parla di rimpatri e non funzionano. Sa perché? Perché la dirigenza africana di uno stato povero e fragile, magari anche sfidato dal terrorismo, non ha nessun interesse a usare le poche forze che ha nel trattenere sul proprio territorio i migranti: li lascia passare, soprattutto se cittadini di paesi terzi. Si tratta di un modo per non crearsi un problema in più. Ma scusi: possiamo chiedere agli africani di fare quello che non facciamo noi europei? La ricollocazione dei rifugiati decisa in Consiglio europeo non funziona, solo l'1%! A chi vogliamo dare lezioni?".
Allora lei sta dicendo che questa impostazione non funziona. Quale deve essere la soluzione secondo il governo italiano?
"La soluzione esiste ma deve essere ambiziosa. Dico di prendere sul serio gli africani senza accostare o mescolare situazioni diverse. Il Migration Compact rovescia l'equazione. Prende sul serio gli africani e offre loro una vera partnership politica mediante grandi investimenti, diciamo alcuni miliardi per paese. Non si tratta di doni ma di investimenti infrastrutturali, energetici, cose altamente interessanti anche per le nostre imprese. Utilizzando i fondi che ci sono (alla BEI ad esempio, che ne ha più della World Bank), contestualmente alla gestione migranti, possiamo ottenere un impatto economico forte, vantaggioso per entrambi, che crei sviluppo e lavoro. Lo sviluppo si sa è un processo lento: solo con un impatto forte puoi ottenere uno scatto immediato: parlo di strade, energia, agroindustria. Metti questo sul piatto e allora sì che uno stato africano ci sta. Tale contestualità purtroppo sparisce nella comunicazione Timmermans-Mogherini. E' l'aspetto più problematico: c'è un decouplage che mi allarma. Così non funziona, non ha mai funzionato. Occorre una forte magnitudine di intervento economico per ottenere una partnership leale e dei risultati certi".
Quindi di partnership il documento ha solo il nome
"Direi che nella comunicazione paradossalmente c'è tutto ma messo nell'ordine sbagliato e con la parte essenziale rimandata ad ottobre. Si vede che si tratta di un documento già troppo mediato. La Commissione dovrebbe avere più coraggio, tanto ci pensa il Consiglio poi a mediare. Parla di "cause radici" ma poi le ignora nella soluzione immediata e rimanda. Sembra che non si senta il morso della realtà, ed è scandaloso che si muoia continuamente davanti alle nostre coste e non si senta tale urgenza. Il Migration Compact era un grido, questa comunicazione è ancora un bisbiglio. L'unica cosa veramente giusta che dice è che mancano vie legali per una migrazione ordinaria in Europa. È solo accennato ma c'è".
Mancano pochi giorni al Consiglio europeo: cosa sta pensando di fare il governo italiano?
"L'Italia continuerà a battersi in Consiglio europeo perché ci sia più visione strategica immediata. Vogliamo il piano di investimenti contestualmente al resto. Non mi si dica che ci vuole tempo: per la Turchia ci abbiamo messo una settimana... quando la Germania chiede, tutto si muove in fretta. Non vogliamo dei Migration liaison officers europei per paese (che conterebbero poco) ma dei veri inviati speciali, come richiesto, che abbiano la caratura politica giusta per negoziare realmente con i vari paesi, mettendo assieme investimenti, parte sicurezza e parte migrazione. Non ci deve essere decouplage: il compact è questo nesso politico che significa investimenti, comune risposta al terrorismo, comune gestione dei flussi. Non va bene nemmeno fare solo riferimento alla "carta blu": perché mai gli Stati africani dovrebbero trattenere i poveracci che fuggono e lasciar andare in Europa i pochi cervelli che hanno? Cosa diamo loro in cambio? Ci vuole rispetto per l'Africa o il continente ci girerà le spalle. L'Italia chiede un sistema nuovo, non implementare La Valletta che ha già i suoi problemi; chiediamo la midterm review del bilancio e più coraggio nel riorientare le risorse. I soldi ci sono: ogni anno l'Europa dona oltre 60 miliardi in aiuto pubblico allo sviluppo. Quindi può e deve fare uno sforzo in tal senso".
Quali sono le posizioni dei vari paesi che bloccano un'evoluzione verso una piena accettazione del Migration Compact? Cos'è successo che rende il negoziato così complicato?
"Sappiamo che in Europa si deve sempre mediare a 28: questo non mi scandalizza. Mi preoccupa piuttosto che ci sia una mediazione a monte quando ce ne sarà già un'altra a valle. Manca soprattutto la spinta politica, qualcuno che incarni il Migration Compact politicamente. Ho la sensazione che, pur accettandolo, lo si voglia depotenziare. In Europa forse nessuno lo sente veramente suo. Ora che Carlo Calenda é divenuto ministro dello Sviluppo economico, spero che ció non avvenga anche in Italia".
"Avevo già dimostrato il mio rispetto della decisione di Msf di non partecipare al vertice di Istanbul. Questa nuova denuncia molto dura di Msf deve provocare una riflessione molto seria in Europa. Anche questa loro posizione deve aiutarci a capire che il Migration Compact proposto dall'Italia deve avere un pilotaggio politico molto forte e non limitarsi solo a percorrere la strada della "condizionalità", vi offriamo questi aiuti se bloccate i migranti. Deve essere un vero patto euro-africano e rispettare i diritti dei cittadini più deboli".
La Commissione a Bruxelles ha appena recepito il Compact: quale è il vostro giudizio sulla comunicazione Timmermans-Mogherini in vista del Consiglio europeo di fine giugno?
"Non siamo del tutto soddisfatti. È stato fatto uno sforzo ma vedo ancora dei punti di miglioramento. Ho letto con molta attenzione le fitte 18 pagine - in "eurocratese" stretto - della comunicazione al prossimo Consiglio e, con mia sorpresa, mi sono reso conto che - senza mai citarlo - del nostro Migration Compact si prende abbastanza la lettera ma si tralascia lo spirito politico".
Eppure per molti sembrava essere arrivata finalmente una svolta.
"Che ancora non c'è. Per questo Gentiloni dice che si tratta di un primo passo. Innanzitutto la comunicazione parte dall'esempio dell'accordo con la Turchia, citato continuamente. Non mi pare possa esserci un reale accostamento. La Turchia è uno Stato forte che ha seriamente preso in mano una crisi acuta di profughi, quella siriana. Al netto delle posizioni sulla guerra in Siria che possono divergere, dobbiamo riconoscere alla Turchia una seria gestione del fenomeno dal punto di vista umanitario. Accostare questa crisi acuta al flusso migratorio endemico, ventennale almeno, che viene dall'Africa mi pare azzardato. C'è poi il fatto che nell'accordo con la Turchia esiste un tema di risorse (3 miliardi di cui sborsati per ora solo circa 300 milioni) ed una delicata questione tutta politica: quella dei visti. Se diamo 3 miliardi alla sola Turchia, darne circa l'equivalente a 16 paesi africani mi pare davvero poco".
Ma si parla di 60 miliardi...
"Le cifre vanno lette bene. Il documento rafforza il trust fund per l'Africa deciso a La Valletta mentre noi abbiamo proposto un nuovo strumento. La Valletta aveva già 1,8 miliardi a cui ora la commissione aggiunge 500 milioni freschi. Poi ci sono 400 altri nuovi milioni per lo strumento finanziario a venire, che si aggiungono a 1,6 miliardi già esistenti provenienti dal capitolo sviluppo. Questo é quanto. Ma la cosa pericolosa é che l'aspetto piú importante, cioè lo strumento finanziario che potrebbe moltiplicare tali denari con il blending fino a 60 miliardi, viene rimandato. Quindi si cita la cifra ma intanto non c'è ancora strumento per realizzarla. Questo è grave. Non si tratta di una mancanza di soldi (che ci sono): si tratta di impostazione politica. Avevamo chiesto di anticipare la mid-term review del bilancio europeo per riorientare molte più risorse immediate ma ovviamente c'è ancora da insistere".
Cosa manca? Come costruire correttamente il rapporto con l'Africa in maniera che sia utile anche a gestire l'immigrazione?
"Il Migration Compact è un disegno politico che rovescia il paradigma: se vuoi che gli stati africani si sentano coinvolti nella gestione dei flussi migratori, devi mettere investimenti seri e cospicui sull'altro piatto della bilancia. Devi cioè prenderli sul serio, farne dei partner politici veri. È' quello che Renzi ha detto ai ministri africani il 18 maggio scorso a Roma. È il patto euro-africano. Il documento della Commissione invece percorre in parte la vecchia strada: chiediamo loro subito di trattenere i profughi con pochi fondi nuovi (tutti dedicati al securitario e ai Centri), e poi vedremo. Se saranno bravi, andremo avanti. Si parla pure di premialità nella Cooperazione se ottemperano e viceversa. Trovo questo inefficace. Quando mai ha funzionato? Sono anni che si parla di rimpatri e non funzionano. Sa perché? Perché la dirigenza africana di uno stato povero e fragile, magari anche sfidato dal terrorismo, non ha nessun interesse a usare le poche forze che ha nel trattenere sul proprio territorio i migranti: li lascia passare, soprattutto se cittadini di paesi terzi. Si tratta di un modo per non crearsi un problema in più. Ma scusi: possiamo chiedere agli africani di fare quello che non facciamo noi europei? La ricollocazione dei rifugiati decisa in Consiglio europeo non funziona, solo l'1%! A chi vogliamo dare lezioni?".
Allora lei sta dicendo che questa impostazione non funziona. Quale deve essere la soluzione secondo il governo italiano?
"La soluzione esiste ma deve essere ambiziosa. Dico di prendere sul serio gli africani senza accostare o mescolare situazioni diverse. Il Migration Compact rovescia l'equazione. Prende sul serio gli africani e offre loro una vera partnership politica mediante grandi investimenti, diciamo alcuni miliardi per paese. Non si tratta di doni ma di investimenti infrastrutturali, energetici, cose altamente interessanti anche per le nostre imprese. Utilizzando i fondi che ci sono (alla BEI ad esempio, che ne ha più della World Bank), contestualmente alla gestione migranti, possiamo ottenere un impatto economico forte, vantaggioso per entrambi, che crei sviluppo e lavoro. Lo sviluppo si sa è un processo lento: solo con un impatto forte puoi ottenere uno scatto immediato: parlo di strade, energia, agroindustria. Metti questo sul piatto e allora sì che uno stato africano ci sta. Tale contestualità purtroppo sparisce nella comunicazione Timmermans-Mogherini. E' l'aspetto più problematico: c'è un decouplage che mi allarma. Così non funziona, non ha mai funzionato. Occorre una forte magnitudine di intervento economico per ottenere una partnership leale e dei risultati certi".
Quindi di partnership il documento ha solo il nome
"Direi che nella comunicazione paradossalmente c'è tutto ma messo nell'ordine sbagliato e con la parte essenziale rimandata ad ottobre. Si vede che si tratta di un documento già troppo mediato. La Commissione dovrebbe avere più coraggio, tanto ci pensa il Consiglio poi a mediare. Parla di "cause radici" ma poi le ignora nella soluzione immediata e rimanda. Sembra che non si senta il morso della realtà, ed è scandaloso che si muoia continuamente davanti alle nostre coste e non si senta tale urgenza. Il Migration Compact era un grido, questa comunicazione è ancora un bisbiglio. L'unica cosa veramente giusta che dice è che mancano vie legali per una migrazione ordinaria in Europa. È solo accennato ma c'è".
Mancano pochi giorni al Consiglio europeo: cosa sta pensando di fare il governo italiano?
"L'Italia continuerà a battersi in Consiglio europeo perché ci sia più visione strategica immediata. Vogliamo il piano di investimenti contestualmente al resto. Non mi si dica che ci vuole tempo: per la Turchia ci abbiamo messo una settimana... quando la Germania chiede, tutto si muove in fretta. Non vogliamo dei Migration liaison officers europei per paese (che conterebbero poco) ma dei veri inviati speciali, come richiesto, che abbiano la caratura politica giusta per negoziare realmente con i vari paesi, mettendo assieme investimenti, parte sicurezza e parte migrazione. Non ci deve essere decouplage: il compact è questo nesso politico che significa investimenti, comune risposta al terrorismo, comune gestione dei flussi. Non va bene nemmeno fare solo riferimento alla "carta blu": perché mai gli Stati africani dovrebbero trattenere i poveracci che fuggono e lasciar andare in Europa i pochi cervelli che hanno? Cosa diamo loro in cambio? Ci vuole rispetto per l'Africa o il continente ci girerà le spalle. L'Italia chiede un sistema nuovo, non implementare La Valletta che ha già i suoi problemi; chiediamo la midterm review del bilancio e più coraggio nel riorientare le risorse. I soldi ci sono: ogni anno l'Europa dona oltre 60 miliardi in aiuto pubblico allo sviluppo. Quindi può e deve fare uno sforzo in tal senso".
Quali sono le posizioni dei vari paesi che bloccano un'evoluzione verso una piena accettazione del Migration Compact? Cos'è successo che rende il negoziato così complicato?
"Sappiamo che in Europa si deve sempre mediare a 28: questo non mi scandalizza. Mi preoccupa piuttosto che ci sia una mediazione a monte quando ce ne sarà già un'altra a valle. Manca soprattutto la spinta politica, qualcuno che incarni il Migration Compact politicamente. Ho la sensazione che, pur accettandolo, lo si voglia depotenziare. In Europa forse nessuno lo sente veramente suo. Ora che Carlo Calenda é divenuto ministro dello Sviluppo economico, spero che ció non avvenga anche in Italia".