Esteri

Islanda, vince il candidato indipendente Johannesson

Gudni Johannesson al seggio con i figli (ansa)
Nel Paese in preda alla febbre calcistica, viene eletto con il 39% dei consensi un docente universitario di 48 anni e senza partito. Il primo passo da presidente? "Andrò a vedere la partita dei nostri contro l'Inghilterra agli Europei". Un'elezione segnata dallo scandalo Panama Papers
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POCHI giorni dopo il Brexit, e a poche ore dal voto spagnolo, un piccolo ma vitalissimo paese europeo ha votato ieri per le presidenziali scegliendo una svolta di rinnovamento. Parliamo dell'Islanda, attualmente in preda alla febbre del calcio per gli Europei, e che pochi anni fa ha ritirato la sua domanda di adesione alla Ue e si sente legata piuttosto alla Comunità nordica-scandinava e al Nordamerica che non a Bruxelles. Come nuovo capo dello Stato gli islandesi hanno scelto un docente universitario senza partito, Gudni Johannesson.

Uno storico di rispetto che ha deciso di occuparsi del futuro in nome di una politica trasparente e onesta dopo lo scandalo dei molti nomi eccellenti dell'isola coinvolti nei depositi non dichiarati nei Panama Papers, e guardando all'autunno delle prossime elezioni parlamentari. Elezioni da cui, secondo i sondaggi attuali, i Pirati guidati da una leader forte e giovane e attivissima nella politica online, Birgitta Jònsdòttir, dovrebbero uscire come primo partito.

Johannesson, 48 anni compiuti oggi, è stato eletto presidente con il 39,08% dei voti. Dietro di lui, la businesswoman Halla Tomasdottir, a sua volta candidata indipendente, che ha raccolto il 27,9% delle preferenze. Johannesson subentra a Olafur Grimsson, 73 anni, in carica per cinque mandati dal 1996 e costretto a maggio a ritirare la propria ricandidatura dopo il coinvolgimento della moglie nel caso Panama Papers. Nella notte, a vittoria acquisita, alla domanda su quale sarà il suo primo passo da presidente, Johannesson ha risposto: "La prima cosa, la più importante, sarà andare in Francia per vedere l'Islanda giocare contro l'inghilterra".

Nel piccolo, splendido quanto euroscettico paese di 330mila abitanti che vanta il più alto numero al mondo di scrittori per cittadino, e ha un'economia che tira e piena occupazione accogliendo ogni anno oltre 2 milioni di turisti, il capo dello Stato è eletto appunto a suffragio universale. Occasione importante per dire no al vecchio establishment conservatore (la coalizione di governo di centrodestra del 'Partito del progresso' e del 'Partito dell'indipendenza', legati secondo gli intellettuali critici agli interessi economici forti). L'attesa e l'interesse per le presidenziali sono state messe un po' in ombra dall'entusiasmo per la nazionale di calcio e dalla tensione per il match imminente con gli inglesi. E anche la sorpresa del Brexit ha colpito l'opinione pubblica islandese. Il presidente nell'isola ha poteri non trascurabili: il titolare uscente Olafur Ragnar Grimsson, prima di decidere di non ripresentarsi dopo 20 anni in carica, in aprile ha 'esternato' dure e influenti accuse al governo per i Panama papers.

Gudni Johannesson ha sempre vissuto da accademico, ha condotto una campagna con un ministaff, una piccola Skoda in leasing come unico veicolo, un bilancio pari ad appena 80mila euro circa. Ma secondo i risultati diffusi ieri ha vinto. Conquistando il 37,8 per cento dei consensi ha battuto l'imprenditrice Halla Toernasdòttir (29,8), l'ecologista e scrittore Andri Snaer Magnason (14,1) e l'ex premier conservatore David Oddsson, ultimo con appena il 13,2. Segnale chiaro dei 245mila elettori su 330mila cittadini: continuiamo con l'euroscetticismo, ma vogliamo leader politici più trasparenti, onesti, vicini alla gente. Era appunto la promessa del professore di Storia destinato ora a occuparsi del futuro. Insieme a battute di spirito. Con la moglie canadese Eliza Reid e i loro 4 figli a fianco, ha subito dichiarato: "Prima di ogni atto ufficiale, il mio primo impegno importante è volare in Francia per la partita". In lui, gli islandesi hanno scelto un personaggio simbolo della voglia di nuovo. Dopo la tragedia della crisi bancaria-finanziaria sull'onda dello shock mondiale (2008-2009) e poi dei Panama Papers.

Vedremo come andrà alle parlamentari di settembre nella bella isola tra Geyser e balene, ghiacci e vulcani, Blue Lagoon e aurora boreale. Comunque il segnale è che cresce in Islanda la voglia di cambiamento politico e trasparenza, ma non la voglia d'Europa. "Dopo il Brexit la prospettiva di un nostro avvicinamento alla Ue si allontana, e si rafforza la voglia di accordi sempre più stretti con la Comunità nordica (ndr comprende anche Svezia Norvegia Danimarca Finlandia) e paesi indipendenti", ha detto il ministro delle Finanze e leader del partito dell'indipendenza Bjarni Benediktsson. Accusato per i Panama Papers, ma influente e informato.