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Noo Saro-Wiwa: "Troppe bugie sugli immigrati"

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"La grande bugia di Brexit", così la chiama Noo Saro-Wiwa. Scrittrice, 39 anni, vive in Inghilterra da quando era bambina: sua madre pensò che fosse una "homeland" sicura mentre il padre Ken, famoso attivista, rimaneva in Nigeria a battagliare contro le multinazionali del petrolio fino al giorno del suo assassinio.

In cerca di Transwonderland (edito da 66th and 2nd) è il libro del ritorno nella terra di nascita. Ma per Saro-Wiwa la vera casa è Londra, anche se dopo Brexit si sente "minacciata".

Qual è la bugia di Brexit e chi ha ingannato chi?
"Questo è stato un voto sull'immigrazione. Nigel Farage, Boris Johnson e altri politici hanno fatto leva sull'insofferenza della gente comune per convincerla che gli immigrati sono la causa di tutti i mali, che uscire dall'Ue è la soluzione. Ci troviamo nella tempesta perfetta: gli effetti della crisi, l'emergenza rifugiati, il terrorismo. Un mix esplosivo. "

L'Europa non ha saputo disinnescarlo?
"No, anzi. I vari Farage, Le Pen, Salvini sono pronti ad accendere la miccia. Oltre alle bugie c'è un grande paradosso: gli stessi conservatori che vogliono chiudere le porte a immigrati e Ue, poi invocano la libera circolazione dei capitali. "

La Gran Bretagna che chiude le porte le fa paura?
"Sì, per la prima volta mi sento minacciata: sono minoranza etnica in un paese che cova emozioni pericolose. Rivedo con timore la Germania degli anni Trenta che sfogò la propria crisi su una minoranza. Eppure quando arrivai in Inghilterra, per la mia famiglia e per molte altre, l'Europa significava stabilità. Era il continente sicuro. Forse sarà ancora così, ma non è più scontato. "

La sua Londra ha votato in massa per il "Remain" e ha da poco eletto un sindaco immigrato di seconda generazione. Un'altra Inghilterra è possibile?
"Londra è aperta, multietnica. Una speciale "isola nell'isola". Io e Sadiq Khan, più che immigrati, siamo londinesi come tanti altri. Lo scambio di culture è la nostra quotidianità, così come lo sta diventando per la generazione Erasmus, che non a caso ha preferito il "Remain". Nella "Repubblica di Londra" la porta è ancora aperta. Vorrei che lo rimanesse."