Istanbul senza turisti, così il terrorismo spegne la città
Chiara Spagnolo, di CHIARA SPAGNOLOTra i banchi vuoti del Gran Bazar dove i 4000 negozi sono semivuoti. La condanna degli attentati da parte dei commercianti turchi non basta a rassicurare i visitatori. Nei primi cinque mesi del 2016 arrivi in calo del 35 per cento.
ISTANBUL - "Malediciamo il terrorismo" recita l'adesivo che i commercianti del Gran Bazar di Istanbul hanno attaccato bene in vista nei loro negozi, dopo l'attentato di martedi all'aeroporto Ataturk, che ha provocato 44 morti e oltre 200 feriti. Ma la maledizione del terrore, finora, ha colpito solo loro e tutti gli operatori che lavorano nel settore turistico, tesoro che per la Turchia valeva 30 miliardi di dollari all'anno e che, a causa della psicosi attentati, si assottiglia di mese in mese. Lo dicono i dati dell'Istituto turco di statistica, ma lo dicono soprattutto le facce di negozianti, guide turistiche, ristoratori, albergatori, le loro mani conserte o impegnate sulla tastiera del telefonino, le gambe accavallate mentre restano inesorabilmente seduti dopo decenni trascorsi a correre dietro ai turisti. Lo dicono le foto, scattate nei luoghi simbolo dell'antica Costantinopoli, che mostrano piccoli assembramenti di visitatori laddove, fino …
ISTANBUL - "Malediciamo il terrorismo" recita l'adesivo che i commercianti del Gran Bazar di Istanbul hanno attaccato bene in vista nei loro negozi, dopo l'attentato di martedi all'aeroporto Ataturk, che ha provocato 44 morti e oltre 200 feriti. Ma la maledizione del terrore, finora, ha colpito solo loro e tutti gli operatori che lavorano nel settore turistico, tesoro che per la Turchia valeva 30 miliardi di dollari all'anno e che, a causa della psicosi attentati, si assottiglia di mese in mese. Lo dicono i dati dell'Istituto turco di statistica, ma lo dicono soprattutto le facce di negozianti, guide turistiche, ristoratori, albergatori, le loro mani conserte o impegnate sulla tastiera del telefonino, le gambe accavallate mentre restano inesorabilmente seduti dopo decenni trascorsi a correre dietro ai turisti. Lo dicono le foto, scattate nei luoghi simbolo dell'antica Costantinopoli, che mostrano piccoli assembramenti di visitatori laddove, fino a un paio di anni fa, c'erano file chilometriche agli ingressi.
Sultanahmet ne è l'esempio più triste: primo quartiere ad essere abbandonato perché li, nei pressi dell'obelisco egiziano e di Santa Sofia, avvenne l'attentato che il 12 gennaio scorso costò la vita a dodici turisti tedeschi. Il 19 marzo, invece, tre israeliani e un iraniano sono stati uccisi da un kamikaze che è stato ricondotto all'Isis in una delle strade più turistiche, Istiklal, mentre l'attentato che il 10 giugno ha provocato 11 morti a Beyazit è stato rivendicato dai Tak, i Falchi per la libertà del Kurdistan vicini ai ribelli del Pkk, con un riferimento chiarissimo: "Vogliamo avvertire i turisti stranieri in Turchia e quelli che ci vogliono venire: gli stranieri non sono nostri obiettivi, ma la Turchia non è un Paese per loro".
Eppure c'è molta gente che il Paese continua a sceglierlo, attratta dalla sua storia millenaria, dal miscuglio affascinante di culture, dalla presenza di monumenti perfettamente conservati, da scenari naturali di impareggiabile le bellezza. Il Bosforo, nell'immaginario dei viaggiatori, resta un luogo magico e difatti continuano ad essere molto frequentate le crociere con i battelli, che fanno la spola tra la sponda europea e quella asiatica. E anche alcuni quartieri di Istanbul, finora poco conosciuti, cominciano ad imporsi all'attenzione dei vacanzieri, come Karakoi poco distante da Taksim, che ospita il Museo di arte moderna. Mentre il calo evidente è nei luoghi simbolo del turismo: la Moschea Blu come Agia Sofia, il palazzo dei sultani Topkapi, la Basilica Cisterna, il Gran Bazar. Nel mercato coperto più grande del mondo, i 4.000 negozi, poche ore dopo l'attentato all'aeroporto, sono quasi tutti vuoti. I lampadari colorati brillano sotto le luci artificiali, l'odore delle spezie impregna l'aria, i commercianti più volenterosi srotolano pashmine davanti agli occhi dei pochi turisti, qualcuno cerca di attaccare bottone offrendo un tè. Gli italiani, che negli anni scorsi facevano rifornimento di ogni souvenir e riempivano le strade con i loro dialetti, sono quasi assenti, di tedeschi manco a parlarne, inglesi uguale, francesi ancora meno. I controlli all'ingresso di ognuno dei quattro lati sono serrati: metal detector e nessuna possibilità di introdurre telecamere, ma la precauzione non basta a tenere lontana la paura. Fino a quattro anni fa la Turchia era la sesta destinazione turistica al Mondo, con oltre 41 milioni di visitatori, ma i numeri degli ultimi mesi raccontano il crollo, nonostante siano aumentati gli arrivi dai Paesi arabi e stia prendendo molto piede il turismo sanitario (legato alle cure dentistiche come ai trapianti di capelli) e quello termale.
Il ministero del Turismo di Ankara ha reso noto che nei primi cinque mesi del 2016, gli arrivi di stranieri sono diminuiti del 35%, raggiungendo il picco più basso degli ultimi ventidue anni. Il tracollo assoluto ha riguardato i russi (-92%), determinato insieme dal timore di attentati e dalla crisi diplomatica tra Turchia e Russia, ma le partenze dagli altri Paesi sono state molto al di sotto della media del passato. I tedeschi, per esempio, dopo la strage di gennaio non mettono quasi più piede a Sultanhamet, dalla Germania arrivavano ano ogni anno oltre 5 milioni di persone, che oggi sono diminuite del 31,5%. Il calo dalla Gran Bretagna si è attestato invece al 29,4%; gli italiani sono il 56,2% in meno. A maggio sono stati appena 20.298 i connazionali che hanno scelto la Turchia come meta dei loro viaggi, dopo che nel Capodanno di due anni fa Istanbul si era piazzata tra le capitali europee preferite per trascorrere le feste.
Il calo dei viaggiatori si percepisce fin dall'Italia, come mostrano anche le offerte affisse sulle vetrine delle agenzie, che hanno sostituito immagini di Istanbul e tour della Cappadocia con altre destinazioni in cui sembra che il terrorismo possa colpire con minore probabilità. E anche Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca che ha il suo hub proprio all'aeroporto Ataturk, legge nei numeri dei suoi viaggiatori il cambio delle rotte. Dall'Italia si continua a volare molto per Istanbul, ma non più come destinazione finale bensì come scalo verso una della 292 destinazioni del Mondo, con preferenza soprattutto per i Paesi Arabi, il Medio Oriente e perfino New York, grazie ad una politica aziendale di tariffe competitive e servizi di elevata qualità. Una scelta strategica, che il colosso dell'aviazione ha fatto in un momento difficilissimo per la Turchia e che gli consente di rimanere una delle compagnie aeree più forti d'Europa. Nulla possono, invece, i piccoli operatori turistici di cui Istanbul è disseminata, che ogni giorno aprono le saracinesche pregando Allah affinché arrivi qualche turista in più del giorno prima. Specie ora, che si avvicina il Bayram, la fine del Ramadan che per molti musulmani è occasione di viaggio e che negli anni scorsi portava in città migliaia di persone.
Sultanahmet ne è l'esempio più triste: primo quartiere ad essere abbandonato perché li, nei pressi dell'obelisco egiziano e di Santa Sofia, avvenne l'attentato che il 12 gennaio scorso costò la vita a dodici turisti tedeschi. Il 19 marzo, invece, tre israeliani e un iraniano sono stati uccisi da un kamikaze che è stato ricondotto all'Isis in una delle strade più turistiche, Istiklal, mentre l'attentato che il 10 giugno ha provocato 11 morti a Beyazit è stato rivendicato dai Tak, i Falchi per la libertà del Kurdistan vicini ai ribelli del Pkk, con un riferimento chiarissimo: "Vogliamo avvertire i turisti stranieri in Turchia e quelli che ci vogliono venire: gli stranieri non sono nostri obiettivi, ma la Turchia non è un Paese per loro".
Eppure c'è molta gente che il Paese continua a sceglierlo, attratta dalla sua storia millenaria, dal miscuglio affascinante di culture, dalla presenza di monumenti perfettamente conservati, da scenari naturali di impareggiabile le bellezza. Il Bosforo, nell'immaginario dei viaggiatori, resta un luogo magico e difatti continuano ad essere molto frequentate le crociere con i battelli, che fanno la spola tra la sponda europea e quella asiatica. E anche alcuni quartieri di Istanbul, finora poco conosciuti, cominciano ad imporsi all'attenzione dei vacanzieri, come Karakoi poco distante da Taksim, che ospita il Museo di arte moderna. Mentre il calo evidente è nei luoghi simbolo del turismo: la Moschea Blu come Agia Sofia, il palazzo dei sultani Topkapi, la Basilica Cisterna, il Gran Bazar. Nel mercato coperto più grande del mondo, i 4.000 negozi, poche ore dopo l'attentato all'aeroporto, sono quasi tutti vuoti. I lampadari colorati brillano sotto le luci artificiali, l'odore delle spezie impregna l'aria, i commercianti più volenterosi srotolano pashmine davanti agli occhi dei pochi turisti, qualcuno cerca di attaccare bottone offrendo un tè. Gli italiani, che negli anni scorsi facevano rifornimento di ogni souvenir e riempivano le strade con i loro dialetti, sono quasi assenti, di tedeschi manco a parlarne, inglesi uguale, francesi ancora meno. I controlli all'ingresso di ognuno dei quattro lati sono serrati: metal detector e nessuna possibilità di introdurre telecamere, ma la precauzione non basta a tenere lontana la paura. Fino a quattro anni fa la Turchia era la sesta destinazione turistica al Mondo, con oltre 41 milioni di visitatori, ma i numeri degli ultimi mesi raccontano il crollo, nonostante siano aumentati gli arrivi dai Paesi arabi e stia prendendo molto piede il turismo sanitario (legato alle cure dentistiche come ai trapianti di capelli) e quello termale.
Il ministero del Turismo di Ankara ha reso noto che nei primi cinque mesi del 2016, gli arrivi di stranieri sono diminuiti del 35%, raggiungendo il picco più basso degli ultimi ventidue anni. Il tracollo assoluto ha riguardato i russi (-92%), determinato insieme dal timore di attentati e dalla crisi diplomatica tra Turchia e Russia, ma le partenze dagli altri Paesi sono state molto al di sotto della media del passato. I tedeschi, per esempio, dopo la strage di gennaio non mettono quasi più piede a Sultanhamet, dalla Germania arrivavano ano ogni anno oltre 5 milioni di persone, che oggi sono diminuite del 31,5%. Il calo dalla Gran Bretagna si è attestato invece al 29,4%; gli italiani sono il 56,2% in meno. A maggio sono stati appena 20.298 i connazionali che hanno scelto la Turchia come meta dei loro viaggi, dopo che nel Capodanno di due anni fa Istanbul si era piazzata tra le capitali europee preferite per trascorrere le feste.
Il calo dei viaggiatori si percepisce fin dall'Italia, come mostrano anche le offerte affisse sulle vetrine delle agenzie, che hanno sostituito immagini di Istanbul e tour della Cappadocia con altre destinazioni in cui sembra che il terrorismo possa colpire con minore probabilità. E anche Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca che ha il suo hub proprio all'aeroporto Ataturk, legge nei numeri dei suoi viaggiatori il cambio delle rotte. Dall'Italia si continua a volare molto per Istanbul, ma non più come destinazione finale bensì come scalo verso una della 292 destinazioni del Mondo, con preferenza soprattutto per i Paesi Arabi, il Medio Oriente e perfino New York, grazie ad una politica aziendale di tariffe competitive e servizi di elevata qualità. Una scelta strategica, che il colosso dell'aviazione ha fatto in un momento difficilissimo per la Turchia e che gli consente di rimanere una delle compagnie aeree più forti d'Europa. Nulla possono, invece, i piccoli operatori turistici di cui Istanbul è disseminata, che ogni giorno aprono le saracinesche pregando Allah affinché arrivi qualche turista in più del giorno prima. Specie ora, che si avvicina il Bayram, la fine del Ramadan che per molti musulmani è occasione di viaggio e che negli anni scorsi portava in città migliaia di persone.