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Strage Dacca, il ricordo di Morselli: "Noi volontari ospiti di Claudia e Gianni"

Paolo Morselli 
Parla il medico che per 20 anni ha condotto la propria missione umanitaria grazie alla generosità di Boschetti, sopravvissuto all'assalto jihadista, e della moglie, morta nell'attentato: "Quello che facevano ci sembrava anche troppo"
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"GIANNI mi chiamò per la prima volta vent'anni fa, iniziammo a collaborare nel 1988. Ricordo ancora la sorpresa che provai quel giorno. Pensai: ma davvero vogliono aiutarci, ospitarci senza farci spendere nulla? Sembrava a tutti troppo bello. Poi con gli anni capimmo che Gianni e Claudia erano due persone fuori dal comune, e che con loro ogni cosa diventava possibile". Paolo Morselli, medico e chirurgo plastico, professore dell'Università di Bologna, fondatore di Interethnos interplast italy (3i), onlus specializzata in interventi di chirurgia plastica di massima difficoltà in Paesi poverissimi, ha la voce rotta dal pianto. Per 20 anni, lui e il suo team sono stati infatti ospiti a Dacca a casa di Gianni Boschetti, unico sopravvissuto alla strage di Dacca, e sua moglie Claudia D'Antona, uccisa dai terroristi.

Professore, che rapporto aveva con Gianni Boschetti e Claudia D'Antona?
"Eravamo amici, molto amici. E' anche grazie a lo…
"GIANNI mi chiamò per la prima volta vent'anni fa, iniziammo a collaborare nel 1988. Ricordo ancora la sorpresa che provai quel giorno. Pensai: ma davvero vogliono aiutarci, ospitarci senza farci spendere nulla? Sembrava a tutti troppo bello. Poi con gli anni capimmo che Gianni e Claudia erano due persone fuori dal comune, e che con loro ogni cosa diventava possibile". Paolo Morselli, medico e chirurgo plastico, professore dell'Università di Bologna, fondatore di Interethnos interplast italy (3i), onlus specializzata in interventi di chirurgia plastica di massima difficoltà in Paesi poverissimi, ha la voce rotta dal pianto. Per 20 anni, lui e il suo team sono stati infatti ospiti a Dacca a casa di Gianni Boschetti, unico sopravvissuto alla strage di Dacca, e sua moglie Claudia D'Antona, uccisa dai terroristi.

Professore, che rapporto aveva con Gianni Boschetti e Claudia D'Antona?
"Eravamo amici, molto amici. E' anche grazie a loro che io e il mio team di medici e infermieri abbiamo potuto curare, in questi anni, migliaia di persone, portando a termine centinaia di interventi a missione. Gianni e Claudia si occupavano di tutto: ci offrivano ospitalità, preparavano per noi cibo italiano, intervenivano ogni volta che avevamo problemi burocratici da risolvere in loco. Un aiuto prezioso, senza il quale l'associazione forse non sarebbe andata avanti".

In che modo vi aiutavano, esattamente?
"Innanzitutto facendoci conoscere alla comunità, introducendoci fra gli italiani e con la popolazione locale. E poi, naturalmente, ospitandoci e accogliendoci come persone di famiglia. Per noi i primi anni in Bangladesh erano stati duri, ci erano mancate cose semplici ma fondamentali. Con l'intervento di Gianni e Claudia tutto cambiò, iniziò una nuova vita".

Che ricordo ha di Gianni e Claudia?
"Straordinario. Le basti pensare che lui, insieme a Claudia, ad ogni missione si occupava della dogana, un aiuto non da poco, le assicuro, in un Paese come il Bangladesh: sdoganare 500 kg di materiale sanitario non è cosa facile ma loro ci riuscivano. Si facevano in quattro, non dovevo neanche dirgliele, le cose. Risolvevano problemi che per noi sarebbero stati insormontabili. Claudia, poi, era una donna con una forza e un entusiasmo incredibili. Voleva aiutarci continuamente e in tutti i modi. A noi sembrava sempre troppo, ci sentivamo in debito, non sapevamo come ricambiare, se non con la nostra riconoscenza. Claudia si spendeva in prima persona, anche in sala operatoria, facendo tutto quello che poteva per facilitarci il lavoro. Ci portava nelle case poverissime dove abitavano i bambini in difficoltà da operare, faceva da tramite tra noi e i medici locali per migliorare l'organizzazione della nostra attività sanitaria e la didattica rivolta ai medici del Dhaka Medical College. Era una donna coraggiosa e forte, di immenso valore. Credo che lei e il marito si spendessero così tanto per dare sfogo alla loro naturale inclinazione verso il sociale, il volontariato e la filantropia. Il loro lavoro non gli dava modo di dedicarsi a queste cose, e così "usavano" noi, e noi ci mettevamo volentieri al servizio di questa loro passione".

Negli ultimi anni Gianni e Claudia si sentivano meno al sicuro? Che atmosfera respiravano a Dacca?
"La comunità italiana nella capitale è poco numerosa e molto pacifica, non dava fastidio a nessuno. Sono molto sorpreso da questo evento, è una cosa che a me risulta incomprensibile".