"Vorrei giusto far notare che gli orgogliosi eroi della Brexit della settimana scorsa oggi sono i tristi eroi della Brexit: Johnson e Farage sono dei nazionalisti di retroguardia. I patrioti non si dimettono quando le cose si mettono male, rimangono al loro posti", ha commentato Juncker fra gli applausi dei deputati a Strasburgo.
Brexit, l'attacco di Juncker: "Gli eroi tristi si sono dimessi"
FOCUS BREXIT
La colpa della Brexit, Juncker la fa ricadere solo su Johnson e Farage: "Non mi dimetto: non vedo come la Commissione possa essere considerata responsabile della Brexit", ha detto il lussemburghese, che però ammette: "È vero che non possiamo continuare come prima, ma mi rifiuto di rivedere tutto". In particolare, ha osservato, "le nostre priorità, crescita e occupazione innanzitutto, non devono essere riviste, ma le decisioni devono essere applicate". Solo così, ha detto, si potrà fare "dell'Unione europea un'Unione degli europei".
Il capo degli eurodeputati liberali, l'olandese Guy Verhofstadt, ha rincarato la dose: "I sostenitori della Brexit mi fanno pensare ai topi che abbandonano la nave". Il premier olandese Mark Rutte al contrario chiede "tutta la cautela necessaria per minimizzare gli effetti negativi prima possibile e in modo più responsabile possibile", l'Olanda, che ha lasciato la presidenza di turno della Ue alla Slovacchia, è uno dei paesi che preme per allungare i tempi nell'avvio dei negoziati Regno Unito-Ue.
Nigel Farage ha annunciato ieri a sorpresa le proprie dimissioni dalla guida dell'Ukip - ma non dal Parlamento europeo - ufficialmente per tornare a vita privata dopo aver "compiuto la sua missione". Ma continua ad accumulare brutte figure. Non si è presentato al suo posto di capo del gruppo euroscettico Efdd al Parlamento europeo nel giorno in cui si discute di Brexit, e molti colleghi lo hanno accusato senza mezzi termini di vigliaccheria.
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"E' troppo presto per trarre conclusioni sul nostro futuro europeo, ma è chiaro che troppa gente in Europa è scontenta dell'attuale stato delle cose, sia sul versante nazionale che su quello europeo, e si aspetta che noi facciamo di meglio", ha sottolineato il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, intervenendo nella seduta plenaria. Durante la riunione a 27 del Consiglio Europeo di mercoledì 29 giugno, ha continuato Tusk, "i leader hanno ricordato che per decenni l'Europa è stata portatrice di speranza e noi abbiamo la responsabilità di ritornare a quella condizione. È per questo che l'Ue a 27 si incontrerà informalmente il 16 settembre a Bratislava, ospitata dalla presidenza slovacca. Coglieremo questa opportunità per continuare la nostra riflessione politica".
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Brexit, le mosse della Scozia: incontra Schulz e Juncker
La premier scozzese Nicole Sturgeon muove i primi passi diplomatici a livello Ue per caldeggiare la posizione di Edinburgo favorevole a una permanenza scozzese nell'Unione, rilanciando così l'indipendenza dal Regno Unito. E a Bruxelles ha visto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e ha in programma altri incontri con i leader dei gruppi politici al Parlamento europeo e con il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker. Significativo soprattutto l'incontro con Juncker, che ieri - insieme a Tusk - era stato freddo sull'incontro. "È stata una buona opportunità per descrivere la posizione della Scozia ed il suo desiderio di restare nell'Unione europea e proteggere la nostra relazione con la Ue. Siamo ai primissimi passi del processo. Non sottovaluto le difficoltà che dovremo affrontare per trovare un modo e questo è stato solo il primo di una serie di incontri il cui scopo è quello di far capire a tutti che la Scozia, al contrario di altre parti del Regno Unito, non vuole lasciare l'Unione europea"
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Non solo Brexit. Sotto le critiche concentriche di alcuni governi dell'est (Polonia e Slovacchia) e della Germania, Juncker fa fatica a difendersi, però agli Europarlamentari riuniti a Strasburgo ha detto chiaro e tondo che l'esecutivo Ue "non sta lavorando all'insegna del 'business as usual'" e che il problema dell'Unione europea "è che si prendono decisioni che poi non sono attuate" dagli stessi governi che le hanno prese. Proprio oggi la Commissione deve prendere decisioni molto attese: se far scattare sanzioni contro Spagna e Portogallo per violazione ripetuta degli impegni di bilancio e come procedere alla ratifica dell'accordo commerciale Ue-Canada.
Invece di spingere tutti alla massima precisione nei messaggi politici unitari, all'accelerazione di processi di decisione più integrata, Brexit sta spingendo in direzione opposta. Oggi Juncker ha riconosciuto che "non è il momento di rivedere il trattato". Il capogruppo del Ppe Manfred Weber, europarlamentare tedesco, ha respinto l'attacco alla illegittimità delle decisioni europee ("è un falso mito, tutto qui viene deciso in modo democratico"), mentre il capogruppo socialista Gianni Pittella ha detto: "Non ci stiamo a emarginare la commissione, il metodo intergovernativo si è dimostrato peraltro infruttuoso, come ha dimostrato la crisi greca".