Esteri

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (ansa)

Juncker deride "i tristi eroi della brexit". Farage e Johnson "patrioti di retroguardia"

Verhofstadt: "Mi fanno pensare ai topi che abbandonano la nave". Tusk: "Troppa gente in Europa scontenta dell'attuale stato delle cose". Ue: sotto attacco da est e da Berlino, presidente Commissione: "Non stiamo lavorando 'business as usual'". Incontro Ue a 27 il 16 settembre a Bratislava

3 minuti di lettura
STARSBURGO - Li ha definiti eroi tristi di fronte al Parlamento europeo riunito a Strasburgo. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha indicato Nigel Farage e Boris Johnson chiamandoli "i tristi eroi della Brexit", prima "raggianti" o oggi dimissionari o silurati nelle loro ambizioni politiche. Antipatriottici, antichi.

"Vorrei giusto far notare che gli orgogliosi eroi della Brexit della settimana scorsa oggi sono i tristi eroi della Brexit: Johnson e Farage sono dei nazionalisti di retroguardia. I patrioti non si dimettono quando le cose si mettono male, rimangono al loro posti", ha commentato Juncker fra gli applausi dei deputati a Strasburgo.

Brexit, l'attacco di Juncker: "Gli eroi tristi si sono dimessi"

Tanto vale uscire in fretta. Juncker ha sottolineato di non capire che "chi vuole lasciare l'Unione europea prenda tempo" e per questo auspica, in accordo con il Consiglio europeo, che "il Regno Unito presenti al più presto la sua richiesta formale di uscire dall'Ue", ribadendo quanto sancito nero su bianco dai 27 leader riuniti per la prima volta senza Londra, la scorsa settimana: "Chi vuole libero accesso al mercato unico deve rispettare le quattro libertà, a partire da quella di circolazione e di movimento".

FOCUS BREXIT

La colpa della Brexit, Juncker la fa ricadere solo su Johnson e Farage: "Non mi dimetto: non vedo come la Commissione possa essere considerata responsabile della Brexit", ha detto il lussemburghese, che però ammette: "È vero che non possiamo continuare come prima, ma mi rifiuto di rivedere tutto". In particolare, ha osservato, "le nostre priorità, crescita e occupazione innanzitutto, non devono essere riviste, ma le decisioni devono essere applicate". Solo così, ha detto, si potrà fare "dell'Unione europea un'Unione degli europei".

Il capo degli eurodeputati liberali, l'olandese Guy Verhofstadt, ha rincarato la dose: "I sostenitori della Brexit mi fanno pensare ai topi che abbandonano la nave". Il premier olandese Mark Rutte al contrario chiede "tutta la cautela necessaria per minimizzare gli effetti negativi prima possibile e in modo più responsabile possibile", l'Olanda, che ha lasciato la presidenza di turno della Ue alla Slovacchia, è uno dei paesi che preme per allungare i tempi nell'avvio dei negoziati Regno Unito-Ue.

Nigel Farage ha annunciato ieri a sorpresa le proprie dimissioni dalla guida dell'Ukip - ma non dal Parlamento europeo - ufficialmente per tornare a vita privata dopo aver "compiuto la sua missione". Ma continua ad accumulare brutte figure. Non si è presentato al suo posto di capo del gruppo euroscettico Efdd al Parlamento europeo nel giorno in cui si discute di Brexit, e molti colleghi lo hanno accusato senza mezzi termini di vigliaccheria.

Gb, Farage: "Obiettivo raggiunto, mi faccio da parte"

Dopo l'annuncio delle dimissioni del premier Cameron, l'ex sindaco di londra Boris Johnson invece è stato vittima di una congiura interna al partito conservatore che di fatto gli ha impedito di correre per la guida dei Tories e dunque del governo: silurato dal teorico alleato e ministro della Giustizia Michael Gove, a sua volta ha appoggiato la candidatura di Andrea Leadsom, annullando di fatto le possibilità dell'ex "complice" nella Brexit di succedere a Cameron.

"E' troppo presto per trarre conclusioni sul nostro futuro europeo, ma è chiaro che troppa gente in Europa è scontenta dell'attuale stato delle cose, sia sul versante nazionale che su quello europeo, e si aspetta che noi facciamo di meglio", ha sottolineato il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, intervenendo nella seduta plenaria. Durante la riunione a 27 del Consiglio Europeo di mercoledì 29 giugno, ha continuato Tusk, "i leader hanno ricordato che per decenni l'Europa è stata portatrice di speranza e noi abbiamo la responsabilità di ritornare a quella condizione. È per questo che l'Ue a 27 si incontrerà informalmente il 16 settembre a Bratislava, ospitata dalla presidenza slovacca. Coglieremo questa opportunità per continuare la nostra riflessione politica".

Brexit, Farage fischiato al Parlamento Ue: "Adesso non ridete"

Ma le opzioni si accavallano, confusamente. Secondo il ministro austriaco delle Finanze, Hans Joerg Schelling, la Gran Bretagna non lascerà l'Unione europea nonostante il voto pro-Brexit. "Entro 5 anni continueranno a esserci 28 stati" ha detto al giornale tedesco Handelsblatt. I ministri europei, ha aggiunto, stanno discutendo "tutte le possibilità", compresa quella che prevede "un accordo di libero mercato sul modello svizzero o norvegese". Schelling inoltre ritiene che Londra potrebbe rompere con la Scozia e l'Irlanda del Nord, che vogliono restare nell'Ue. La Banca d'Inghilterra (Boe) avverte che dei rischi per la stabilità finanziaria hanno "cominciato a manifestarsi", dopo la vittoria della Brexit. Di conseguenza la Boe ha deciso di alleggerire i vincoli di capitale imposti alle banche per invogliarle a sostenere l'economia britannica. L'istituto precisa poi che, a fronte della "sfida" rappresentata dalla Brexit, questa misure consentirà di un capacità aggiuntiva di prestiti di 150 miliardi di sterline (178,9 miliardi di euro), da destinare alle famiglie e alle imprese. La prima emissione di titoli del debito pubblico britannico dopo la Brexit registra un rendimento al minimo storico. Si tratta di un'obbligazione quinquennale il cui tasso si attesta allo 0,382%.

Non solo Brexit. Sotto le critiche concentriche di alcuni governi dell'est (Polonia e Slovacchia) e della Germania, Juncker fa fatica a difendersi, però agli Europarlamentari riuniti a Strasburgo ha detto chiaro e tondo che l'esecutivo Ue "non sta lavorando all'insegna del 'business as usual'" e che il problema dell'Unione europea "è che si prendono decisioni che poi non sono attuate" dagli stessi governi che le hanno prese. Proprio oggi la Commissione deve prendere decisioni molto attese: se far scattare sanzioni contro Spagna e Portogallo per violazione ripetuta degli impegni di bilancio e come procedere alla ratifica dell'accordo commerciale Ue-Canada.

Invece di spingere tutti alla massima precisione nei messaggi politici unitari, all'accelerazione di processi di decisione più integrata, Brexit sta spingendo in direzione opposta. Oggi Juncker ha riconosciuto che "non è il momento di rivedere il trattato". Il capogruppo del Ppe Manfred Weber, europarlamentare tedesco, ha respinto l'attacco alla illegittimità delle decisioni europee ("è un falso mito, tutto qui viene deciso in modo democratico"), mentre il capogruppo socialista Gianni Pittella ha detto: "Non ci stiamo a emarginare la commissione, il metodo intergovernativo si è dimostrato peraltro infruttuoso, come ha dimostrato la crisi greca".