Maria Lionza tra sciamanesimo e spiritismo, il Venezuela festeggia la sua dea
Ogni anno la notte del 12 ottobre tra le foreste pluviali del Venezuela si radunano centinaia di fedeli per ballare su braci roventi, entrare in stato di trance e adorare una dea conosciuta come Maria Lionza. Il tutto avviene nei pressi della montagna di Sorte, nello stato di Yaracuy. Secondo la leggenda, Maria Lionza era la figlia del capo di una tribù indigena e di una colonizzatrice europea, capace di combattere un'enorme anaconda fino a farla esplodere e provocare in questo modo le piogge torrenziali tipiche di quella regione. La "Regina" - come viene chiamata dai fedeli - è venerata come dea dell'amore, della pace, della fortuna, della natura, delle acque e dei raccolti ed è solitamente raffigurata a cavallo di un tapiro mentre calpesta dei serpenti. Quella di Maria Lionza è una religione sincretista molto popolare in Venezuela - dove si stima sia praticata da circa il 30 per cento della popolazione - e unisce gli insegnamenti del cattolicesimo introdotto dai conquistatori spagnoli a culti di origine africana. La sua fortuna è riuscita a oltrepassare i confini del Paese, tanto che perfino la leggenda panamese della salsa Ruben Blades ha dedicato una canzone alla dea nel 1978. Nel "Día de la Resistencia Indígena", come è stato rinominato in Venezuela il "Columbus Day" (giornata in cui diversi Paesi delle Americhe ricordano l'arrivo di Cristoforo Colombo), tra candele, fiori e tinture, si svolgono i rituali volti alla dea. La grave crisi economica che affligge il Venezuela, tuttavia, ha fatto sì che quest'anno molti fedeli non fossero in grado di permettersi il materiale necessario alle cerimonie. "Quando le persone considerano il costo di una bottiglia del liquore che usiamo per il rituale, preferiscono spendere quei soldi comprando cibo per sè stessi e le loro famiglie", spiega Alexis 'Suami' Samarena, un fedele devoto. Il reportage del fotografo Reuters Marco Bello