Esteri

L'analista: "Il Bangladesh parte di un fronte pro Is globale ma lo Stato non lo capisce"

L'omaggio alle 20 vittime della strage nello stadio di Dacca (ap)
L’ex ufficiale militare Shakhawat Hussain e l’evoluzione del fenomeno integralista nel paese della strage degli italiani. "Internet permette una strategia a diversi stadi. Nell'ultimo anno sono spariti tra i 50 e i 60 giovani dell’età media del commando di Dacca. In India e da Mumbai i reclutatori li trasportano in Medio Oriente via nave, si allenano o combattono e tornano a casa pronti ad agire"
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Specializzato in studi strategici e antiterrorismo, l’ex ufficiale militare Shakhawat Hussain analizza da 20 anni l’evoluzione del fenomeno integralista in Bangladesh.
Come spiega la strage di venerdì? E’ davvero un fenomeno solo locale come dice il suo governo?
“Va premesso che negli ultimi decenni di modernizzazione una classe medio alta arricchita grazie alla corruzione manda i suoi figli in college esclusivi. E’ il caso dei sei killer di Gulshan a Dacca, dei quali tre presentano punti comuni: un padre coinvolto nella politica e-o negli affari, una madre con  buon impiego o docente universitaria, frequenti viaggi e studi all’estero. Infine un distacco definitivo da genitori assenti, sostituiti da qualcuno che gli da i mezzi per cambiare il mondo”.
Parla dei leader dei nuclei armati filo Al Qaeda come Ansarullah Bangla team, e pro Is come Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh?
“Il gruppo che ha agito pochi giorni fa è l’ultima versione del JMB. Una generazione nuova ha sostituito gli ex studenti poveri delle madrassa fondamentaliste. I sei del commando erano altamente educati, poco ritualistici, con Iphone 6 e 7, laptop e illimitato accesso Internet ma pochi amici. Passavano ore sui siti web di certi predicatori abili nel montaggio video, dal piccolo migrante Aylan trovato morto su una spiaggia turca ai bombardamenti su Gaza, o sulla Siria, bimbi palestinesi uccisi da Israele, rohingya perseguitati dai buddhisti birmani. Chi osserva diventa uno di loro, odia la sua impotenza e poi lo Stato, i genitori borghesi, quindi la società intera. Infine odia i crociati che per arricchirsi sfruttano i fedeli del Profeta nelle terre
dell’Islam”.
Prima JMB non è mai stata così violenta, perché ora lo è?
“Internet permette una strategia a diversi stadi. Dopo la propaganda il candidato clicca un contatto di adesione ed entra in una élite nella quale si mostrano altri video, gli eroi in manette di Guantanamo, documentari dell’Is e i veri guerrieri in Medio Oriente. Non è più una vittima, ma uno di loro, ha anche lui tra i 18 e i 24 anni, l’età di reclutamento. Sparano nel mucchio lui spara, sgozzano lui sgozza”.
Ma ce ne sono poi molti così?
“Dai soli dati pubblici ho scoperto che sono scomparsi nell’ultimo anno tra i 50 e i 60 giovani dell’età media del commando di Gulshan. In India e da Mumbai i reclutatori li trasportano in Medio Oriente via nave, si allenano o combattono e tornano a casa pronti ad agire. Dal gennaio 2015 al giugno di quest’anno ci sono stati qui 45 attentati con 47 morti. Ventinove li ha rivendicati l’Is sui suoi siti seguito regolarmente dal JBM, 8 se li è attribuiti Al Qaeda e poi Ansarullah Bangla team. Nessuno dei gruppi armati locali agisce più isolato, adotta la linea ideale di condotta della sua organizzazione transnazionale di riferimento”.
Cioè?
“Chi segue Al Qaeda cerca di conquistare simpatizzanti uccidendo uno a uno i blogger accusati di insultare il profeta o il Corano, gli omosessuali e i blasfemi in genere. Gli altri puntano alla riunificazione sotto la bandiera nera delle profezie l’antico Kurasan dall’Afghanistan alla Libia. Per questi il Bangladesh è parte di un fronte globale, e il loro nemico – lo Stato – non l’ha ancora capito”.