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Turchia, la parabola di Erdogan: si spegne il sogno del sultano

Il golpe potrebbe segnare la svolta finale nella storia dell'uomo forte che ha aumentato il grado di islamizzazione del paese e ha creato un regime sempre più autoritario e spregiudicato
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Combatterà finché gli sarà possibile, ma questo venerdì 15 luglio potrebbe segnare la svolta finale nella lunga parabola dell’uomo forte turco Recep Tayyip Erdogan. L’uomo che negli anni Novanta fu il sindaco islamista di Istanbul, il leader politico che era poi stato messo in galera dai militari, dopo essere diventato primo ministro e presidente aveva smontato la possibilità dei militari turchi di continuare a intervenire direttamente nella politica della Turchia. Aumentando però il grado di islamizzazione del paese, imponendo la creazione di un regime progressivamente sempre più autoritario e spregiudicato. Tanto che ieri notte molti cittadini, vedendo carri armati e blindati sfilare per le strade di Istanbul e Ankara hanno accolto i militari come liberatori: li hanno applauditi. E molti si sono scontrati con i militanti dell’Akp scesi in piazza per difendere Erdogan e il suo partito.

Erdogan, nato il 26 febbraio de…
Combatterà finché gli sarà possibile, ma questo venerdì 15 luglio potrebbe segnare la svolta finale nella lunga parabola dell’uomo forte turco Recep Tayyip Erdogan. L’uomo che negli anni Novanta fu il sindaco islamista di Istanbul, il leader politico che era poi stato messo in galera dai militari, dopo essere diventato primo ministro e presidente aveva smontato la possibilità dei militari turchi di continuare a intervenire direttamente nella politica della Turchia. Aumentando però il grado di islamizzazione del paese, imponendo la creazione di un regime progressivamente sempre più autoritario e spregiudicato. Tanto che ieri notte molti cittadini, vedendo carri armati e blindati sfilare per le strade di Istanbul e Ankara hanno accolto i militari come liberatori: li hanno applauditi. E molti si sono scontrati con i militanti dell’Akp scesi in piazza per difendere Erdogan e il suo partito.

Erdogan, nato il 26 febbraio del 1954, fu sindaco di Istanbul negli anni 90, ma da un certo punto in poi gli fu vietato di far politica e fu anche imprigionato nel 1998 per aver provato ad andare contro i princìpi laici imposti dal 1923 in poi dal padre della Turchia moderna, il generale Kemal Ataturk. Rientrato in politica con la creazione dell’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, ha iniziato una parabola di islamismo moderato, più interessato al consolidamento delle condizioni economiche del paese che alla svolta islamista contro cui per decenni i militari avevano vigilato.

Erdogan è riuscito a emarginare i militari e a riportarli sotto il controllo della politica (ovvero sotto il suo controllo) con un strategia machiavellica, del passo dopo passo. Innanzitutto ha approfittato delle clausole imposte dal negoziato per l’accesso della Turchia alla Ue per tagliare le unghie alle forze armate. La Ue ha chiesto alla Turchia di riportare i militari sotto il controllo della politica, di limitare il loro ruolo: ed Erdogan, con la scusa di rispettare le richieste della Ue, ha fatto proprio questo, passando progressivamente a un'operazione di vera e propria “pulizia etnica” nelle forze armate contro gli ufficiali più laici e kemalisti. Il suo “modello turco” per anni è stato lodato come un progetto per modernizzare la Turchia riportando la politica in controllo dei destini del paese, una formula che per molti analisti occidentali rappresentava una via di successo per un partito islamista nella gestione degli affari di uno Stato che avrebbe dovuto rimanere laico. 

Ma la spinta propulsiva verso il liberalismo di Erdogan si è esaurita presto: molto presto il leader ha messo in atto il suo progetto di controllo progressivo e totalizzante prima delle istituzioni, degli apparati e poi anche dei media, dell’economia, dell’accademia. Il suo progetto non era quello di far crescere una sorta di liberalismo islamico, ma di ricreare quelli che stato battezzato “neo-ottomanesimo” in omaggio ai sultani ottomani del passato. E lui sarebbe stato il nuovo sultano.

L’ultimo tassello che Erdogan aveva costruito per completare la struttura neo-ottomana del suo Stato era un riforma costituzionale che avrebbe trasformato la Repubblica turca da parlamentare in fortemente presidenziale. Eletto presidente della Repubblica nel 2014, voleva diventare presidente e capo del governo, e di fatto lo era già diventato, avendo il totale controllo del partito Akp che vota il governo, tanto da riuscire a far dimettere 2 mesi fa il primo ministro Davutoglu con cui era entrato in rotta di collisione per la sua indipendenza e per le critiche del premier al progetto autoritario del presidente.