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Otmane Aissaoui 

Strage Nizza, l'imam: "L'integralismo non nasce nelle moschee. È la Rete che recluta i giovani"

Otmane Aissaoui ha riaperto la moschea Rahma, la più grande della regione: "Non è uno squilibrato che provocherà la guerra civile in Francia. La maggioranza dei francesi non si lascia trascinare da semplificazioni. Ma gli attacchi contro la comunità musulmani sono aumentati nell'ultimo anno"
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NIZZA - "Siamo vittime due volte: degli integralisti e dei pregiudizi". Giovedì notte Otmane Aissaoui ha subito riaperto la moschea Rahma, la più grande della regione. Anche se non c'erano ancora rivendicazioni, l'imam di Nizza, che è anche presidente dell'Unione dei musulmani delle Alpi Marittime, ha capito subito.

Quale è stata la sua prima reazione?
"Abbiamo contatto il comune per mettere a disposizione i nostri volontari. Sapevamo che ci potevano essere molti musulmani tra la folla. A Nizza c'è una forte comunità. E infatti la prima vittima dell'attentato è stata una donna musulmana. La moschea è stata aperta per una veglia di preghiera. Ho visitato alcuni ospedali e ho lanciato un appello per donare il sangue".

Teme che l'attentato possa rompere la pacifica convivenza tra comunità?
"Un tir che travolge bambini, donne, persone anziane è un atto barbaro. Non so c…
NIZZA - "Siamo vittime due volte: degli integralisti e dei pregiudizi". Giovedì notte Otmane Aissaoui ha subito riaperto la moschea Rahma, la più grande della regione. Anche se non c'erano ancora rivendicazioni, l'imam di Nizza, che è anche presidente dell'Unione dei musulmani delle Alpi Marittime, ha capito subito.

Quale è stata la sua prima reazione?
"Abbiamo contatto il comune per mettere a disposizione i nostri volontari. Sapevamo che ci potevano essere molti musulmani tra la folla. A Nizza c'è una forte comunità. E infatti la prima vittima dell'attentato è stata una donna musulmana. La moschea è stata aperta per una veglia di preghiera. Ho visitato alcuni ospedali e ho lanciato un appello per donare il sangue".

Teme che l'attentato possa rompere la pacifica convivenza tra comunità?
"Un tir che travolge bambini, donne, persone anziane è un atto barbaro. Non so chi fosse il terrorista. Dicono che fosse uno squilibrato, senza alcuna appartenenza diretta a un'organizzazione. Comunque sia, non possiamo accettare ciò che è successo. Dobbiamo restare sereni. Noi siamo sempre stati chiari: condanniamo qualsiasi forma violenza".

L'integralismo a Nizza è forte, un centinaio di giovani sono partiti per la Siria negli ultimi anni. È un problema che non vi riguarda?
"Dico sempre che si presta più attenzione a chi parte, e troppo poca a chi rimane. Noi musulmani siamo coscienti delle problematiche che esistono anche in seno alla gioventù. Ci sono fattori molto complessi e, in questo, il rapporto con Facebook e Twitter gioca un ruolo importante. Chi compie atti terroristici, comunque, è una minoranza che non ha nulla a che vedere con l'Islam".

Ha paura che l'estrema destra, che è forte in Costa Azzurra, utillizzi questi attentati per attizzare l'odio contro i musulmani?
"Certamente esistono politici che vogliono buttare la colpa su francesi che non hanno fatto nulla di male. Noi siamo per un Islam repubblicano e facciamo parte della società, rispettandone le regole. L'importante ora è restare calmi, non cadere nelle provocazioni. Temo che con la campagna elettorale per le presidenziali alle porte vengano alimentati pregiudizi e discriminazioni contro i musulmani".

Perché la Francia è sotto attacco?
"Siamo un Paese modello di convivenza. La comunità islamica in Costa Azzurra come in altre parti della Francia è sempre stata integrata. Ora tutti dobbiamo unirci per combattere l'integralismo, non solo i musulmani ma tutti i francesi. Bisogna mantenere alta la vigilanza perché se lasciamo esplodere il conflitto interno la Francia potrebbe diventare fragile".

Teme rappresaglie contro di voi? Qualcuno ha parlato di un rischio di guerra civile.
"Non è uno squilibrato che provocherà la guerra civile in Francia. Grazie a Dio, la maggioranza dei francesi sa fare la differenza, non si lascia trascinare da semplificazioni. Ma è vero che gli attacchi contro la comunità musulmani sono aumentati nell'ultimo anno e mezzo, con l'attentato di Charlie e poi quelli del 13 novembre. Siamo preoccupati e per questo spero che anche le autorità ci aiuteranno. Capisco l'ondata di shock provocata dagli attentati, ma non capisco perché non ci impegniamo tutti insieme per combattere l'integralismo".

Lo stato di emergenza è la giusta risposta?
"Il governo ha certamente più elementi di noi per decidere. Se ritiene che lo stato di emergenza vada nella direzione della sicurezza dei nostri concittadini noi ci fidiamo. Raccomandiamo di non cadere nella trappola della stigmatizzazione dei musulmani e di vigilare sull'unità".

Cosa risponde a chi accusa i rappresentanti musulmani di non fare abbastanza contro il fondamentalismo?
"Noi facciamo il massimo. L'integralismo non nasce nelle moschee. E' qualcosa di più complesso. C'è la Rete, che serve per il reclutamento di giovani. E poi c'è la situazione internazionale, il contesto geopolitico che bisogna affrontare perché come vediamo spesso ha conseguenze dirette anche nel nostro Paese".