Attentato a Dacca, la liberazione degli ostaggi e il blitz in un video amatoriale
Giovani, borghesi e 'occidentali': le foto dei terroristi di Dacca sui social
Vestiti normali, a scuola o in giro con gli amici. Poi, alcuni mesi fa, sono svaniti nel nulla, probabilmente per votarsi alla jihad. Sono Rohan Ibni Imtiaz, Meer Saameh Mubasheer e Nibras Islam, tre degli attentatori che a Dacca hanno ucciso 20 persone, tra le quali nove italiani. Tutti giovani bengalesi di buona famiglia, che frequentavano le scuole migliori del Paese e in alcuni casi avevano studiato all'estero. Le foto sono state raccolte da Site e dal The Daily Star, e messe a confronto con quelle diffuse dallo Stato islamico dei 'martiri' in tenuta da combattimento. Rohan Ibni Imtiaz era figlio di un uomo politico del partito di governo. Di lui non si avevano notizie da gennaio. La zia ha raccontato che a un certo punto "aveva cominciato a pregare" e che "spesso riceveva telefonate dalla Malesia", dove aveva studiato. Dagli agenti del commissariato in cui fu denunciata la sua scomparsa Raimondo Bultrini di Repubblica ha appreso che la famiglia aveva cercato di coprire il ragazzo e di portare gli inquirenti "verso la pista del sequestro di persona". "Noi non credemmo ai genitori - ha detto l'agente speciale Biplob Kumar - perché Rohan prima di andarsene ha preso con sé il passaporto, e potrebbe essere andato anche in Siria ad addestrarsi per quanto ne sappiamo, o in Indonesia"
Dopo il raid nel ristorante, la polizia aveva annunciato l'arresto di due persone, tra cui un dipendente del ristorante morto nei giorni successivi. La famiglia dell'uomo accusa: è stato vittima di tortura. Le associazioni dei diritti umani parlano di altre due persone fermate per la strage ma la notizia viene smentita dalle autorità del Bangladesh.