Esteri

Egemen Bagis: "Altro che finzione. Volevano uccidere Erdogan"

Il fedelissimo del Presidente turco, già ministro per l'Europa e negoziatore per l'ingresso della Turchia nella Ue

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ISTANBUL - "Ma quale golpe falso? Questa accusa dei seguaci di Fehtullah Gülen non solo è ridicola, è anche un insulto alla logica. Se Erdogan stava quasi per essere assassinato...".

Assassinato, da chi?
"Da quelli che a Marmaris hanno attaccato l'albergo dove si trovava in vacanza. Hanno sparato tutto intorno, pensando che fosse ancora dentro. Invece era appena scappato".

Egemen Bagis è uno dei fedelissimi del Presidente turco scampato al golpe e anche all'eliminazione fisica. Ex ministro per l'Europa e già negoziatore per l'ingresso della Turchia nella Ue, fondatore del Partito della Giustizia e dello Sviluppo, continua a consigliare il Capo dello Stato sulla politica internazionale. Repubblica lo ha intervistato a Istanbul.

E Erdogan come è riuscito a farcela?
"Solo grazie alla dedizione delle guardie
del corpo e alle preghiere dei cittadini".

Solo?
"Anche grazie a molta fortuna...".

Dunque l'accusa dell'imam Gülen, autoesiliatosi negli Stati Uniti, sul falso golpe non è vera?
"Per nulla. Non ho mai sentito di un complotto dove i congiurati uccidono sé stessi".

Ma perché accusate Gülen, che sarà pure potente, ma vive da anni negli Usa, lontano dalla scena politica turca?
"Erdogan è il Presidente eletto e il suo partito è al potere con il sostegno di una vasta maggioranza. Gülen e i suoi seguaci, ai quali è stato fatto il lavaggio del cervello, e sono pazzi lunatici, fin dal 2013 hanno cercato di guadagnare il controllo del governo attraverso metodi antidemocratici".

Che c'entrano i militari, allora?
"C'entrano, perché la maggior parte dei golpisti aveva in qualche modo legami con Gülen. Solo gli oppositori giurati del Presidente cadrebbero nelle trappole illogiche dei gulenisti. Persino i leader dell'opposizione si sono uniti a noi nel condannare le minacce di quell'organizzazione terroristica".

Il golpe è stato maldestro, però stava quasi per riuscire. Che avreste fatto?
"L'epoca dei colpi di Stato è finita. La no- stra democrazia e l'atteggiamento risoluto del popolo hanno fatto ancora una volta della Turchia un modello per la regione".

Erdogan guida il Paese da solo. Ma non sarebbe ora necessario un dialogo fra tutte le forze politiche?
"Le scene di unità che vediamo oggi in Parlamento ci indicano con chiarezza che le pene sofferte sono le doglie di una nuova Turchia, dove verrà lanciata una piattaforma di dialogo. E poiché tutti hanno rifiutato i traditori gulenisti, ogni segmento della società lavorerà per rafforzare questa nuova Turchia".

Che si preannuncia come, in questo clima?
"Con un cammino di riforme. Fino a raggiungere gli obiettivi del 2023, anniversario dei 100 anni della fondazione della Repubblica, e diventare una delle prime dieci economie del mondo".