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Usa, sarà rilasciato l'uomo che tentò di uccidere Ronald Reagan

John Hinckley all'epoca del suo arresto 
John Hinckley 35 anni fa ferì il presidente americano e altre 3 persone. Fu dichiarato incapace di intendere e di volere e venne rinchiuso in una struttura psichiatrica. Ora un giudice federale ha stabilito che non costituisce più un pericolo. Trump contrario alla decisione
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Sarà rilasciato dall'ospedale pischiatrico governativo dove è rinchiuso John Hinckley, l'uomo che 35 anni fa a Washington tentò di assassinare Ronald Reagan ferendo altre 3 persone, oltre al presidente americano. Il giudice federale Paul Friedman ha infatti stabilito che il 61enne - che allora affermò di aver sparato per attirare l'attenzione di Jodie Foster, l'attrice per la quale aveva un'ossessione, dopo aver visto e rivisto il film Taxi Driver - non costituisce più un pericolo per sé e per gli altri e potrà, già dalla fine della prossima settimana, tornare a vivere con la madre, in Virginia. Una decisione che vede la netta contrarietà di Donald Trump: "Non avrebbe dovuto essere liberato", ha detto in una conferenza stampa in Florida, correggendo il nome dell'interessato dopo averlo sbagliato.

L'attentatore di Reagan, che al processo del 1982 fu dichiarato incapace di intendere e di volere e quindi non fu condannato ma rinchiuso a tempo indeterminato in una struttura psichiatrica, dovrà rispettare delle condizioni molti precise. Non potrà allontanarsi dal perimetro intorno a Williamsburg, dove avrà la residenza, dovrà continuare a sottoporsi a trattamenti e cure psichiatriche, non bere alcol, consumare droga, possedere armi. In particolare non potrà avvicinarsi ad aree dove si trovano l'attuale presidente o membri del Congresso. Dovrà inoltre dare informazioni sul cellulare che userà, l'auto che guiderà e gli sarà vietato l'accesso ai social media, insieme alla possibilità di scaricare contenuti da Internet o cancellare ogni traccia dal browser del suo computer.

Se queste condizioni verranno rispettate potranno essere alleggerite tra un anno, un anno e mezzo, ha concluso il giudice. Del resto già dagli anni novanta Hinckey, ha cominciato ad avere permessi, progressivamente più lunghi, per lasciare l'ospedale di St. Elizabeth, dove è stato rinchiuso subito dopo l'attacco, e trascorrere periodi con i familiari e la madre, ora novantenne.

Hinkley aveva 25 anni quando, il 30 marzo 1981, ferì Reagan, un agente del secret service, un poliziotto e il portavoce della Casa Bianca, James Brady. Non vi furono vittime, ma Brady, colpito alla testa, rimase paralizzato e da allora divenne, fino alla sua morte nel 2014, il paladino e il simbolo del controllo per le armi, tanto che una delle leggi più severe in materia, il Brady act firmato da Bill Clinton, porta il suo nome.

Provocò molte polemiche il fatto che, al termine di otto settimane di processo, una giuria federale di Washington dichiarò incapace di intendere e di volere l'imputato - che veniva da una ricca famiglia di petrolieri di Dallas ed era amico di Neil Bush (fratello dell'ex presidente George W. Bush) - e quindi non lo condannarono. Dopo la decisione del giudice, è stato il suo avvocato a parlare a suo nome assicurando che "mr. Hinkley riconosce che quello che ha fatto è orribile, ma è cruciale capire che il suo non è stato un atto dettato dalla malvagità ma dalla malattia mentale".