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Esaltavano suprematisti e proponevano attentati, perquisiti 14 minori in tutta Italia

Belgio, fermati due fratelli: uno è accusato di terrorismo. Per i tedeschi, Merkel "responsabile"

Fiori e bandiera a mezz'asta al Comune di Saint-Etienne-Du-Rouvray (afp)
Blitz nella notte in Vallonia, tra Mons e Liegi. Non sono state trovate armi né esplosivo. Massima attenzione dopo le gravi cadute della sicurezza in Francia, dove una fonte rivela: prima dell'attacco alla chiesa, arrestato a Gineva amico di Adel Kermiche. In Germania sondaggio boccia la politica di accoglienza della cancelliera
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OPERAZIONE antiterrorismo nella notte in Vallonia, Belgio francofono. Fermati due fratelli sospettati di pianificare nuovi attacchi. Per Nourredine H., 33 anni, è poi scattato l'arresto, mentre Hamza H., è stato rilasciato. Secondo gli inquirenti, Nourredine cercava di procurarsi armi ed esplosivo per un nuovo attacco terroristico. Materiale che non è stato trovato nelle perquisizioni condotte dalle forze di polizia in diverse abitazioni a Liegi e nella regione di Mons, da dove muoveva il presunto terrorista.

Nourredine è accusato di partecipazione a gruppo terroristico e tentato omicidio legato al terrorismo. Gli inquirenti lo ritenevano una pedina del network di reclutatori di foreign fighter, il cui compito era di facilitare i viaggi dei miliziani da e per la Siria dal punto di vista logistico. Ma nelle ultime settimane non sono passati inosservati i suoi continui viaggi attraverso l'Europa. Segno che il suo ruolo era cambiato, con contatti in Francia e un'intensa ricerca di "materiale", esplosivo e armi, che intercettata dalle forze dell'ordine ha impresso un'accelerata all'inchiesta. Spiega la Procura in un comunicato che "dalle prime risultanze dell'indagine, sembra che si pianificassero attacchi in qualche parte del Belgio", ma al momento non sono state riscontrate connessioni con gli attacchi portati all'aeroporto di Zaventem e alla stazione della metropolitana di Maelbeek a Bruxelles lo scorso 22 marzo, costati la vita a 32 persone e riconducibili alla stessa cellula terroristica che in nome dello Stato Islamico colpì Parigi il 13 novembre 2015.

In Belgio il livello di allerta è da tempo particolarmente elevato, al terzo grado su una scala di quattro, corrispondente a minaccia "seria, possibile e probabile". La velocità impressa all'operazione in Vallonia è il segno di un ulteriore innalzamento della soglia di attenzione e di un'accelerazione sulla prevenzione. Per non peccare della superficialità che in Francia ha permesso a due persone note all'antiterrorismo di portare a compimento il loro piano di morte. Si parla evidentemente dei 19enni Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, che dopo aver tentato invano di raggiungere la Siria per unirsi all'Is, il 26 luglio hanno preso d'assalto la chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, dove è stato sgozzato un sacerdote, l'86enne padre Jacques Hamel.

Proprio in queste ore, da fonti prossime all'inchiesta si apprende che una persona "vicina" ai due assassini era stata arrestata a Ginevra prima che tutto accadesse. Si tratta di un ragazzo di 17 anni che nel 2015 aveva tentato di arrivare in  Siria assieme ad Adel Kermiche. Ci aveva riprovato lo scorso 12 luglio ma era stato bloccato e interrogato a Ginevra, quindi rispedito in Francia caricato dell'accusa di "associazione a delinquere con finalità di terrorismo" e posto in stato di detenzione preventiva. Secondo la fonte, "a questo punto dell'inchiesta nulla dimostra che" il 17enne "sia in alcun modo implicato" nell'attentato di Saint-Etienne-du Rouvray. 

La storia di aspirante combattente dello Stato Islamico del 17enne è molto simile a quella dell'amico Adel Kermiche, respinto dalla Turchia al suo secondo tentativo di unirsi al Califfato il 13 maggio 2015, arrestato anch'egli all'aeroporto di Ginevra e riconsegnato alla Francia. Quanto è accaduto dopo è ormai noto.

Kermiche era stato scarcerato nel marzo scorso dopo quasi un anno di detenzione provvisoria e posto in stato di libertà vigilata per decisione del giudice istruttore contro il parere della Procura antiterrorismo. Kermiche indossava il braccialetto elettronico, che ne rilevava gli spostamenti per impedirne l'allontanamento, ma si disattivava per quattro ore al giorno, dalle 8.30 alle 12.30. Il "buco" che gli ha permesso di agire assieme ad Abdel Malik Petitjean, a sua volta noto alle forze dell'ordine come radicalizzato e indicato in una foto passata dai servizi turchi a quelli francesi come probabile autore di un prossimo attacco terroristico pochi giorni prima dell'assalto alla chiesa.

Ma è la gestione di Adel Kermiche, libero di uscire di casa nonostante le comprovate aspirazioni jihadiste e di disseminare i social di macabre intenzioni omicide, ad alimentare polemiche e scambi di accuse in Francia. Dove il primo ministro Manuel Valls, in un'intervista a Le Monde ha ammesso che si è trattato di "un fallimento". "Quanto accaduto dovrebbe portare i giudici ad avere un approccio diverso, a valutare caso per caso, data la grande capacità di dissimulazione dei jihadisti". Ma lo stesso Valls ha aggiunto di non voler cadere "nel facile errore di scaricare sui giudici l'intera responsabilità" dell'attentato del 26 luglio.

E' invece l'esito di un sondaggio a scaricare su Angela Merkel la responsabilità degli attentati delle ultime settimane in Germania, portati anche da persone arrivate nel Paese come richiedenti asilo. La rilevazione demoscopica, effettuata dall'istituto YouGov tra 26 e 29 luglio attraverso 1.017 interviste, evidenzia come il 52% dei tedeschi ritenga quegli attentati una conseguenza delle "porte aperte" ai rifugiati dalla cancelliera. 

Dopo i fatti di Wurzburg, Monaco (oggi un falso allarme in un centro commerciale e in una stazione dei treni) e Ansbach, Merkel ha interrotto le vacanze per difendere la sua politica di accoglienza, accusare gli attentatori di aver ingannato e colpito tanto il Paese che li ha accolti quanto gli altri richiedenti asilo e esortare i connazionali a non permettere all'odio di vincere. Ripetendo la frase già pronunciata undici mesi fa: "Ce la faremo". Fiducia che ben il 66% dei tedeschi non condivide, secondo il sondaggio (il 48% "non è affatto d'accordo", il 18% in "leggero disaccordo")..

Inoltre, il 50% degli intervistati dice di avere paura quando si trova in una situazione affollata (contro il 42% che non ce l"ha). La maggioranza crede inoltre che nei prossimi mesi ci sarà in Germania un attentato jihadista e tra le misure per far fronte a questa nuova minaccia, il 56% sollecita una maggiore presenza della polizia e l'indurimento della politica di asilo.

Assieme all'esito del sondaggio, sul capo della cancelliera si è abbattuta anche la nuova manifestazione di aperto dissenso con il "ce la faremo" da parte di un alleato della Csu, il conservatore Horst Seehofer, governatore di quella Baviera entrata ripetutamente nel mirino dei terroristi e già in disaccordo con Merkel all'epoca dell'apertura ai rifugiati: "Con tutta la buona volontà, non mi sento di condividere quella convinzione. I problemi sono troppo gravi e le soluzioni sin qui adottate troppo insoddisfacenti".