Turchia, addio ai turisti ma fa il record di viaggiatori islamici
Giampaolo Cadalanu, dal nostro inviato GIAMPAOLO CADALANURistoranti deserti, alberghi vuoti nonostante gli sconti drastici e agenzie di viaggio rassegnate: -36% nei ricavi del turismo nel secondo quadrimestre
ISTANBUL. Sulla terrazza dell’ostello “Bahaus” votato come più popolare nel 2014, Murat si consola versando una birra e guardando le navi di passaggio sul Corno d’oro. «Questa settimana abbiamo cancellato il 75 per cento delle prenotazioni. Fino a settembre l’ostello resterà quasi vuoto. Gli europei sono spariti, resta solo qualche asiatico, pochi australiani o neozelandesi». Le stradine selciate di Sultan Ahmet, il quartiere più turistico di Istanbul, appena sotto la moschea blu, in genere sono quasi impercorribili per la folla. Ma adesso, all’ora di pranzo, l’unico movimento è quello dei gatti. Davanti ai ristoranti vuoti, buttadentro sull’orlo della disperazione celebrano i kebab locali inventandosi ogni competenza linguistica per tentare i pochissimi passanti non turchi. Le agenzie turistiche sono preda della rassegnazione, nessuno si ferma davanti alle proposte di tour in Cappadocia o escursio…
ISTANBUL. Sulla terrazza dell’ostello “Bahaus” votato come più popolare nel 2014, Murat si consola versando una birra e guardando le navi di passaggio sul Corno d’oro. «Questa settimana abbiamo cancellato il 75 per cento delle prenotazioni. Fino a settembre l’ostello resterà quasi vuoto. Gli europei sono spariti, resta solo qualche asiatico, pochi australiani o neozelandesi». Le stradine selciate di Sultan Ahmet, il quartiere più turistico di Istanbul, appena sotto la moschea blu, in genere sono quasi impercorribili per la folla. Ma adesso, all’ora di pranzo, l’unico movimento è quello dei gatti. Davanti ai ristoranti vuoti, buttadentro sull’orlo della disperazione celebrano i kebab locali inventandosi ogni competenza linguistica per tentare i pochissimi passanti non turchi. Le agenzie turistiche sono preda della rassegnazione, nessuno si ferma davanti alle proposte di tour in Cappadocia o escursioni in battello sul Bosforo, le immagini spettacolari delle cascate termali di Pamukkale sbiadiscono al sole.
A Santa Sofia, sul piazzale dei pullman, c’è solo il bus della Melikgazi Belediyespor, squadretta di pallavolo dell’Anatolia centrale. Gli atleti hanno scelto il giorno giusto per visitare la basilica: le interminabili file alla biglietteria sono sparite, e si può visitare persino la vicina cisterna del VI secolo senza aspettare. Ma a parte qualche azero e le immancabili donne saudite coperte di nero da capo a piedi, gli unici visitatori sono turchi. All’interno, le giovanissime reclutate dalla circoscrizione come guide abbassano lo sguardo sulla maglietta con la scritta “Ask me” e raccontano: niente europei, diversi arabi, qualche latinoamericano, ma gran parte dei visitatori è gente delle periferie, che approfitta dei mezzi di trasporto cittadino gratuiti, come voluto da Erdogan.
Anche gli hotel del litorale sono in serie difficoltà: su internet i pacchetti vacanza sono offerti a metà prezzo, ma non basta. Serdar Carcilioglu, responsabile dell’Hilton di Bodrum e presidente dell’associazione direttori di alberghi di lusso, al telefono parla di un calo fra il 35 e il 40 per cento, con alberghi mezzo vuoti fino a settembre. Dall’hotel Pasha di Antalya raccontano: offriamo sconti del 40 per cento, ma metà delle camere è vuota.
La mazzata più pesante all’industria turca del turismo, prima ancora che il tentato golpe e la seguente repressione, l’ha data l’attentato all’aeroporto Atatürk. Il settore era già in crisi nera dopo la rottura con la Russia, seguita all’abbattimento del caccia Sukhoi di Mosca da parte dell’aeronautica turca. La diplomazia turca sta cercando di ricucire lo strappo con Mosca, le restrizioni sui voli sono già cancellate e nei prossimi giorni Erdogan dovrebbe sancire il disgelo con una stretta di mano assieme a Putin, ma anche se qualche russo arriverà, la stagione è compromessa.
L’ufficio statistico nazionale parla di un calo del 35,6 per cento dei ricavi di settore nel secondo quarto del 2016: la prima metà dell’anno ha portato alle casse turche 9 miliardi di dollari, contro i 12,6 dell’anno scorso. E attentati e golpe non hanno sicuramente migliorato la situazione. Il numero dei visitatori è sceso di oltre il 40 per cento, ai minimi degli ultimi 22 anni. Gli esperti stimano che la crisi costerà al Paese almeno mezzo punto percentuale di Pil.
Unica nota positiva, il record di viaggiatori islamici: lo scorso 10 luglio l’aeroporto Atatürk ha registrato il suo record storico, con 1443 voli partiti o atterrati. Era la giornata conclusiva dell’Eid al Fitr, la tradizionale festa di fine Ramadan, ma era anche meno di due settimane dall’attentato nello stesso scalo. Dice il premier Binali Yildirim: «Questo è il nostro modo di reagire. L’aeroporto di Bruxelles, dopo gli attentati, è rimasto chiuso per dieci giorni».
A Santa Sofia, sul piazzale dei pullman, c’è solo il bus della Melikgazi Belediyespor, squadretta di pallavolo dell’Anatolia centrale. Gli atleti hanno scelto il giorno giusto per visitare la basilica: le interminabili file alla biglietteria sono sparite, e si può visitare persino la vicina cisterna del VI secolo senza aspettare. Ma a parte qualche azero e le immancabili donne saudite coperte di nero da capo a piedi, gli unici visitatori sono turchi. All’interno, le giovanissime reclutate dalla circoscrizione come guide abbassano lo sguardo sulla maglietta con la scritta “Ask me” e raccontano: niente europei, diversi arabi, qualche latinoamericano, ma gran parte dei visitatori è gente delle periferie, che approfitta dei mezzi di trasporto cittadino gratuiti, come voluto da Erdogan.
Anche gli hotel del litorale sono in serie difficoltà: su internet i pacchetti vacanza sono offerti a metà prezzo, ma non basta. Serdar Carcilioglu, responsabile dell’Hilton di Bodrum e presidente dell’associazione direttori di alberghi di lusso, al telefono parla di un calo fra il 35 e il 40 per cento, con alberghi mezzo vuoti fino a settembre. Dall’hotel Pasha di Antalya raccontano: offriamo sconti del 40 per cento, ma metà delle camere è vuota.
La mazzata più pesante all’industria turca del turismo, prima ancora che il tentato golpe e la seguente repressione, l’ha data l’attentato all’aeroporto Atatürk. Il settore era già in crisi nera dopo la rottura con la Russia, seguita all’abbattimento del caccia Sukhoi di Mosca da parte dell’aeronautica turca. La diplomazia turca sta cercando di ricucire lo strappo con Mosca, le restrizioni sui voli sono già cancellate e nei prossimi giorni Erdogan dovrebbe sancire il disgelo con una stretta di mano assieme a Putin, ma anche se qualche russo arriverà, la stagione è compromessa.
Unica nota positiva, il record di viaggiatori islamici: lo scorso 10 luglio l’aeroporto Atatürk ha registrato il suo record storico, con 1443 voli partiti o atterrati. Era la giornata conclusiva dell’Eid al Fitr, la tradizionale festa di fine Ramadan, ma era anche meno di due settimane dall’attentato nello stesso scalo. Dice il premier Binali Yildirim: «Questo è il nostro modo di reagire. L’aeroporto di Bruxelles, dopo gli attentati, è rimasto chiuso per dieci giorni».