La storia. La vicenda, che ieri ha commosso la Capitale argentina, ha inizio qualche anno fa e riguarda una accusa di appropriazione indebita per il fallimento di una società immobiliare, legata alle Madri di Plaza de Mayo, che costruiva case popolari con fondi prestati dal governo nazionale durante la presidenza di Cristina Kirchner (2007-2015). Hebe de Bonafini, 88 anni, due figli desaparecidos dalla dittatura militare, fondatrice e leader, fin dal 1977, di una delle associazioni delle "Madres", si è sempre rifiutata di presentarsi in tribunale per testimoniare nella causa, presentando documenti che la scagionerebbero. In sostanza, anche lei e l'associazione sarebbero state vittime di un raggiro da parte dell'amministratore a cui si erano affidate, Sergio Schoklender, principale indagato nell'indagine.
La richiesta di arresto. Ieri, dopo due rifiuti di presentarsi da parte di Hebe, il giudice ha emesso contro di lei un mandato di cattura. Ma quando gli agenti si sono presentati nella sede delle Madri, è successo il finimondo. Hebe, difesa da qualche centinaio di amici e militanti, è riuscita a fuggire e a sottrarsi all'arresto. Poi ha raggiunto la famosa piazza, davanti alla Casa Rosada, sede della presidenza, per la tradizionale marcia del giovedì in ricordo dei desaparecidos. Ma qui gli agenti hanno evitato di intervenire. Arrestare Hebe durante la marcia sarebbe stato un atto dai risvolti simbolici gravissimi anche per l'immagine del nuovo presidente Mauricio Macri. La foto di Hebe in mezzo alla piazza, con il fazzoletto bianco in testa e le foto in bianco e nero dei suoi figli appese al collo, trascinata via dagli agenti avrebbe fatto il giro del mondo provocando l'indignazione internazionale. Molta tensione, qualche spintone, finché Hebe non si è di nuovo rifugiata nella sede delle Madri poco prima che il giudice sospendesse l'ordine di arresto.
Un delicato caso politico. La vicenda naturalmente è molto delicata anche per il nuovo presidente Macri. Negli anni dei Kirchner, Nestor e Cristina, la piaga dei desaparecidos in Argentina durante la dittatura militare è tornata di grande attualità con l'abrogazione delle leggi di amnistia e indulto che avevano salvato i militari dai processi. Nei tribunali, numerose cause, paralizzate dagli anni '80, sono state riaperte e si sono concluse con pesanti condanne. Il generale Videla, capo della Giunta militare che organizzò l'assassinio di massa degli oppositori politici dopo il Golpe del 1976, è morto in carcere. Con il cambio di governo, dopo le presidenziali dell'anno scorso, le cose sono cambiate. Tra l'altro Macri deve fare i conti anche con la discutibile reputazione del padre, un industriale di origine italiana che iniziò ad arricchirsi collaborando con i militari durante la dittatura. Così la conflittualità tra le due Argentine, quella peronista di Cristina e quella antiperonista di Macri, rischia di esplodere. Il mancato arresto di Hebe e la sollevazione in sua difesa non è stato altro, a Buenos Aires, che una prova generale di quello che potrebbe accadere se ad essere colpita da un mandato di cattura fosse Cristina Kirchner. Anche l'ex presidente, infatti, è indagata ma, dopo la disfatta politica, una sua eventuale messa in stato d'accusa sarebbe interpretata dai peronisti come una lesa maestà con pericolose conseguenze nel Paese.
