NEW YORK. "Sullo sfondo del riavvicinamento Putin-Erdogan ci sono due fatti nuovi. Innanzitutto la rottura tra il Fronte Nusra e Al Qaeda, che rende più facile ad Ankara l'appoggio ai ribelli siriani. E poi la convinzione sempre più diffusa che Hillary Clinton vincerà le presidenziali e sarà diversa da Barack Obama: un vero "falco", pronta a trattare con Putin come un antagonista e a sostenere i ribelli siriani in funzione anti-Assad, magari imponendo anche una no-fly zone sulla Siria".
Professore alla Northeastern University di Boston, autore di decine di saggi, Max Abrahms è tra i maggiori esperti americani di conflitti asimmetrici. Repubblica lo ha interpellato sul significato del summit di San Pietroburgo.
Professor Abrahms, chi guadagna di più dall'incontro: Putin o Erdogan?
"Direi Putin: il Cremlino ha un urgente bisogno, anche in vista di una Casa Bianca guidata da Hillary Clinton, di costruire nuovi ponti diplomatici e, in Siria, di limitare il sostegno esterno ai gruppi di ribelli anti-Assad. D'altra parte anche Erdogan vuole mostrare all'Occidente di non essere isolato e ha bisogno di Mosca per rilanciare l'economia turca attraverso il turismo, l'energia e il commercio".
È curioso che il fantasma di Hillary abbia aleggiato sul vertice: come descriverebbe l'effetto Clinton nella diplomazia internazionale?
"Tutti la conoscono: e questo è positivo. D'altra parte tutti sanno anche che è molto più combattiva di Obama. Si butta, non ha paura del confronto. Sul la Siria immagino darà ascolto a chi preme per rompere gli indugi, non essere più condizionati dai giochi di Putin e mettere alle strette il regime di Assad imponendo a tutti, compresi i russi, una no-fly zone".
Qual è l'importanza del distacco del Fronte Al Nusra da Al Qaeda?
"Rafforza il fronte anti-Assad e rende più difficile per gli americani ed Erdogan collaborare con Mosca. Ora sarà più facile trovare un accordo tra i gruppi di ribelli: come si vede già ad Aleppo. E per lo stesso motivo la Turchia avrebbe meno remore nel riprendere, assieme al Qatar, gli aiuti ai ribelli e a gruppi di sunniti siriani".
Come farà Erdogan ad appoggiare di nuovo i ribelli dopo il vertice con Putin?
"La Turchia dovrà decidere se dare priorità ai desideri degli Stati Uniti o a quelli della Russia, che sono agli antipodi sulla questione delle forze anti-Assad. D'altra parte sia Washington che Mosca premono su Ankara perché cambi posizione sui curdi, permettendo che finalmente partecipino ai negoziati di Ginevra sulla Siria".
Professore alla Northeastern University di Boston, autore di decine di saggi, Max Abrahms è tra i maggiori esperti americani di conflitti asimmetrici. Repubblica lo ha interpellato sul significato del summit di San Pietroburgo.
Professor Abrahms, chi guadagna di più dall'incontro: Putin o Erdogan?
"Direi Putin: il Cremlino ha un urgente bisogno, anche in vista di una Casa Bianca guidata da Hillary Clinton, di costruire nuovi ponti diplomatici e, in Siria, di limitare il sostegno esterno ai gruppi di ribelli anti-Assad. D'altra parte anche Erdogan vuole mostrare all'Occidente di non essere isolato e ha bisogno di Mosca per rilanciare l'economia turca attraverso il turismo, l'energia e il commercio".
È curioso che il fantasma di Hillary abbia aleggiato sul vertice: come descriverebbe l'effetto Clinton nella diplomazia internazionale?
"Tutti la conoscono: e questo è positivo. D'altra parte tutti sanno anche che è molto più combattiva di Obama. Si butta, non ha paura del confronto. Sul la Siria immagino darà ascolto a chi preme per rompere gli indugi, non essere più condizionati dai giochi di Putin e mettere alle strette il regime di Assad imponendo a tutti, compresi i russi, una no-fly zone".
Qual è l'importanza del distacco del Fronte Al Nusra da Al Qaeda?
"Rafforza il fronte anti-Assad e rende più difficile per gli americani ed Erdogan collaborare con Mosca. Ora sarà più facile trovare un accordo tra i gruppi di ribelli: come si vede già ad Aleppo. E per lo stesso motivo la Turchia avrebbe meno remore nel riprendere, assieme al Qatar, gli aiuti ai ribelli e a gruppi di sunniti siriani".
Come farà Erdogan ad appoggiare di nuovo i ribelli dopo il vertice con Putin?
"La Turchia dovrà decidere se dare priorità ai desideri degli Stati Uniti o a quelli della Russia, che sono agli antipodi sulla questione delle forze anti-Assad. D'altra parte sia Washington che Mosca premono su Ankara perché cambi posizione sui curdi, permettendo che finalmente partecipino ai negoziati di Ginevra sulla Siria".