Esteri

Francia, il tribunale dice no: Jacqueline Sauvage resta in carcere

La donna simbolo della lotta alle violenze familiari non ha ottenuto la libertà condizionata

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Jacqueline Sauvage resterà in prigione: questa è la decisione del tribunale di applicazione delle pene (TAP) di Melun, cittadina 40 chilometri a sud di Parigi. La donna, 68 anni, condannata a dieci anni per aver ucciso il marito che picchiava e violentava lei e le figlie da 47 anni, è un volto simbolo della lotta contro la violenza in famiglia: la sua richiesta di grazia era stata appoggiata da una raccolta firme in tutto il Paese.

Jacqueline è stata riconosciuta colpevole di aver ucciso il marito con tre colpi di fucile alla schiena nel settembre 2012, dopo il suicidio del figlio maschio. L'accusa ha ritenuto l'atto "insostenibile come caso di legittima difesa". La condanna è stata confermata il 3 dicembre 2015 dalla corte d'assise del Loir-et-Char, lasciando le figlie sconvolte. "Nostra madre ha sofferto per tutta la vita", hanno detto Sylvie, Carole e Fabienne. "Era vittima di nostro padre, un uomo violento, tirannico, perverso e incestuoso". 

La sentenza ha suscitato un'incredibile ondata di proteste sfociata in una petizione, "Liberate Jacqueline!", che ha raccolto più di 400.000 firme, incluse quelle di molti parlamentari e di personalità del mondo dello spettacolo. Si è poi costituito un comitato di sostegno di cui fa parte anche il sindaco di Parigi Anne Hidalgo. Il presidente francesce François Hollande, dichiaratosi "ben consapevole della mobilitazione", ha deciso il 31 gennaio 2016 di concederle una grazia parziale, che non ha fatto decadere la condanna ma le ha permesso di presentare velocemente istanza di scarcerazione. Le figlie della donna erano anche state ricevute all'Eliseo.

Poche settimane fa, Sauvage era stata sottoposta a varie perizie psichiatriche per verificare la sua idoneità a tornare in libertà. Nonostante gli esiti "sostanzialmente positivi", ma la commissione pluridisciplinare ha dato parere negativo. Ciononostante, la procura ha chiesto al tribunale di dire sì alla concessione della libertà condizionata. La richiesta, però, è stata respinta. I legali della donna, Nathalie Tomasini e Janine Bonaggiunta, si dicono "sotto shock" e hanno già annunciato ricorso.