Francia, vietato il burkini in spiaggia: arrivano le prime multe
Un'ammenda di 38 euro per le donne che decideranno di indossare il burkini in spiaggia. Questa l'ordinanza messa in atto da alcune località marittime francesi come Cannes, Villeneuve-Loubet e anche dal paese corso di Sisco. Il divieto di vestire il costume da bagno integrale trova il sostegno del premier francese Manuel Valls, secondo cui indossarlo sarebbe "l'espressione di un'ideologia basata sull'asservimento della donna" e quindi "incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica". Nell'ordinanza, firmata lo scorso 28 luglio, si legge che: "Una tenuta da spiaggia che ostenta un'appartenenza religiosa, in un momento in cui la Francia e i luoghi di culto sono al centro di attacchi terroristici, rischia di creare problemi di ordine pubblico che è necessario prevenire" LEGGI L'ARTICOLO
Dopo il sostegno alle amministrazioni locali, in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Provence, Valls afferma però di non volere intervenire con una nuova legge in materia. "Prima di pensare a legiferare, faremo applicare la legge che vieta portare il velo integrale negli spazi pubblici, lo ricorderemo con il ministro dell'Interno ai prefetti e alle forze di sicurezza. Anche le autorità musulmane devono condannare il velo integrale e gli atti di provocazione che creano le condizioni di un confronto".
La presa di posizione di Manuel Valls contro il burkini raccoglie l'approvazione del centrodestra francese, mentre è apertamente criticata da alcuni esponenti della dissidenza interna al partito socialista. "L'argomento dell'ordine pubblico è un buon argomento" per imporre il divieto al costume integrale, afferma alla radio Rtl il deputato di centrodestra Henri Guaino, ex stretto consigliere di Nicolas Sarkozy, secondo cui "nella situazione attuale è il momento di mettere fine a certi comportamenti". Si "rallegra" delle parole di Valls anche Thierry Solère, parlamentare dei Republicains eletto nella banlieue di Parigi, che argomenta: "In Arabia Saudita, una donna non fa il bagno in topless o in tanga. In Francia, non si fa il bagno in burqa".
Parla invece di dichiarazioni "assolutamente incredibili" l'ex ministro socialista Benoit Hamon, esponente tra i più a sinistra del partito e candidato alle primarie per le presidenziali 2017. "E' il simbolo di questo fallimento della classe politica francese", commenta su France Inter, aggiungendo ironico: "Che cosa impedirà che domani le djellaba e le barbe siano vietate?".
Critica anche la Lega dei Diritti dell'Uomo, associazione fondata alla fine del 19mo secolo nel pieno della battaglia in difesa della laicità. "Valls - si spiega in un comunicato - partecipa alla stigmatizzazione di una categoria di francesi diventati, per via della loro fede, dei 'sospetti' a priori. Queste manifestazioni di autoritarismo rafforzano il senso di esclusione e contribuiscono a legittimare quanti guardano ai musulmani francesi come corpi estranei alla nazione". Opinione condivisa dal portavoce del Partito comunista francese, Olivier Dartigolles: "Così facendo, in qualche modo, Valls fa il gioco dei terroristi, poiché è precisamente ciò che essi vogliono: guerra di religione, tensioni permanenti, lo scivolamento verso la guerra civile".