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Mali, processo storico all'Aia per la distruzione dei mausolei di Timbuctù

È la prima volta che la Corte penale internazionale giudica qualcuno per attacchi al patrimonio culturale. L'imputato, il jihadista Ahamd Al Faqi Al Mahdi, si è dichiarato colpevole
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L'AIA - "Sì, sono colpevole": al processo che si è aperto stamattina all'Aia per distruzione del patrimonio culturale - il primo di questo genere - il jihadista maliano Ahmad Al Faqi Al Mahdi, unico accusato, non solo ha accettato le sue responsabilità. Ma ha chiesto perdono al suo popolo per aver ordinato la devastazione di nove mausolei e della moschea di Sidi Yahia a Timbuctù. Tutti monumenti registrati dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Un caso davvero speciale, quello di Al Mahdi: si tratta infatti del primo processo intentato contro un jihadista per distruzione del patrimonio culturale, il primo legato al conflitto scoppiato nel 2012 in Mali ma anche il primo in cui un imputato si dichiara colpevole davanti alla Corte penale internazionale (Cpi). Un avvenimento particolarmente importante, dunque.

Il tuareg Ahmad Al Faqi Al Mahdi, accusato di "attacchi intenzionalmente diretti" messi a segno tra il 30 …
L'AIA - "Sì, sono colpevole": al processo che si è aperto stamattina all'Aia per distruzione del patrimonio culturale - il primo di questo genere - il jihadista maliano Ahmad Al Faqi Al Mahdi, unico accusato, non solo ha accettato le sue responsabilità. Ma ha chiesto perdono al suo popolo per aver ordinato la devastazione di nove mausolei e della moschea di Sidi Yahia a Timbuctù. Tutti monumenti registrati dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Un caso davvero speciale, quello di Al Mahdi: si tratta infatti del primo processo intentato contro un jihadista per distruzione del patrimonio culturale, il primo legato al conflitto scoppiato nel 2012 in Mali ma anche il primo in cui un imputato si dichiara colpevole davanti alla Corte penale internazionale (Cpi). Un avvenimento particolarmente importante, dunque.

Il tuareg Ahmad Al Faqi Al Mahdi, accusato di "attacchi intenzionalmente diretti" messi a segno tra il 30 giugno e l'11 luglio del 2012 faceva parte dell'organizzazione Ansar Dine, braccio maliano di al Qaeda, che nel 2012 prese il potere nel Nord del Paese, salvo poi essere in buona parte sconfitti dall'intervento internazionale del 2013. E' stato arrestatonel 2014 dai militari francesi interenuti in loco, Quarantun'anni, ex direttore di scuola, Al Mahdi era diventato il capo della Hisbah, la brigata islamica che si occupava di conformare i costumi del paese alla legge della Sharia: e in queste veste, che oggi rinnega, aveva ordinato la distruzione dei monumenti. "Attaccare e distruggere siti e simboli culturali e religiosi delle comunità è un attacco alla loro storia - ha detto all'agenzia France Presse il procuratore Fatou Bensouda che segue il processo - A nessuna persona che distrugge ciò che incarna l'anima e le radici di un popolo dovrebbe essere consentito di sfuggire alla giustizia". E infatti quello che si è aperto stamattina è un dibattimento dall'altissimo valore simbolico. La stessa Irina Bokova, direttrice dell'Unesco, che ha visitato Timbuctù poche settimane fa, ha detto che "le distruzioni terribili avvenute nel Paese non possono essere dimenticate". Auspicando che il processo al jihadista maliano sia solo il primo di una lunga serie, e che sotto processo finiscano, prima o poi, anche i responsabili delle distruzioni a Palmira e in altri territori controllati dallo Stato Islamico. Mentre Bakary Camara, responsabile maliano dell'Associazione per i Diritti dell'Uomo, ricorda che i jihadisti in Mali non hanno distrutto solo monumenti ma anche vite: "bisogna perseguirli per gli stupri che hanno perpetrato, i matrimoni forzati subiti dalle bambine, gli assassinii. Tutto il Mali si aspetta giustizia da questo processo". Il jihadista Al Mahdi rischia 30 anni di carcere.

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