Usa, Trump sugli immigrati: "Tolleranza zero con i criminali"
Federico Rampini
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dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
Donald Trump a Phoenix (afp)
Di ritorno dal Messico, dove ha incontrato il presidente Peña Nieto e ha vestito i panni dello statista, il miliardario ha usato di nuovo toni durissimi: "Costruiremo il muro, lo pagheranno i messicani al 100%"
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NEW YORK - "È il nostro diritto, come nazione sovrana, scegliere quegli immigrati che qui possono avere successo, che sanno assimilarsi, e che amano l'America. Gli altri, via: costruirò il Muro, deporterò i criminali, niente sanatoria per i clandestini". Rieccolo, Donald Trump il duro. Versione numero due: va in scena la sera a Phoenix, Arizona. Poche ore prima a Città del Messico era andato in scena Donald lo Statista, nel summit improvvisato ma "rispettoso e costruttivo" col presidente Enrique Peña Nieto. Appena rientrato in patria, davanti alla solita folla entusiasta, il candidato repubblicano fa la sintesi di questo carosello veloce, riassume la sua giornata. Esalta il Messicano Buono, "un presidente splendido, che ha a cuore il suo paese come io ho a cuore il mio, capisce che è interesse comune sigillare la frontiera, chiuderla col Muro, sconfiggere il traffico di droga, i criminali, i clandestini". &quo…
NEW YORK - "È il nostro diritto, come nazione sovrana, scegliere quegli immigrati che qui possono avere successo, che sanno assimilarsi, e che amano l'America. Gli altri, via: costruirò il Muro, deporterò i criminali, niente sanatoria per i clandestini". Rieccolo, Donald Trump il duro. Versione numero due: va in scena la sera a Phoenix, Arizona. Poche ore prima a Città del Messico era andato in scena Donald lo Statista, nel summit improvvisato ma "rispettoso e costruttivo" col presidente Enrique Peña Nieto. Appena rientrato in patria, davanti alla solita folla entusiasta, il candidato repubblicano fa la sintesi di questo carosello veloce, riassume la sua giornata. Esalta il Messicano Buono, "un presidente splendido, che ha a cuore il suo paese come io ho a cuore il mio, capisce che è interesse comune sigillare la frontiera, chiuderla col Muro, sconfiggere il traffico di droga, i criminali, i clandestini". "Con lui io saprò inaugurare una nuova relazione tra i due paesi, più giusta".
Poi parla del Messicano Cattivo: fa sfilare parenti di vittime uccise da immigrati illegali, descrive i figli uccisi, gli assassini in libertà. Per l'atteso raduno di Phoenix lui aveva promesso "un discorso programmatico, un elenco delle riforme che aggiusteranno un sistema dell'immigrazione completamente scassato da Barack Obama e Hillary Clinton". Ma il Trump programmatico è un elenco di slogan. I soliti. "Il Muro lo costruirò e lo farò pagare ai messicani, al 100%, non lo hanno ancora capito. Zero tolleranza per i criminali stranieri: dopo l'arresto sarà deportazione immediata, nessun rilascio in attesa di giudizio. Farò una lista di nazioni a rischio, per le quali l'immigrazione sarà sospesa: a cominciare da Siria e Libia. Esami d'ingresso estremi, per chi viene da tutte le zone a rischio. La mia riforma dell'immigrazione sarà finalmente nell'interesse vostro, dei lavoratori americani. I clandestini dovranno andarsene tutti da qui, 11 milioni o quanti sono, poi rientreranno solo se avranno le carte in regola".
Usa 2016, Trump: "Tolleranza zero con i criminali"
La folla di Phoenix applaude felice: Trump non ha ceduto, non c'è stato nessun ammorbidimento, nessuna concessione, è sempre lo stesso. Il carosello veloce tra il summit cortese di Città del Messico e il comizio infuocato della sera non sembra turbare i tanti elettori repubblicani accorsi all'appuntamento dell'Arizona. Non vedono contraddizione tra la diplomazia del sorriso sfoggiato a Città del Messico, le ambiguità e i non-detti dell'incontro col presidente Neto, e la retorica elettorale della serata in patria.
Il primo viaggio all'estero del candidato Trump, l'unico incontro internazionale di tutta la sua campagna elettorale, scivola via in una giornata dal ritmo frenetico. Ancora una volta, di certo Trump è riuscito a monopolizzare l'attenzione dei media, è sempre lui al centro del palcoscenico, come se il voto dell'8 novembre dovesse essere un referendum sulla sua persona, sulla sua capacità di convincere anche i leader stranieri a piegarsi all'America First. Nel pomeriggio era stato moderato e diplomatico, la sera è tornato a tuonare e a promettere tempesta: ma in fondo è parte del suo personaggio, ha sempre detto che la sua maestrìa tattica gli ha consentito di fare ottimi affari da imprenditore, e una volta alla Casa Bianca metterà questo talento al servizio del popolo americano. Da Nieto non ha ottenuto nulla, naturalmente, ma non importa, a Phoenix torna a vestire i panni dell'outsider, dell'anti-politico, dell'anti-establishment. "Questa politica dell'immigrazione serve gli interessi dei capitalisti approfittatori e dei politici corrotti. Da me avrete solo e soltanto la verità. Questa elezione è l'ultima chance per rendere sicure le frontiere dell'America. Non ci saranno altre opportunità. Poi sarà troppo tardi".