NEW YORK - Celebrata negli Stati Uniti il primo lunedì di settembre, e non il primo maggio come nel resto del mondo, la festa del lavoro (Labor day) è sempre un’occasione per allegre feste di strada e grandi barbecue a base di hamburger e pannocchie. Ma quest’anno a Chicago, la terza metropoli americana con quasi 3 milioni di abitanti, il weekend del Labor day ha coinciso con 13 omicidi, 43 sparatorie e nuovi record negli annali della violenza cittadina.
Nei primi otto mesi del 2016 ci sono state più vittime di arma da fuoco a Chicago che non nei 12 mesi dell’anno scorso (481 rispetto a 473). Con 92 omicidi nel solo mese di agosto si è tornati a livelli di vent’anni fa. Il totale dei morti supera quello delle due prime città americane messe insieme, New York e Los Angeles. E il bilancio dal 2001 ad oggi è maggiore del numero di soldati americani morti in Afghanistan e in Iraq. “Non è un problema di polizia ma una questione sociale”, tuona Eddie Johnson, il capo degli agenti di polizia di Chicago, che si dice “molto frustrato”. Johnson spiega: “Le violenze si concentrano nei quartieri più poveri dove proliferano le armi e dove la gente non ha speranze”. In effetti molte sparatorie avvengono tra le gang dei quartieri diseredati a Ovest e a Sud del Centro. E spesso le vittime sono solo ignari passanti o bambini che finiscono in mezzo al tiro incrociato.
Per molti versi, Chicago è una eccezione. In quasi tutti gli Stati Uniti i tassi di violenza, criminalità e omicidio sono scesi costantemente negli ultimi vent’anni. E’ vero che l’anno scorso in alcune zone si è registrata una recrudescenza, ma a fine agosto New York aveva contabilizzato “solo” 227 omicidi, sette in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e Los Angeles 182 (quattro in meno).
“Siamo riusciti a migliorare ulteriormente la situazione”, ha commentato con orgoglio William Bratton, capo della polizia di New York, che è in procinto di lasciare l’incarico per passare al settore privato. Ma Chicago continua ad andare controtendenza: torna ad avere quella brutta fama dei tempi di Al Capone, a dispetto degli sforzi del sindaco democratico Rahn Emanuel, ex capo di gabinetto di Barack Obama. E anche Donald Trump ha approfittato della violenza nella città dell’Illinois per tirare acqua al suo mulino e convincere gli elettori dell’esigenza di una svolta più autoritaria nella gestione dell’ordine pubblico.
Nei primi otto mesi del 2016 ci sono state più vittime di arma da fuoco a Chicago che non nei 12 mesi dell’anno scorso (481 rispetto a 473). Con 92 omicidi nel solo mese di agosto si è tornati a livelli di vent’anni fa. Il totale dei morti supera quello delle due prime città americane messe insieme, New York e Los Angeles. E il bilancio dal 2001 ad oggi è maggiore del numero di soldati americani morti in Afghanistan e in Iraq. “Non è un problema di polizia ma una questione sociale”, tuona Eddie Johnson, il capo degli agenti di polizia di Chicago, che si dice “molto frustrato”. Johnson spiega: “Le violenze si concentrano nei quartieri più poveri dove proliferano le armi e dove la gente non ha speranze”. In effetti molte sparatorie avvengono tra le gang dei quartieri diseredati a Ovest e a Sud del Centro. E spesso le vittime sono solo ignari passanti o bambini che finiscono in mezzo al tiro incrociato.
Per molti versi, Chicago è una eccezione. In quasi tutti gli Stati Uniti i tassi di violenza, criminalità e omicidio sono scesi costantemente negli ultimi vent’anni. E’ vero che l’anno scorso in alcune zone si è registrata una recrudescenza, ma a fine agosto New York aveva contabilizzato “solo” 227 omicidi, sette in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e Los Angeles 182 (quattro in meno).
“Siamo riusciti a migliorare ulteriormente la situazione”, ha commentato con orgoglio William Bratton, capo della polizia di New York, che è in procinto di lasciare l’incarico per passare al settore privato. Ma Chicago continua ad andare controtendenza: torna ad avere quella brutta fama dei tempi di Al Capone, a dispetto degli sforzi del sindaco democratico Rahn Emanuel, ex capo di gabinetto di Barack Obama. E anche Donald Trump ha approfittato della violenza nella città dell’Illinois per tirare acqua al suo mulino e convincere gli elettori dell’esigenza di una svolta più autoritaria nella gestione dell’ordine pubblico.