Sequestro in Libia, Tripoli: "Sforzi per ritrovare gli italiani rapiti"
Bruno Cacace, 56 anni di Cuneo e Danilo Calonego, 66 anni, di Belluno, i due tecnici italiani rapiti ieri in Libia
Il vice di Sarraj fa un tweet. La Farnesina: "Presto per definire i contorni e la matrice della vicenda". Ancora nessuna rivendicazione
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"Forte condanna" e "collaborazione per trovare i sequestrati". Il vicepresidente del Consiglio presidenziale del governo di unità libico, Moussa el Kouni, ha fatto cenno su twitter al rapimento di Bruno Cacace e Danilo Calonego, due tecnici italiani presi ieri nel sud della Libiaai confini con l'Algeria,insieme a un collega canadese. El Kouni in un post scrive che "il Consiglio presidenziale intensifica gli sforzi politici con i servizi di sicurezza e gli abitanti del sud di Ghat e le regioni di confine per trovare i sequestrati". Proprio nella stessa zona i due italiani si troverebbero ancora. Lo avrebbero riferito fonti del governo di Tobruk.
Libia, la città di Ghat dove sono stati rapiti due italiani
Due lavoratori della piemontese Conicos sono stati sequestrati da sconosciuti armati a Ghat, in libia, dove lavorano per conto di una società italiana di manutenzione dell'aeroporto. La città - 18mila abitanti - si trova nell'estremo sud-ovest del paese al confine dell'Algeria, e durante l'antico regno dei Garamanti fu un importante terminale di carovane per il commercio trans-sahariano. Nel 1913 venne occupata dall'Italia, vincitrice della guerra italo-turca. Per difendere le proprie posizioni, gli italiani completarono la ricostruzione di un forte turco eretto nel diciannovesimo secolo che domina la città dalla collina di Koukemen: tuttora in piedi, esso è tra le principali mete turistica della città
E in altri due tweet il vice del presidente Sarraj si è poi riferito alla situazione che sta vivendo il suo paese: "La Libia ha un gran bisogno di pace in questa fase cruciale della storia. Il vero nemico dei libici è uno solo: Daesh e bisogna unire gli sforzi per annientarlo".
E mentre ancora nessun gruppo ha rivendicato l'azione, da New York il premier Renzi si chiude in uno stretto riserbo: "Ora su questo caso serve lavoro, silenzio e prudenza". Interlocutoria anche la posizione della Farnesina: "E' ancora troppo presto per definire nei contorni della vicenda dei due italiani rapiti ieri in Libia e per giudicare la reale matrice di questi eventi", così il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Claudio Taffuri, ai microfoni di Rainews.
Parla invece all'Associated Press un portavoce della municipalità di Ghat: "I rapitori degli italiani in Libia sono noti alle autorità locali e in passato hanno effettuato imboscate contro auto e rapine" dichiara Hassan Osman Eissa, aggiungendo che "le autorità stanno indagando" ma senza spiegare di più.
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