L'altra vita di Blair: l'ex leader laburista chiude i battenti della sua fondazione
Enrico Franceschini, dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINIL'ex leader laburista chiude la sua fondazione, la "Tony Blair Associates", da tempo bersaglio delle critiche dei suoi avversari
LONDRA – Era accusata di averlo reso milionario a colpi di consulenze con chiunque fosse disposto a pagare, inclusi dittatori e aziende di ogni tipo. Forse perché stanco delle accuse, forse per altre ragioni, Tony Blair ha deciso di dire basta: chiude la Tony Blair Associates, da qualcuno soprannominata “Blair Inc” o anche “fabbrica dei soldi”, talvolta sporchi o almeno non del tutto puliti, secondo i suoi critici. Questi ultimi non sono sempre imparziali, perché “Blair”, in Gran Bretagna, è diventato un insulto, perlomeno per chi gli rimprovera la tragedia della guerra in Iraq. L’ex-premier britannico ne ha sempre sminuite le dimensioni: “Dicono che valgo 100 milioni di sterline, ebbene non ne valgo la metà, e nemmeno un quarto, e nemmeno un quinto, e potrei continuare al ribasso”. Chiunque abbia ragione nella disputa, di certo c’è che la ditta Blair aveva offerto i suoi servizi al go…
LONDRA – Era accusata di averlo reso milionario a colpi di consulenze con chiunque fosse disposto a pagare, inclusi dittatori e aziende di ogni tipo. Forse perché stanco delle accuse, forse per altre ragioni, Tony Blair ha deciso di dire basta: chiude la Tony Blair Associates, da qualcuno soprannominata “Blair Inc” o anche “fabbrica dei soldi”, talvolta sporchi o almeno non del tutto puliti, secondo i suoi critici. Questi ultimi non sono sempre imparziali, perché “Blair”, in Gran Bretagna, è diventato un insulto, perlomeno per chi gli rimprovera la tragedia della guerra in Iraq. L’ex-premier britannico ne ha sempre sminuite le dimensioni: “Dicono che valgo 100 milioni di sterline, ebbene non ne valgo la metà, e nemmeno un quarto, e nemmeno un quinto, e potrei continuare al ribasso”. Chiunque abbia ragione nella disputa, di certo c’è che la ditta Blair aveva offerto i suoi servizi al governo del Kazakhstan, non da tutti considerato un modello di democrazia, e alle grandi compagnie petrolifere. E’ vero che l’ex leader laburista si impegnava anche in attività senza fini di lucro, dal suo ruolo di mediatore di pace in Medio Oriente per il Quartetto (Usa, Russia, Onu, Ue – un incarico ora scaduto) all’attività a nome della Fondazione della Fede, una sua creatura anche quella, per diffondere il dialogo fra le religioni. Ma c’era anche chi diceva che Blair mescolasse gli impegni politici o di volontariato con gli affari, utilizzando i primi per ottenere contratti e vantaggi personali.
Come che sia, dopo un decennio di business, iniziato nel 2007 subito dopo le sue dimissioni da Downing Street, la Blair Inc. chiude per così dire i battenti. Lo ha annunciato lui stesso, senza fornire una motivazione particolare, tranne quella che ora intende occuparsi a tempo pieno o quasi, per la precisione “all’80 per cento”, delle attività benefiche e umanitarie. I 200 dipendenti della Tony Blair Associates verranno in parte licenziati, in più larga parte riciclati nella sua fondazione senza fini di lucro. Il suo ufficio di ex-premier si trasferirà da Grosvenor Square, la piazza nel cuore di Londra dove hanno sede l’ambasciata americana e quella italiana, a un altro, meno costoso indirizzo. Blair manterrà “un certo numero di clienti” a livello personale, continuerà a tenersi il posto di consulente della Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’investimento del mondo, e proseguirà pure l’attività di conferenziere, a 230 mila sterline a discorso, calcola il Financial Times. Quando abbia guadagnato in dieci anni, non si sa, anche perché – ed è stato accusato pure di questo – aveva creato una serie di strutture finanziarie per coprire le tracce e presumibilmente pagare meno tasse. L’anno scorso la Tony Blair Associates ha fatto un profitto di 2 milioni e mezzo di sterline, su quasi 20 di fatturato. E in cassa restano circa 8 milioni di sterline, che verranno reinvestiti, afferma un comunicato, nella sua fondazione.
I cinici diranno che si è arricchito abbastanza e può ritirarsi. Qualcuno sospetta che ci sia sotto altro: per esempio l’ambizione di tornare in politica, magari per salvare il suo partito, il Labour, dall’abbraccio radical-socialista di Jeremy Corbyn, che commentatori e sondaggisti giudicano fatale. Commenta un deputato laburista: “Non è possibile, Blair è il nostro passato, non il futuro”. Si vedrà se il leader progressista più di successo della storia britannica, rovinato dal colossale errore dell’Iraq, ha ancora qualche sorpresa da tirare fuori.
Come che sia, dopo un decennio di business, iniziato nel 2007 subito dopo le sue dimissioni da Downing Street, la Blair Inc. chiude per così dire i battenti. Lo ha annunciato lui stesso, senza fornire una motivazione particolare, tranne quella che ora intende occuparsi a tempo pieno o quasi, per la precisione “all’80 per cento”, delle attività benefiche e umanitarie. I 200 dipendenti della Tony Blair Associates verranno in parte licenziati, in più larga parte riciclati nella sua fondazione senza fini di lucro. Il suo ufficio di ex-premier si trasferirà da Grosvenor Square, la piazza nel cuore di Londra dove hanno sede l’ambasciata americana e quella italiana, a un altro, meno costoso indirizzo. Blair manterrà “un certo numero di clienti” a livello personale, continuerà a tenersi il posto di consulente della Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’investimento del mondo, e proseguirà pure l’attività di conferenziere, a 230 mila sterline a discorso, calcola il Financial Times. Quando abbia guadagnato in dieci anni, non si sa, anche perché – ed è stato accusato pure di questo – aveva creato una serie di strutture finanziarie per coprire le tracce e presumibilmente pagare meno tasse. L’anno scorso la Tony Blair Associates ha fatto un profitto di 2 milioni e mezzo di sterline, su quasi 20 di fatturato. E in cassa restano circa 8 milioni di sterline, che verranno reinvestiti, afferma un comunicato, nella sua fondazione.
I cinici diranno che si è arricchito abbastanza e può ritirarsi. Qualcuno sospetta che ci sia sotto altro: per esempio l’ambizione di tornare in politica, magari per salvare il suo partito, il Labour, dall’abbraccio radical-socialista di Jeremy Corbyn, che commentatori e sondaggisti giudicano fatale. Commenta un deputato laburista: “Non è possibile, Blair è il nostro passato, non il futuro”. Si vedrà se il leader progressista più di successo della storia britannica, rovinato dal colossale errore dell’Iraq, ha ancora qualche sorpresa da tirare fuori.