ROMA - "Non tutti la pensano come Orbàn, ad esempio sul tema migranti. Molti, tra cui io. I nostri amici altri leader europei devono capire che la gente ha paura della migrazione, eppure io penso che esista un dovere morale di aiutare chi fugge dalle guerre, dal rischio di morte, dalla fame". Lo ha affermato in un incontro con la stampa a Palazzo Giustiniani il capo dello Stato slovacco Andrei Kiska.
In visita a Roma dove ha inaugurato la mostra "Tesori gotici della Slovacchia" e incontrato il presidente del Senato, Pietro Grasso, il presidente ha preso posizioni con chiare differenze rispetto alla linea della fermezza anti-migranti (ad esempio di Polonia e Ungheria) nel Gruppo di Viségrad, l'alleanza informale tra Bratislava, Budapest, Praga e Varsavia, contraria alle quote di ripartizione di migranti decise dalla Ue.
Domenica si terrà in Ungheria, per scelta del popolarissimo premier Viktor Orbàn, un referendum sul tema delle quote. Un no all'imposizione di quote decise dalla Ue agli Stati nazionali sovrani appare scontato. Con le sue dichiarazioni, auspicando più solidarietà empatia e senso del dovere etico di aiutare chi fugge e insieme di garantire la sicurezza europea, e chiedendo di non accendere emozioni paure e odi, egli di fatto è sembrato prendere chiaramente le distanze dall'idea stessa d Orbàn (il leader più energico del gruppo di Viségrad) di indire il referendum.
"Bisogna essere solidali con chi fugge dalla guerra, ma anche con i paesi che affrontano i flussi migratori, come l'Italia e la Grecia", ha continuato il presidente Kiska. E questa sua frase è suonata come una seconda chiara presa di distanze da Polonia e Ungheria, che ora chiedono "solidarietà flessibile" con gli altri paesi Ue sull'emergenza migranti. "Siamo d'accordo con il presidente Sergio Mattarella che bisogna lavorare uniti sul fronte migranti, perché i confini dell'Italia sono anche i confini della Slovacchia. Insieme dobbiamo pensare a come proteggere questi confini per rendere l'Europa un posto più sicuro", ha affermato ancora.
Il capo dello Stato della Repubblica slovacca ha spiegato come egli si impegna di persona per l'integrazione dei migranti e profughi musulmani, organizza seminari e forum pubblici con loro e cittadini slovacchi, "vado spesso a visitare i loro centri d'accoglienza, faccio pressing per più empatia e solidarietà. Con chi fugge e con i paesi amici e alleati investiti nel modo più pesante dall'ondata migratoria".
Al tempo stesso, ha aggiunto il presidente Kiska, le quote Ue sono un'idea sbagliata, creano emozioni sentimenti ostili e paure nella gente. E rafforzano gli estremisti, i razzisti, pericolosi per la democrazia, da noi nel centroest europeo ma anche altrove nell'Unione. In uno scenario, ha sottolineato, in cui troppi politici pensano a mantenere o conquistare il potere anziché ad aiutare chi ha bisogno.
Infine, il presidente della Repubblica slovacca non ha voluto commentare il recente scambio di battute tra Orbàn e il leader storico della maggioranza di governo polacca Jaroslaw Kaczynski, quando Orbàn aveva detto che ungheresi e polacchi sono tanto amici da poter diventare ladri di cavalli insieme, e Kaczynski aveva incalzato: "Conosco la stalla dove andare, si chiama Ue". Ha detto Kiska: "No comment su quelle frasi. Se due leader del gruppo di Viségrad dicono qualcosa, non vuol dire che tutti e quattro i governi siano d'accordo".
In visita a Roma dove ha inaugurato la mostra "Tesori gotici della Slovacchia" e incontrato il presidente del Senato, Pietro Grasso, il presidente ha preso posizioni con chiare differenze rispetto alla linea della fermezza anti-migranti (ad esempio di Polonia e Ungheria) nel Gruppo di Viségrad, l'alleanza informale tra Bratislava, Budapest, Praga e Varsavia, contraria alle quote di ripartizione di migranti decise dalla Ue.
Domenica si terrà in Ungheria, per scelta del popolarissimo premier Viktor Orbàn, un referendum sul tema delle quote. Un no all'imposizione di quote decise dalla Ue agli Stati nazionali sovrani appare scontato. Con le sue dichiarazioni, auspicando più solidarietà empatia e senso del dovere etico di aiutare chi fugge e insieme di garantire la sicurezza europea, e chiedendo di non accendere emozioni paure e odi, egli di fatto è sembrato prendere chiaramente le distanze dall'idea stessa d Orbàn (il leader più energico del gruppo di Viségrad) di indire il referendum.
"Bisogna essere solidali con chi fugge dalla guerra, ma anche con i paesi che affrontano i flussi migratori, come l'Italia e la Grecia", ha continuato il presidente Kiska. E questa sua frase è suonata come una seconda chiara presa di distanze da Polonia e Ungheria, che ora chiedono "solidarietà flessibile" con gli altri paesi Ue sull'emergenza migranti. "Siamo d'accordo con il presidente Sergio Mattarella che bisogna lavorare uniti sul fronte migranti, perché i confini dell'Italia sono anche i confini della Slovacchia. Insieme dobbiamo pensare a come proteggere questi confini per rendere l'Europa un posto più sicuro", ha affermato ancora.
Il capo dello Stato della Repubblica slovacca ha spiegato come egli si impegna di persona per l'integrazione dei migranti e profughi musulmani, organizza seminari e forum pubblici con loro e cittadini slovacchi, "vado spesso a visitare i loro centri d'accoglienza, faccio pressing per più empatia e solidarietà. Con chi fugge e con i paesi amici e alleati investiti nel modo più pesante dall'ondata migratoria".
Al tempo stesso, ha aggiunto il presidente Kiska, le quote Ue sono un'idea sbagliata, creano emozioni sentimenti ostili e paure nella gente. E rafforzano gli estremisti, i razzisti, pericolosi per la democrazia, da noi nel centroest europeo ma anche altrove nell'Unione. In uno scenario, ha sottolineato, in cui troppi politici pensano a mantenere o conquistare il potere anziché ad aiutare chi ha bisogno.
Infine, il presidente della Repubblica slovacca non ha voluto commentare il recente scambio di battute tra Orbàn e il leader storico della maggioranza di governo polacca Jaroslaw Kaczynski, quando Orbàn aveva detto che ungheresi e polacchi sono tanto amici da poter diventare ladri di cavalli insieme, e Kaczynski aveva incalzato: "Conosco la stalla dove andare, si chiama Ue". Ha detto Kiska: "No comment su quelle frasi. Se due leader del gruppo di Viségrad dicono qualcosa, non vuol dire che tutti e quattro i governi siano d'accordo".