BUDAPEST - Ministro della Giustizia, uomo-chiave della maggioranza, il professor Làszlò Tròcsànyi ci spiega la posizione del governo.Il premier ha proposto di trasferire tutti i migranti illegali in territori extra-Ue, che significa?
Da anni la convenzione di Dublino sulla registrazione di migranti ed esuli era rispettata da noi, ma da molti altri paesi no. E l'autunno 2015 è arrivato il grande esodo. Ha ragione Orbàn: molto meglio discutere e trovare una soluzione comune europea per trasferirli altrove. Le proposte dei tecnocrati della Commissione non sono accettabili".
Percepite Bruxelles come lontana dalla realtà?
"Non capisce che bisogna agire prevenendo. Ci vuole un grande dibattito pubblico e democratico a livello Ue ascoltando i cittadini. Troppi politici lo temono. E così aiutano solo gli estremisti. L'anno scorso la leadership tedesca sembrava paralizzata. Ora l'aria sta cambiando, anche perché Orbàn parla chiaro".
Referendum-sfida all'Europa tecnocratica di Bruxelles?
"E' uno strumento di democrazia diretta, da europeista lo ritengo utile in un'Europa con deficit di democrazia. Campanello d'allarme. Uno Stato ha tre componenti: territorio, popolazione, potere. Competenze divise tra Stati e Ue. Ma non sul territorio: la Ue non può cambiare territori, confini, composizione delle popolazioni degli Stati, culture e tradizioni delle nazioni. Il diritto d'asilo è competenza divisa tra Ue e Stati. Ma la Ue non differenzia tra migranti ed esuli. 8 su 10 sono migranti economici, non esuli. La popolazione appartiene all'Identità dello Stato nazionale, non è ammissibile che autorità esterne ne decidano, loro potere non eletto onnipotente".
Ma molti leader europei vi condannano. Alla vostra Ungheria l'Ue piace ancora o no?
"Dovrebbero conoscere meglio la nostra Storia. Secoli di dure lotte per la libertà, due terzi dei territorio perduti dopo la prima guerra mondiale, seconda guerra perduta avendo scelto l'alleato sbagliato, occupazione sovietica, decenni di comunismo. Siamo un paese piccolo ma fiero di libertà e indipendenza per cui ha sempre lottato. Fiero di essere nella Ue, ne vediamo bene i vantaggi. Ma rifiutiamo la perdita di sovranità sull'identità nazionale. Per questo Orbàn è così popolare, ed è leader politico da oltre 25 anni, un record".
Il referendum può essere esempio/precedente per altri paesi Ue?
"In Francia in un villaggio ci sarà contemporaneamente al nostro un referendum contro l'insediamento imposto dall'alto di 80 migranti. Perché la gente non li vuole senza essere consultata. Molti europei rifletteranno. Paura e insicurezza sono reali. Ho vissuto a Parigi e Bruxelles, se mia figlia andava a sera in certe zone speravo senza certezza che tornasse viva. Il male vive tra noi, l'integrazione in molti paesi è fallita. Molti migranti delusi si radicalizzano, rifiutano i nostri valori, diventano pericolosi".
Cosa dice del volantino che indicava 900 città europee come no-go areas?
"Indicava un fatto. Parliamone apertamente, ecco il segnale del referendum: campanello d'allarme d'ultima istanza. Orbàn sa esercitare leadership, ma ci vuole più leadership in tutta Europa, De Gasperi, Adenauer, Spaak...dove sono personaggi simili oggi?"
E le proteste inglesi, francesi, olandesi per quel volantino?
"Si chiedano se i loro elettori la pensano come loro".
E se al referendum non andranno a votare abbastanza elettori?
"Il desiderio di andare a votare cala in tutto il mondo globale. Qui occorrono circa 4 milioni di partecipanti, ma anche se saranno 3,8 milioni il segnale sarà politicamente valido".
Da anni la convenzione di Dublino sulla registrazione di migranti ed esuli era rispettata da noi, ma da molti altri paesi no. E l'autunno 2015 è arrivato il grande esodo. Ha ragione Orbàn: molto meglio discutere e trovare una soluzione comune europea per trasferirli altrove. Le proposte dei tecnocrati della Commissione non sono accettabili".
Percepite Bruxelles come lontana dalla realtà?
"Non capisce che bisogna agire prevenendo. Ci vuole un grande dibattito pubblico e democratico a livello Ue ascoltando i cittadini. Troppi politici lo temono. E così aiutano solo gli estremisti. L'anno scorso la leadership tedesca sembrava paralizzata. Ora l'aria sta cambiando, anche perché Orbàn parla chiaro".
Referendum-sfida all'Europa tecnocratica di Bruxelles?
"E' uno strumento di democrazia diretta, da europeista lo ritengo utile in un'Europa con deficit di democrazia. Campanello d'allarme. Uno Stato ha tre componenti: territorio, popolazione, potere. Competenze divise tra Stati e Ue. Ma non sul territorio: la Ue non può cambiare territori, confini, composizione delle popolazioni degli Stati, culture e tradizioni delle nazioni. Il diritto d'asilo è competenza divisa tra Ue e Stati. Ma la Ue non differenzia tra migranti ed esuli. 8 su 10 sono migranti economici, non esuli. La popolazione appartiene all'Identità dello Stato nazionale, non è ammissibile che autorità esterne ne decidano, loro potere non eletto onnipotente".
Ma molti leader europei vi condannano. Alla vostra Ungheria l'Ue piace ancora o no?
"Dovrebbero conoscere meglio la nostra Storia. Secoli di dure lotte per la libertà, due terzi dei territorio perduti dopo la prima guerra mondiale, seconda guerra perduta avendo scelto l'alleato sbagliato, occupazione sovietica, decenni di comunismo. Siamo un paese piccolo ma fiero di libertà e indipendenza per cui ha sempre lottato. Fiero di essere nella Ue, ne vediamo bene i vantaggi. Ma rifiutiamo la perdita di sovranità sull'identità nazionale. Per questo Orbàn è così popolare, ed è leader politico da oltre 25 anni, un record".
Il referendum può essere esempio/precedente per altri paesi Ue?
"In Francia in un villaggio ci sarà contemporaneamente al nostro un referendum contro l'insediamento imposto dall'alto di 80 migranti. Perché la gente non li vuole senza essere consultata. Molti europei rifletteranno. Paura e insicurezza sono reali. Ho vissuto a Parigi e Bruxelles, se mia figlia andava a sera in certe zone speravo senza certezza che tornasse viva. Il male vive tra noi, l'integrazione in molti paesi è fallita. Molti migranti delusi si radicalizzano, rifiutano i nostri valori, diventano pericolosi".
Cosa dice del volantino che indicava 900 città europee come no-go areas?
"Indicava un fatto. Parliamone apertamente, ecco il segnale del referendum: campanello d'allarme d'ultima istanza. Orbàn sa esercitare leadership, ma ci vuole più leadership in tutta Europa, De Gasperi, Adenauer, Spaak...dove sono personaggi simili oggi?"
E le proteste inglesi, francesi, olandesi per quel volantino?
"Si chiedano se i loro elettori la pensano come loro".
E se al referendum non andranno a votare abbastanza elettori?
"Il desiderio di andare a votare cala in tutto il mondo globale. Qui occorrono circa 4 milioni di partecipanti, ma anche se saranno 3,8 milioni il segnale sarà politicamente valido".