Esteri

Ungheria al voto sulle quote di migranti: scontato il no, in dubbio il quorum

Il referendum voluto dal premier nazionalpopulista Orbàn. Secondo tutti i sondaggi l'affluenza sarà inferiore al 50% necessario perché la consultazione sia valida

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BUDAPEST - L'Ungheria alle urne per il referendum voluto dal premier nazionalpopulista Viktor Orbàn sulle quote di ripartizione dei migranti arrivati in Europa. Scontata la vittoria del 'no', l'unica incognita riguarda il quorum del 50% necessario perché il voto sia valido.

In linea con precedenti consultazioni referendarie (in quella del 2004 sull'adesione all'Unione europea votò il 48% degli aventi diritto), i sondaggi prevedono un'affluenza inferiore alla soglia del 50%: le stime variano tra il 38% e il 48% con l'istituto più autorevole, il Median, che prevede una partecipazione del 42% degli 8,27 milioni di elettori. L'80-90% di coloro che andranno a votare risponderà "no" al quesito così formulato: "Vuole che l'Ue possa prescrivere l'insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?".

Le operazioni di voto sono iniziate alle 6 ora italiana per concludersi alle 19. I primi risultati dovrebbero essere resi noti dopo le 20.

Orbàn ha presentato il referendum come passaggio cruciale per la difesa dell'identità cristiana dell'Europa minacciata dalle migrazioni di "masse di persone sfortutante invitate" dall'Ue e spera di ottenere un avallo plebiscitario alla sua politica concretizzatasi nella barriera di filo spinato alta quattro metri eretta alla frontiera con la Serbia per impedire che l'Ungheria continuasse a essere un corridoio verso la Germania e la Scandinavia. Per raggiungere lo scopo ha battuto per mesi sul tasto della paura. Anche nel suo ultimo appello agli elettori, dalle colonne del quotidiano Magyar Idök, ha agitato lo spauracchio di milioni di africani insediati nel Vecchio continente che metteranno "fine alla pace, all'ordine, alla sicurezza e al benessere, rimpiazzandoli con il caos, la tensione, il conflitto, la violenza, la povertà".

"Il referendum di Orbàn è una farsa senza senso e dovrebbe essere boicottato", afferma Gianni Pittella, presidente del Gruppo dei Socialisti e democratici europei (S&D). "Orbàn continua a spacciare la stessa bugia sull'invasione dei migranti", aggiunge definendo "una vergogna" che, "per pure ragioni di propaganda interna", Budapest "stia bloccando il sistema di trasferimento" di migranti creato dalla Commissione europea.

Meno netto il capogruppo del Partito popolare (Ppe) Manfred Weber, che dando per scontato l'esito del referendum, apre alla "solidarietà flessibile", chiesta dai quattro di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca) al vertice informale di Bratislava.

Secondo un analista ungherese, esiste un "patto segreto" tra Orbàn e la cancelliera tedesca Angela Merkel basato su uno scambio: meno resistenza alla redistribuzione di migranti in cambio di una mano di Berlino nel fronteggiare le procedure di infrazione avviate dall'Ue nei confronti di Budapest, ad esempio sulla centrale nucleare "Paks II" dove peraltro metterebbero le mani imprese tedesche.

Le cancellerie europee attendono comunque con ansia l'esito del voto che senza dubbio rafforzerà Orbàn sul piano interno e il fronte populista in un'Unione che appare sempre più divisa, dopo il voto sulla Brexit. Con i leader euroscettici come Marine Le Pen e Geert Wilders pronti a festeggiare nel caso di una nuova "picconata" al progetto dell'Ue.